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Mercato

pubblicato il 20 novembre 2008

USA ed UE: è scontro sugli aiuti di Stato

"O a tutti o a nessuno", dice Marchionne

USA ed UE: è scontro sugli aiuti di Stato

La richiesta ufficiale che i tre Big dell'auto statunitense hanno rivolto al Congresso sta sollevando un'ondata di polemiche e preoccupazioni. Mentre i tre colossi hanno informato i rappresentati politici della gravità della situazione e avanzato specifiche richieste di fondi, nel nostro Continente in molti hanno cominciato a temere uno sbilanciamento di forze nel mercato nel caso in cui l'America finanziasse l'industria dell'auto. Gli aiuti al settore "devono essere per tutti o per nessuno", ha detto Sergio Marchionne, AD Fiat, perchè viceversa "si creerebbe una interferenza che andrebbe a cambiare l'equilibrio industriale dei mercati, una cosa che Fiat non può accettare". Già il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, aveva sottolineato l'importanza di un aiuto anche alle industrie europee, specificando però che questi fondi dovrebbero essere più "europei" che "statali". L'UE, dal canto suo, ha fatto sapere ieri, tramite Jean-Pierre Jouyet - segretario di Stato francese agli affari europei e presidente di turno - di essere favorevole a "misure mirate e temporanee" per aiutare il settore europeo dell'auto a far fronte a una delle crisi peggiori degli ultimi 15 anni. Misure che potrebbero anche rivelarsi utili per migliorare le prestazioni tecnologiche ed ecologiche del parco auto europeo, anche se è "necessario avere un politica di vigilanza per verificare che gli aiuti di stato dati da governi non europei non falsi la concorrenza leale", ha detto il rappresentante del governo francese.

Di questo si parlerà il 26 novembre, quando la Commissione europea presenterà il piano di rilancio dell'economia. "Si tratta di agire in perfetta coerenza con gli obiettivi della politica UE, rispettando integrità mercato interno con dei sostegni nel quadro obiettivi ambientali", ha detto Jouyet, ricordando come la crisi mondiale stia avendo un impatto diverso nelle varie regioni del mondo. Anche se l'industria dell'auto americana ha chiesto aiuto, "la posizione a livello di competitività industria UE resta relativamente buona: perché è sempre più presente nei paesi emergenti, luoghi di produzione e mercati dove la crescita, sebbene rallenti, resta buona; perché vi è una migliore politica di nuovi modelli, ecologici ed economici", ha detto. Riguardo al caso Opel si tratterebbe di "misure straordinarie". "Non si tratta di sovvenzioni, ma di di aiuti di tutela", ha specificato il commissario UE all'Impresa, Guenter Verheugen, intervenendo in plenaria all'Europarlamento di Strasburgo. I problemi del marchio tedesco sono legati "esclusivamente alla situazione di crisi della casa madre negli Usa (GM )", però è anche vero che la sua difficoltà non interessa solo alla Germania perché "la Casa ha una catena di attività in tutta Europa". Gli eventuali aiuti concessi dall'UE sarebbero inoltre giustificati dalle cattive previsioni per il 2009. Per quella data "possiamo purtroppo attenderci una situazione ancora più dura", ha detto Jouyet , per questo "occorre preservare la competitività europea, preservare gli obiettivi del pacchetto energetico e bisogna anche rispettare integrità mercato interno". L'industria dell'auto "è un settore chiave, fondamentale" e, per garantirne la competitività, anche "la Bei parteciperà allo sforzo, insieme alle misure nazionali dei paesi membri", di certo però "gli interventi nazionali dovranno essere coordinati".

"Esamineremo come gli Usa sosterranno l'industria dell'auto perché non vogliamo che l'industria europea possa avere dei danni", ha detto il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, al termine del suo incontro con il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che per ora ha assicurato di non escludere un aiuto all'industria italiana: "Guardiamo come risponde il mercato", ha detto. E se Marchionne ci tiene a precisare che eventuali aiuti sarebbero "graditi", ma che lui non ha chiesto nulla all'esecutivo, in Inghilterra l'associazione dei costruttori di auto e la Federazione dell'industria automobilistica al dettaglio hanno sollecitato il governo. I rappresentanti del settore hanno suggerito un certo numero di iniziative destinate a sostenere, ma anche a stimolare, il mercato britannico e ad attenuare gli effetti della crisi internazionale.

Una difficile congiuntura economica che ha portato i tre big Usa dell'auto ad avvertire il Congresso di essere sull'orlo del fallimento e a chiedere 25 miliardi di dollari. "Questa crisi non riguarda solo Detroit. Si tratta di salvare l'economia Usa da un collasso drammatico", ha detto Rick Wagoner, AD di GM. Dopo di lui sono sfilati davanti al Congresso anche Rober Nardelli di Chrysler, Alan Mulally di Ford, Ron Gettelfinger, capo dei sindacati dell'auto e il senatore del Michigan, Debbie Stabenow. Quello che ora il governo statunitense deve valutare è se dare o meno: tra i 10 e i 12 miliardi di dollari a GM, 8 miliardi a Ford e 7 miliardi a Chrysler. "Senza un prestito immediato, il nostro livello di liquidità non è sufficiente per continuare a operare normalmente", ha detto il numero uno di Chrysler Robert Nardelli, e di fatto Ford, per incassare "almeno" 425 milioni di euro, ha tagliato la propria quota in Mazda. A questo punto tutto sarebbe auspicabile per il consolidamento del settore delle quattro ruote, Nardelli ha persino ammesso che il governo sarebbe benvenuto come azionista.

Nel frattempo, però, come ha sottolineato dal Sole24Ore, in America le opinioni contrarie a qualsiasi finanziamento si stanno moltiplicando, sia tra i cittadini che tra le più alte cariche della finanza e economia. Lo stesso ceo di Bank of America, per esempio, ha ammesso di essere convinto che "una delle tre case automobilistiche è di troppo" ed anche Jack Welch, ex ceo di General Electrics, è convinto che "un passaggio in amministrazione controllata di Chrysler e GM aprirebbe il terreno a significativi cambiamenti strutturali". Il dibattivo cittadino, invece, è esploso in internet. Su blog del calibro di MarketBeat (diario elettronico del Wall Street Journal), l'Economix del New York Times o quello di The Detroitnews, si leggono diversi pareri contrari. Uno su tutti ha scritto: "Le società giapponesi si sono ristrutturate, anche con l'aiuto dello stato, a tempo debito. Quando era possibile farlo senza pesare sulle spalle dei contribuenti. Perché siamo così in ritardo? Non possiamo sempre pagare noi".

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Tag: Mercato , unione europea


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