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pubblicato il 31 ottobre 2008

GM-Chrysler: "matrimonio" conveniente?

Gli analisti si dividono

GM-Chrysler: "matrimonio" conveniente?

L'unione tra i due colossi dell'auto General Motors e Chrysler è vicino, ma sulla sua effettiva convenienza ci sono già pareri discordanti. Secondo gli esperti della Grant Thomton's Automotive Advisory, uno dei sei revisori più celebri del mondo, "l'unione è il miglior espediente per proteggere la liquidità delle due compagnie e salvare il maggior numero di posti di lavoro possibile". Gli analisti di Standard & Poor's, invece, non la pensano così. Dal loro punto di vista la fusione, anche se sostenuta dagli aiuti del governo statunitense, potrebbe non risolvere i problemi di liquidità dei due gruppi. L'accordo potrebbe comportare dei cambiamenti significativi nello status delle società, tanto che non sarebbe esclusa una "bancarotta strategica" di uno o di entrambei i gruppi per procedere a tale operazione. In altre parole, uno o entrambi,
potrebbero approfittare della legge fallimentare statunitense, che dà la possibilità all'impresa di migliorare la propria situazione di cassa nel breve periodo; un "escamotage" recentemente rifiutato, come soluzione per affrontare la crisi economica, da un altro grande costruttore americano, Ford.

Tuttavia, se General Motors o Chrysler fallissero, l'America si troverebbe "faccia a faccia con una calamità ancora più grande: il collasso dei pilastri dell'industria automobilistica del paese, e tutti gli affari in questo settore dipendono da questi grandi compagnie", ha detto Kimberly Rodriguez, uno dei responsabili della Grant Thomton's. La nuova società, quella successiva all'accordo, sarebbe invece così grande che il suo fallimento sarebbe imperdonabile, sia politicamente che economicamente, perché avrebbe le fattezze di un gigante da oltre 10 milioni di auto l'anno e più di 200 mila dipendenti.

"Chrysler come la conosciamo noi oggi tra poco non esisterà più", ha aggiunto Rodriguez. Stando alle previsioni della Grant Thomton's, quando l'accordo verrà siglato, è molto probabile che ci saranno dei cambiamenti significativi sia nella gamma Chrysler che nel suo volume di produzione, che verrebbe ridimensionato, e un certo numero di posti di lavoro tagliati. Nello specifico, dei 26 modelli attualmente offerti dal Gruppo, ne resterebbero sul mercato appena 11, ovvero quelli che la Grant Thomton's ritiene "modelli chiave", come il Dodge Ram e tutte le vetture con marchio Jeep. Riguardo agli stabilimenti, alle tre fabbriche di cui è stata già annunciata la chiusura, se ne aggiungerebbero altre 11, mentre i 5 mila licenziamenti salirebbero a quota 24 mila, tra operai e personale amministrativo. A questo bilancio si aggiunge la possibile perdita di ulteriori 50 mila posti di lavoro da parte di chi è impiegato in società fornitrici di Chrysler. Ma la fusione resta la "migliore alternativa" possibile.

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Tag: Mercato , Chrysler


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