dalla Home

Retrospettive

pubblicato il 30 novembre 2008

Fiat e Citroen

Insieme, da quarant'anni

Fiat e Citroen
Galleria fotografica - Citroen DSGalleria fotografica - Citroen DS
  • Citroen DS - anteprima 1
  • Citroen DS - anteprima 2
  • Citroen DS - anteprima 3
  • Citroen DS - anteprima 4
  • Citroen DS - anteprima 5
  • Citroen DS - anteprima 6

Era il 1968, un periodaccio per l'Europa. La società era smossa da movimenti "intestini" che avrebbero portato prima alla Contestazione, quella con la "C" maiuscola, e poi a tutti quei movimenti "derivati" che avrebbero caratterizzato gli anni Settanta. Un anno, il 1968, che riguarda da vicino anche noi, perchè fu testimone dell'accordo tra Fiat e Citroën, un patto di cui oggi si è persa la memoria, ma che, inaspettatamente ed in parte, è ancora vivo.

DUE IDENTITA' DIVERSE
Alla fine degli anni '60 la Citroën viveva uno dei periodi peggiori della sua storia: la DS, rinnovata nel '67, continuava a mantenere alta l'immagine della Casa, ma era comunque un'auto con già tredici anni di carriera. Idem per la piccola 2CV, nata nel 1948 da un progetto degli anni '30 e che si prestava ad essere sostituita dall'indegna erede Dyane. Tra le due vi era la Ami, controversa vettura media realizzata sempre su meccanica della 2CV. Insomma, una gamma di prodotti fortemente caratterizzata, sicuramente di pregio, ma troppo scarna, eterogenea ed invecchiata per essere competitiva. La Casa era rimasta vittima di sè stessa, si era impantanata sulla sue stesse peculiarità, in un ambiente che richiedeva evoluzione continua.

In questo contesto subentrò la Fiat di quegli anni, un'azienda ben diversa da quella che conosciamo noi oggi. Ricca, senza dubbio, e capace di performance finanziarie di assoluto rilievo. Alla costante ricerca di guadagnare la leadership in Europa, la Fiat di fine anni Sessanta cercava di accorpare a sè quante più aziende possibile e la Citroën era una preda ambita, se non altro per il particolare know-how tecnologico che avrebbe portato in dote (compreso il controllo della Maserati).

UN'IDEA DIFFICILE
Dopo la rottura degli accordi con Peugeot, nel 1965, la Citroën - Michelin SA. trovò in Fiat un facile interlocutore. Le due Case si legarono con gli accordi PAR.DEV.I (Partecipation et Developement Industrieles) del 1968. Nella PAR.DEV.I, che era il lato "finanziario" di un ambizioso rapporto di scambio tecnologico che varcava le Alpi - finalizzato essenzialmente allo sviluppo della gamma francese - confluirono le azioni della Citroën, che per il 51% erano in mano a Michelin e per il restante 49% erano di proprietà Fiat. La joint-venture sembrò fruttuosa fin da subito con la fusione delle reti di vendita Autobianchi e Citroën. In Italia era la prima che avrebbe dato man forte alla seconda, mentre nei mercati in cui era più forte Citroën, quest'ultima si sarebbe occupata di promuovere anche le vetture Autobianchi (e fu alla base del discreto successo della Primula e della A112 in terra di Francia). Ma era solo l'inizio. Le intenzioni erano ben altre: si cercava un'integrazione spinta tra l'offerta Fiat e quella Citroën - pianificando una fusione totale a medio termine - in modo da coprire una gran fetta di mercato e spiazzare la concorrenza con una gamma ricca ed omogenea.

