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Mercato

pubblicato il 5 novembre 2008

UE-Corea del Sud, rapporto impari

Ue: "via i dazi ai coreani, ma i nostri costruttori entrino nel loro mercato"

UE-Corea del Sud, rapporto impari

L'Unione Europea vorrebbe libero accesso al mercato sudcoreano, il governo asiatico invece fa melina mettendo in tutti i modi bastoni tra le ruote. Di questo si lamenta l'Acea, l'associazione dei costruttori europei, in un comunicato emesso nel giorno in cui sono ripresi i negoziati tra Commissione Europea e governo coreano sull'abbattimento delle barriere commerciali e regolamentari che impediscono alle Case del Vecchio Continente di importare liberamente i loro prodotti nel paese asiatico che è oramai diventato una potenza mondiale dell'automobilismo e ha un mercato che vale circa 1,1 milioni di auto.

La Commissione Europea ha proposto la soppressione dei dazi nei confronti della Corea del Sud quando già da anni non esistono limiti permettendo alle Case coreane di importare da noi 700mila vetture all'anno e di avere numerosi stabilimenti con i quali rifornire i nostri mercati. Le Case Europee devono invece pagare dazi alti e sottostare a una limitazione di 25mila unità all'anno per marca. Una disparità che si commenta da sola. A questo si sommano pratiche scorrette come un regime fiscale diverso per chi acquista veicoli importati, la continua introduzione di barriere tecniche quando le regolazioni europee rispondono da anni a standard internazionali e sono tra l'altro tra le più severe.

La Corea - continua l'Acea - ha sottoscritto questi standard, ma non fa nulla per applicarli sul proprio mercato. A questo si sommano azioni dirette o indirette che rinforzano la chiusura alle Case estere come il favorire il mercato "grigio" di veicoli di origine europea che arrivano attraverso canali paralleli. È evidente che questo impedisce alle Case di dispiegare la loro politica commerciale e di marketing. L'Acea chiede alla Commissione Europea invece di fare il muso duro contro la Corea imponendo che i rapporti commerciali siano improntati ai principi del mutuo beneficio e della liberalizzazione multilaterale con possibilità di accesso a un mercato libero e corretto. I costruttori europei chiedono che l'Unione Europea programmi l'abolizione dei dazi nei confronti della Corea in 7 anni e che a questa non sia concessa alcuna deroga sui patti internazionali perché questo porterebbe a un recupero di circa 1.000 euro per vettura mentre i coreani recupererebbero 300 euro.

Anche questo dà la misura del vantaggio competitivo di cui godono i costruttori del paese asiatico e quale sarebbe il recupero di competitività per la nostra industria che in questo periodo ha un disperato bisogno di trovare nuovi sbocchi alla sua capacità produttiva. L'Acea inoltre teme che l'abbassamento delle barriere danneggerà anche i fornitori poiché le fabbriche Coreane chiedono la riduzione del tetto che obbliga loro a rifornirsi localmente almeno per il 60% fino a meno del 50%. "C'è un enorme sbilancio commerciale tra l'Unione Europea e la Corea del Sud che ha un'industria automobilistica completamente orientata all'esportazione e che ha come principale obiettivo proprio l'UE" ha detto Ivan Hodac, segretario generale dei Costruttori Europei dell'Automobile. Hodac ne ha anche per la Commissione Europea: "Abbiamo ripetutamente chiesto alla Commissione di attuare un piano di valutazione sulle conseguenze di un accordo di libero scambio con la Corea, ma senza ottenere una risposta ufficiale.

Spiace dire - continua Hopac - che la Commissione sembra favorevole a trattare il 'Motore d'Europa' come un oggetto di scambio subordinato all'obiettivo politico di raggiungere un accordo con la Corea del Sud. Queste e altre barriere non doganali, comprese ulteriori regole e problemi di tassazione noti ai negoziatori europei, dovrebbero essere indirizzati e risolti prima di concludere questo accordo di libero scambio. Concessioni in questo senso potrebbero costituire uno spiacevole precedente per ogni futuro negoziato commerciale bilaterale che l'Unione Europea dovesse intraprendere". Se le cose stanno così, come dargli torto?

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , unione europea


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