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pubblicato il 11 novembre 2008

George W. Bush e Barack Obama divisi

L'ex presidente USA e il neo eletto si scontrano su come salvare l'industria dell'auto

George W. Bush e Barack Obama divisi

L'incontro di ieri alla Casa Bianca tra il presidente americano eletto, Barack Obama, e quello uscente, George W. Bush, è stato tutt'altro che "tranquillo", almeno quando si è trattato di discutere dell'industria dell'auto. Secondo le indiscrezioni pubblicate oggi sul sito dell'International Herald Tribune, tra i due c'è stata una vera e propria discussione circa la strategia da adottare per salvare dalla crisi il settore automobilistico, da cui dipendono più di 3 milioni di posti di lavoro solo in America. Obama ha chiesto a Bush un piano urgente di sostegno, che questi, invece, vorrebbe condizionare all'approvazione da parte del Congresso dell'accordo sul libero commercio con la Colombia.

L'accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti ed il paese sudamericano è un provvedimento per cui l'uscente presidente Repubblicano sta lottando da molto tempo, ma che è osteggiato dai Democratici per due ragioni. Da un lato ci sono le denunce per violazione dei diritti umani a carico di Alvaro Uribe e, dall'altro, la convinzione che un altro trattato di libero commercio, dopo quello con il Canada - che è stato indicato da molti come una delle cause della perdita di migliaia di posti di lavoro - non è politicamente un costo trascurabile per la nuova amministrazione. "Né Obama né i leader al Congresso sono disposti ad avallare con Bush il patto colombiano", hanno ribadito fonti democratiche vicine al nuovo presidente, neanche a costo di perdere l'immediato aiuto economico di Bush.

Contro lo scambio fra il trattato con la Colombia e gli stimoli all'economia proposto dai Repubblicani già ieri era intervenuto il capo dello staff nominato da Obama, Rahm Emmanuel, mentre, secondo fonti informate dell'incontro e riportate dal Tribune, "l'amministrazione Bush, che ha promosso un cospicuo intervento a favore delle imprese finanziarie, si è opposta a consentire all'industria automobilistica di attingere ai 700 miliardi di dollari di fondi di sostegno, malgrado la scorsa settimana la General Motors abbia dato segni che potrebbe non sopravvivere alla fine dell'anno". Solo ieri il Gigante di Detroit è crollato ai minimi dal 1946, dopo che Deutsche Bank ha tagliato il rating della società e il target price a zero.

"La caduta libera di GM riflette le crescenti preoccupazioni degli investitori sulla liquidità della società, ma anche la scarsa fiducia sugli effetti sugli azionisti di un eventuale salvataggio da parte del governo", hanno spiegato gli analisti, sottolineando però come un aiuto troppo significativo da parte dell'esecutivo americano potrebbe innescare una reazione a catena e spingere altri governi a fare lo stesso o, più probabilmente, altri costruttori a chiedere aiuto. Una possibilità che potrebbe vanificare l'effetto positivo su GM dell'eventuale fondo statale, di cui però il Gruppo ha disperatamente bisogno, tanto che il suo amministratore delegato, Rick Wagoner, ha detto proprio oggi, intervistato da Automotive News, che "l'aiuto di Washington è talmente urgente che dovrebbere essere stabilito prima dell'insediamento di Obama, fissato per il 20 gennaio".

La bancarotta di GM, secondo le previsioni della Deutsche Bank, sarebbe così imminente che uno dei suoi analisti, Rod Lache, sull'edizione on line del Financial Times, ha definito le azioni GM come "prive di valore" ed ha persino consigliato agli investitori di non comprarne.

[Foto di Eric Draper]

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Tag: Mercato , detroit , VIP , dall'estero


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