Non persero tempo: nel 1968 iniziarono gli studi per sostituire l'anziana (anche se agguerrita...) Citroën DS e la Fiat 125. Quale occasione migliore per sperimentare l'efficacia di questi nuovi accordi. I progetti, da cui sarebbero nate la Citroën CX e la Fiat 132, seppur in autonomia, procedevano parallelamente, proprio in onore a quest'ambita integrazione. Se la Fiat 132 nacque con un occhio alla gamma Citroën - fu studiata per potersi inserire esattamente nel vuoto lasciato tra l'esordiente GS e l'ammiraglia di Casa - la Citroën CX, dal canto suo, potè usufruire del contributo dei tecnici Fiat per la realizzazione dei suoi nuovi cambi manuali. Ma la PAR.DEV.I andava oltre l'automobile. Nello stesso periodo, fu concepito anche un nuovo veicolo commerciale, che avrebbe permesso alla Casa francese di inserirsi nel settore dei furgoni di medie dimensioni e a Fiat di sostituire il vetusto 241. Commercializzato a partire dal 1973, il Fiat 242/Citroën C35 fu il primo - e unico - frutto del matrimonio tra le due Case. Costruito attorno alla meccanica (propulsori e cambi) della nascente CX, il C35/242 era caratterizzato da una versione semplificata - adatta ad un uso gravoso - dell'impianto idropneumatico tipico delle DS, compreso il classico impianto frenante a quattro dischi, con comando a "pulsante" sul pavimento. L'estetica era una sorta di compromesso tra una carrozzeria che si rifaceva ai moderni canoni Fiat ed un abitacolo caratterizzato da soluzioni Citroën (strumentazione, comandi secondari e volante monorazza inclusi).

Nel frattempo, però, in seno alla PAR.DEV.I qualcosa non funzionò: le divergenze tra la scuola tecnica Fiat e quella d'Oltralpe apparvero difficilmente colmabili e i tecnici ci misero del loro per rendere difficile il dialogo e lo sviluppo di ogni futuro progetto congiunto. Così, la Fiat 132 e la Citroën CX quasi sembravano voler nascondere qualsiasi parentela esistente (seppur più concettuale che industriale), mentre il 242/C35, rimasto "figlio unico", fu apprezzato essenzialmente in patria - dove era venduto e riconosciuto dalla clientela come prodotto Citroën - per essere snobbato nella maggior parte dei mercati esteri - Italia compresa - dove era commercializzato con il marchio Fiat. In effetti, chi scendeva soddisfatto da un 241, non capiva perchè avrebbe dovuto salire su un furgone Fiat con quella insolita meccanica Citroën.

LA FINE E LA RINASCITA
Insomma, dopo l'entusiamo iniziale, la PAR.DEV.I si arenò quasi subito: nel 1973 (ancor prima che esordisse la Citroën CX) Fiat lasciò il suo 49% a Michelin e le due Case ripresero a correre da sole. Nel 1975 Peugeot acquisì la maggioranza del pacchetto azionario Citroën, dando luogo alla PSA e, quasi a sorpresa, alcuni mesi dopo rialacciò un dialogo con Fiat. Anche Peugeot, infatti, era carente nel settore dei commerciali. La Casa del leone offriva prodotti poco moderni che faticavano ad uscire dai confini nazionali e in fin dei conti l'idea da cui nacque il C35 non era sbagliata: bisognava soltanto svilupparla meglio.

Messi al bando nazionalismi e manie di grandezza, posti i paletti all'accordo e definiti con migliore dovizia i relativi settori di competenza, da un tavolo congiunto Fiat-PSA nacquero le società a partecipazione paritetica SO.F.I.M. (Società Franco-Italiana Motor, oggi confluita in Fiat-Powertrain) e S.E.VE.L. (Società Europea Veicoli Leggeri), con il compito di realizzare veicoli commerciali leggeri e che ancora oggi producono i commerciali (su progetto italiano), e le grosse monovolume (su progetto francese) per i marchi Citroën, Fiat, Lancia, Peugeot e, fino alla fine degli anni '80, Talbot.
Come l'Araba Fenice, rinacque così, dalle sue stesse ceneri, l'ambizioso legame Fiat-Citroën...

Galleria fotografica - Fiat 125Galleria fotografica - Fiat 125
  • Fiat 125 (1967-1968)   - anteprima 1
  • Fiat 125 Special (1970-1972) - anteprima 2
  • Fiat 125 - anteprima 3
Galleria fotografica - Fiat 132Galleria fotografica - Fiat 132
  • Fiat 132 Diesel (1978-1981) - anteprima 1
  • Fiat 132 GLS 1800 (1974-1977) - anteprima 2
  • Fiat 132 GLS 1800 (1974-1977)  - anteprima 3
  • Fiat 132 GLS 1800 (1974-1977) - anteprima 4
  • Fiat 132 1600 GL (1974-1977) - anteprima 5
Galleria fotografica - Citroen 2CVGalleria fotografica - Citroen 2CV
  • Citroen 2CV - anteprima 1
  • Citroen 2CV - anteprima 2
  • Citroen 2CV - anteprima 3
  • Citroen 2CV - anteprima 4
  • Citroen 2CV - anteprima 5
  • Citroen 2CV - anteprima 6

Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , Fiat


Top