dalla Home

Mercato

pubblicato il 5 novembre 2008

Auto aziendale, un grazie dal mercato

Le company car pesano sempre di più nelle vendite in Italia

Auto aziendale, un grazie dal mercato

Il mercato dell'auto arretra nel suo complesso, ma non per l'auto aziendale, ovvero per i parchi auto acquistati direttamente dalle società e dalle aziende di noleggio. Analizzando infatti la struttura del mercato per utilizzatore secondo i dati del Ministero dei Trasporti emerge che nei primi 10 mesi è calato il peso dei privati dal 72,5% al 69,3%, anzi nel mese di ottobre si è scesi addirittura al 68,4% con un balzo della quota rivestita dalle società al 18,4% contro il 16,1% dei primi dieci mesi del 2008 e del 14,1% del corrispondente periodo del 2007. Ma forse il dato più eclatante è che nel mese di ottobre le immatricolazioni a privati sono scese del 25,4%, come dire che, se l'anno scorso gli stessi targavano 4 vetture, quest'anno sono soltanto 3. Anche in questo caso si vede un peggioramento sul dato tendenziale da gennaio (-18%).

Da considerare c'è innanzitutto il fatto che la scarsa propensione all'acquisto da parte delle famiglie si sta ancora diffondendo, di fronte agli effetti e alle paure della crisi finanziaria. In secondo luogo, l'auto aziendale tiene molto bene, essenzialmente per due motivi. In primis c'è il miglioramento del regime fiscale specifico dopo gli inasprimenti del 2007 eliminati già nel corso dello stesso anno e con la finanziaria 2008, resta però da dire che siamo ben lontani dalle facilitazioni offerte in altri paesi dell'Unione Europea dove le detrazioni sono ben maggiori con precisi riflessi sia sulla struttura del mercato (in alcuni casi gli acquisti dei privati sono pari a quelli di aziende) sia per le politiche commerciali delle Case. Ci sono, infatti, Paesi dove il vero lancio di una vettura avviene con la pubblicazione delle rate per il leasing o per il noleggio a lungo termine. Il secondo motivo è che quello delle aziende è un mercato di sostituzione programmata, come ha sottolineato LeasePlan, azienda leader nel campo del noleggio a lungo termine posseduta al 50% dal Gruppo Volkswagen e per il restante in modo paritario da Mubadala Development Company e Olayan Group.

A queste due ragioni ne aggiungiamo un'altra, più o meno confessabile: la possibilità di scaricare nel calderone dell'auto aziendale molte vendite fittizie, come le famose km 0, vetture che i concessionari immatricolano a se stessi per onorare gli obiettivi concordati con le Case e poi rivendute ai privati da nuove, ma già targate con sconti del 20-25%. Per accorgersene, basta dare uno sguardo a quel che succede negli ultimi 3 giorni di ogni mese, quando in meno di un settimo dei giorni lavorativi quest'anno si è concentrato dal 25% al 46% delle immatricolazioni con punte per taluni marchi del 70%. Chiaro che la maggior parte riguarda formalmente aziende, nella sostanza i concessionari stessi e le aziende di noleggio, molte delle quali hanno tra i loro azionisti o proprietari Case automobilistiche.

È però indubbiamente vero che negli ultimi anni le aziende stanno sempre di più rinunciando alla gestione diretta dei loro parchi a vantaggio di queste società di servizi che vendono e gestiscono mobilità e, con i loro acquisti, sostengono il mercato dell'auto e dei servizi ad esso connessi (assicurazioni, assistenza, ricambi, etc.) anche in periodi di magra come questi.
Ma davvero il noleggio a lungo termine conviene rispetto alla proprietà? Secondo LeasePlan, questo vale sempre di più. Nonostante la sostanziale stabilità dei costi di esercizio nel 2008, una Volkswagen Golf 1.9 TDI aziendale acquistata, per la quale è programmata una vita triennale con 30mila km all'anno, costa (carburante escluso) 12.066 euro all'anno. Per una Mercedes C200 CDI si sale a 19.739 euro all'anno e per una Punto 1.3 MJT 75 CV ci si ferma a 8.843 euro.

Costi che appaiono esorbitanti, ma che tengono conto della svalutazione e di tante spese accessorie (assicurazione, bollo, manutenzione ordinaria e straordinaria, etc.) che un contratto di noleggio include invece in una rata mensile senza obbligare l'azienda a immobilizzare il capitale necessario all'acquisto. Alla fine del periodo previsto dal contratto, si può procedere alla sostituzione del veicolo o al suo acquisto secondo una maxirata di riscatto la cui entità è stata fissata all'inizio. Secono LeasePlan con questa formula è possibile risparmiare fino al 23%. Ovvio che questi risparmi variano e magari in alcune circostanze scompaiono: tocca all'azienda e al suo commercialista fare i conti confrontandoli anche con quelli del leasing finanziario.

A livello generale invece, i benefici sono molti tra i quali il rinnovo continuo del parco vetture con benefici per la sicurezza, le emissioni e la mobilità dei singoli utilizzatori (vedi: blocchi del traffico), ma anche il mercato diventa più stabile proprio in virtù della sostituzione programmata e questo accade anche per l'usato poiché i valori residui vengono garantiti.
L'auto aziendale ha dunque quali prospettive? Sicuramente positive, come dimostrano le statistiche degli ultimi anni dove, nonostante le vessazioni, la crescita è stata continua, a volte a due cifre, ma sarebbe stata ancora maggiore se l'auto aziendale avesse un regime IVA identico a qualsiasi altro bene strumentale come accade nel resto dell'Europa.

Rimane poi la barriera mentale: l'automobile è status e non acquistarla sentendola come non veramente propria è percepito ancora come una diminuzione della propria personalità. Unica ombra che si allunga sulle vetture aziendali viene invece dal noleggio a breve termine, influenzato direttamente dal turismo: se la crisi davvero costringerà le persone a viaggiare di meno, le società non potranno far altro che ritardarne la sostituzione e il mercato dell'auto vedrà indebolirsi un altro dei suoi pilastri.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato


Top