dalla Home

Mercato

pubblicato il 18 novembre 2008

Aiuto di Stato all'industria dell'auto?

Gli Stati Uniti e l'Europa valutano le richieste dei grandi costruttori

Aiuto di Stato all'industria dell'auto?

Dall'America all'Europa, la richiesta dei Costruttori di ricevere aiuti finanziari dai governi si sta diffondendo rapidamente. Ieri sera negli Stati Uniti i democratici del Senato hanno presentato un pacchetto di aiuti per il settore dell'auto in crisi ed oggi il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, si sono schierati a favore di un piano di salvataggio europeo per il settore automobilistico. E se General Motors ha appena chiesto al governo tedesco di fornire ad Opel una garanzia di oltre un miliardo di liquidità (se le difficoltà della casa-madre statunitense dovessero peggiorare), in Italia il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha sottolineato che servono "aiuti a tutti i settori che fanno efficienza energetica, risparmio energetico e riduzione delle emissioni inquinanti". Insomma, che non si pensi solo all'industria dell'auto.

Tuttavia, su entrambe le sponde dell'Atlantico, le quattro ruote sono al centro delle riflessioni politiche. Negli USA, il pacchetto presentato ieri sera a Capitol Hill dal leader della maggioranza democratica Harry Reid, come emendamento a una proposta di legge che estende i sussidi di disoccupazione, ritaglierebbe 25 miliardi di dollari in prestiti a basso costo a General Motors, Ford e Chrysler dal fondo di 700 miliardi di dollari del piano salva-banche. Ma l'amministrazione Bush e alcuni repubblicani si sono già detti contrari ad usare questo fondo per il settore dell'auto e la nuova amministrazione guidata da Obama si è fin da subito trovata in disaccordo con la linea politica del Presidente uscente.

Che l'America decida o meno di aiutare l'industria dell'auto, di certo l'Europa non ha intenzione di rimanere con le mani in mano. "Se il governo americano è pronto a dare miliardi di dollari per salvare la Ford, la General Motors e la Chrysler prima che falliscano, noi non possiamo semplicemente restare a guardare e abbandonare i nostri produttori in Europa", ha detto il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, intervistato dal quotidiano tedesco Bild. Le soluzioni "possono essere trovate solo a livello europeo", ha aggiunto, e del resto anche la Bei è pronta a scendere in campo. A questo punto, "ha poco senso per la Germania, la Francia o l'Italia cercare di proteggere individualmente le rispettive industrie automobilistiche. Ciò può solo essere fatto insieme". Un'opinione simile è stata espressa oggi anche dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che a margine di un convegno di Assinform ha detto di credere che "la logica dell'auto sia quella di pensare ad aiuti di Stato a livello europeo e non dei singoli Paesi". Allo stesso modo, il vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei, intervenuto al vertice bilaterale Italia-Germania in corso a Trieste, ha sottolineato l'importanza di un piano strategico a livello comunitario, ricordando però come proprio l'Italia e la Germania sono le due nazioni maggiormente coinvolte dalla crisi del settore". "L'Unione europea dovrebbe a nostro avviso dare tutto l'aiuto necessario", ha aggiunto, proponendo che allo stato attuale vengano rinviate - e non cancellate - le regole sull'emissione di CO2.

Resta però da considerare la richiesta che GM ha rivolto ieri al governo tedesco: fornire ad Opel una garanzia di oltre un miliardo di liquidità se le difficoltà della Casa statunitense dovessero peggiorare. Il Commissario Ue all'industria, Guenter Verheugen, non si è detto contrario ed ha anzi commentato quest'ipotesi dicendo che "sarà benvenuta qualsiasi cosa venga fatta per evitare che un costruttore di auto importante e radicato in Europa venga espulso dal mercato per motivi di cui non è responsabile". Inoltre, un consulente del Governo tedesco, Peter Bofinger, ha persino ipotizzato una temporanea nazionalizzazione del marchio Opel e una sua successiva vendita a investitori privati non appena la crisi sia superata. Intanto, per discutere su questi possibili aiuti statali, è stato fissato proprio per queste ore un incontro tra i vertici del ministero dell'economia e le quattro regioni dove sono presenti impianti produttivi Opel.

Ma non tutti condividono la strategia di protezionismo statale. Il premier britannico Gordon Brown in occasione del G20 l'ha descritta infatti come la "strada per la rovina".

Autore:

Tag: Mercato , unione europea


Top