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Curiosità

pubblicato il 26 ottobre 2008

Asfalto e celluloide

Steve McQueen & Paul Newman

Asfalto e celluloide

Paul Newman è da poco scomparso; moltissimo è stato scritto sull'attore, sul marito e padre, "sull'uno di noi" e sul filantropo; pochi sono andati oltre un robusto accenno alla passione per la velocità e le corse. Nessuno, pur a volte citando, ha approfondito convergenze e contrapposte divergenze fra l'attore scomparso il 26 settembre scorso e Steve McQueen, non più tra noi sin dal 1980.

DIFFERENTI LEGGENDE
Grandissimi entrambi, vicini per mestiere e per la passione per la velocità; agli antipodi nel modo di intenderli. Coraggio e sregolatezza Steve McQueen, più elegante e posato, Paul Newman; il primo aggressivo e sciupafemmine, il secondo in costante equilibrio tra cinema, famiglia e corse; il volto di Steve McQueen, una prugna sexy, anticipava guai in arrivo, quello di Paul Newman, occhi azzurri ed espressione tra l'ironico e il beffardo, ti ci faceva trovare senza preavviso.
Steve McQueen via dalla vita a poco più di 50 anni in pochi mesi di sofferenza conclusasi in una clinica messicana, mentre Paul Newman arriva e si spegne ad 83 anni nella sua casa di Westport, in Conneticut; il primo assistito dall'ultima delle mogli, la modella Barbara Minty, sposata solo 8 mesi prima della morte e l'altro circondato dai figli e dalla seconda moglie Joanne Woodward, sposata nel lontano 1958 e mai più lasciata.
Steve McQueen ebbe a dire una volta "Racing is life, anything that happens before or after is just waiting" e su questo assioma impostò il suo rapporto con il mezzo meccanico, moto, auto o aereo che fosse; più riflessivo, ma ugualmente determinato, Paul Newman ebbe successo tanto in veste di driver che di titolare di Scuderia.

McQUEEN
Nell'esplicare la passione che lo accomunava al suo opposto, Steve McQueen - fra l'altro - sembra abbia posseduto 210 motociclette, 55 auto e 5 aerei; ex Marine ottenne un prestito del fondo dell'arma con il quale si pagò un corso al celebre Actor's Studio di New York, dopo aver superato assieme al solo Martin Landau, altri 2000 candidati. Dallo Studio a Brodway e da Brodway ad Hollwood la gavetta non fu lunghissima. Sposato tre volte, Steve mescolò set, donne e velocità; il suo gusto per il rischio lo portava a sostituirsi, ogni qualvolta ne aveva la possibilità, ai suoi stuntmen. Sono tutt'ora famose le scene d'azione interpretate proprio da lui ne "La grande fuga" dove, su una Triumph Bonneville camuffata da BMW dell'esercito tedesco dovette cedere alla controfigura solo nella scena del salto sul filo spinato, da sorvolare per alcune decine di metri, vietatagli dalla produzione a causa di una caduta mentre la stava provando. L'attore confermò poi audacia e maestria nel pilotaggio di una Mustang 390 GT impegnata nel folle inseguimento sui saliscendi di S. Francisco che contribuì a rendere celebre il film Bullit. Grazie all'elettronica e all'elaborazione grafica SMQ-Bullit è stato "prelevato" da quella pellicola e reso protagonista, in epoca ben più recente, di un breve ma intenso filmato pubblicitario dedicato al lancio della Puma, nel quale lo si vede, dopo un giro per i saliscendi di S. Francisco a velocità ben diverse rispetto al passato, parcheggiare la piccola, nuova Coupé, a fianco della ben più nota e significativa Mustang di allora.
Durante la sua carriera cinematografica SMQ partecipò con successo a parecchie gare - sia di auto che di moto - e più di una volta pensò di dedicarsi esclusivamente alle competizioni. Alla 12 ore di Sebring del 1970, con un piede fasciato a causa di un precedente incidente motociclistico, arrivò assieme a Peter Revson primo di categoria e secondo assoluto a soli 23" dal vincitore Mario Andretti su Ferrari.
Nel 1971 SMQ fu protagonista e, ovvio a questo punto, controfigura di se stesso, nel film "La 24 Ore di Le Mans" per le cui riprese venne utilizzata la Porsche 908 seconda a Sebring. Il film, un flop come incassi, fu una delle migliori pellicole mai prodotte sulle corse d'auto. La leggenda racconta di uno stuntman all'ultimo momento indisponibile, sostituito da SMQ, arrivato sul set in tuta e casco integrale già calzato, che avrebbe pilotato lui stesso la mitica 917 n°20 a velocità di gara in una scena tra le più impegnative del film.
Nel corso della sua vita SMQ possedette vetture del calibro di Porsche 908, 917 e 356, Ferrari 512 e Ferrari 250 GTL (battuta all'asta da Christie's California nell'agosto 2007, per 1,7 milioni di euro) e Jaguar D-Type XKSS alla quale era particolarmente affezionato.
A distanza di quasi 30 anni il mito di Steve MvQueen appare inattaccabile e ciò si deve in buona parte al suo modo di essere ed al suo amore per i motori; quando la scena da girare riguardava la velocità, lui non doveva calarsi nel ruolo in quanto era già, lui, il personaggio; talmente personaggio e così controcorrente che il fato (ma ne siamo sicuri?) fece porre, ad Hollywood Boulevard, la sua sola mattonella in senso contrario rispetto alle altre impressionate con il calco delle mani e l'autografo di tutti gli attori più famosi.

