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Mercato

pubblicato il 20 novembre 2008

Toyota chiude le fabbriche in america

Il Colosso giapponese riduce la produzione

Toyota chiude le fabbriche in america

La crisi non fa sconti a nessuno, nemmeno al più grande produttore di auto al mondo: Toyota. Anche la casa giapponese è costretta a correre ai ripari e, per risalire la china e fronteggiare la situazione attuale nei mercati americani e canadesi, ha deciso di ridurre la produzione. D'altra parte i dati parlano chiaro: nel solo mese di ottobre i marchi Lexus e Scion hanno subito negli USA un calo delle vendite del 23%.

Nelle giornate del 22 e 23 dicembre, saranno prodotte circa 9.000 auto in meno tra vetture Toyota e Lexus, ma ciò nonostante gli operai del Nord America verranno pagati. Tuttavia questa è soltanto la punta dell'iceberg. Infatti, sono previsti dei tagli di produzione in diversi stabilimenti. In quello di Georgetown, dove sono prodotte Camry, Solara e Venza, da gennaio funzionerà solamente una linea di produzione e il personale verrà ridotto tramite il licenziamento di 500 lavoratori temporanei. Diversa la situazione a Princeton dove viene costruita il minivan Sienna: in questa factory verranno conservati entrambe i turni di produzione. Lo stesso non accadrà a in California, sulla linea di produzione del pickup Tacoma, dove da gennaio verrà eliminato il secondo turno. In Messico, paese in cui la Toyota ha un accordo con il governo per vendere 50.000 veicoli nell'arco di quest'anno, la fabbrica di Tijuana non subirà rallentamenti produttivi.

Ora la casa giapponese sta valutando se produrre la nuova Highlander vicino Tupelo oppure a Princeton, adattando, nel secondo caso, lo stabilimento nei pressi di Tupelo alla costruzione della Prius. Strategie di mercato che potrebbero aiutare a superare il periodo negativo che, ricordiamo, ha visto Toyota calare drasticamente il suo utile (quasi il 60% rispetto al 2007) e non "perdere".

Autore: Valerio Verdone

Tag: Mercato , Toyota , produzione


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