NEWMAN
Steve McQueen e Paul Newman lavorarono assieme poche volte (Lassù qualcuno mi ama (1956), L'inferno di cristallo, 1974) ma furono questi, fatti episodici; quando McQueen nacque, nel 1930, Paul Newman - figlio di un commerciante di origini europee e di un'ungherese - aveva cinque anni ed era nato a Shaker Heights, Ohio. Avrebbe voluto fare il pilota d'aerei ma un problema alla vista glielo impedì. Nel 1949 sposa Jackie Witte dalla quale si separerà, tre figli e qualche anno dopo.
Paul precedette SMQ sia all'Actor's Studio di New York che, nel debutto a Broadway con successivo passaggio ad Hollywood, negli anni degli attori belli e ribelli, da Marlon Brando a James Dean e proprio al mortale incidente di quest'ultimo, al volante della tristemente famosa Porsche 550 "little bastard", Paul Newman deve la chiamata per interpretare il ruolo di Rocky Graziano, pugile italo-americano, in «Lassù qualcuno mi ama», film che lo consegnerà alla celebrità; siamo nel 1956, l'auto aveva già iniziato a condizionare la vita di PN che esattamente cinquant'anni dopo, a due anni dalla fine, si divertì a doppiare il cartoon "Cars", deliziosa storia di "umanizzate" auto da corsa.
Il pilota: iniziò quarantatreenne, ma proseguì sino a quasi ottant'anni; l'esser scampato ad un incendio nel 2004 a Daytona lo indusse a più miti consigli ma questo non gli impedì di girare nel maggio 2006, in Italia, con una Ferrari 599 messagli a disposizione da Jean Todt.
Nei suoi quasi quarant'anni di impegno sportivo, PN conseguì un Palmares ben superiore a quello di SMQ la cui carriera fu obbligatoriamente assai più breve. PN si aggiudicò infatti quattro titoli nella categoria Sports Car Club of America, nel 1979 si piazzò secondo alla 24 Ore di Le Mans su una Porsche 935 divisa con Rolf Stommelen e Dick Barbour (e rubando completamente la scena ai vincitori Ludwig - Wittington); a settanta anni suonati vinse, nel 1995, pilota più anziano di ogni epoca, la categoria GT1 alla 24 Ore di Daytona.
Il Team manager: oltre che pilota, PN fu team manager di successo prima con Bill Freeman in CAN-AM e poi, dal 1983, con Carl Haas assieme al quale diede vita ad un team vincente nei campionati di Formula prima CART e poi Indy; per questo team corsero fra gli altri, Nigel Mansell, Mario e Michael Andretti, Alan Jones, Teo Fabi, Paul Tracy; con Sebastien Bourdais, ha conquistato, 4 campionati di fila (dal 2004 al 2007) La Newman/Haas/Lanigan Racing disputa ancora il campionato americano Champ Car: tra quelli in attività, dopo la Penske, è il team che ha vinto più titoli (ben otto) di categoria. In seguito Newman fondò con Eddie Wachs la Newman Wachs Racing per il Champ Car Atlantic Championship, le cui vicende sono narrate nel film-documentario "Super Speedway".
Benefattore e impegnato: si farebbe torto all'uomo se non si ricordasse anche il suo impegno politico e sociale attuati il primo sostenendo concretamente le campagne e gli uomini nei quali credeva ed il secondo fondando, nel 1982, la "Newman's own", azienda alimentare biologica i cui profitti vengono devoluti per scopi umanitari ed educativi.
Si dice che uomini eccezionali debbano molto a donne parimenti eccezionali; il caso di PN che, separatosi dalla prima moglie, sposa nel '58 l'attrice Joanne Woodward che gli sarà accanto sino alla fine sul set, in casa e nei box, conferma l'assioma e lega perfettamente con la sua celebre "Mi piacerebbe che la gente pensasse che in me c'è uno spirito che compie azioni, un cuore e un talento che non arrivano dai miei occhi blu".

Ancora una volta agli antipodi il guasconesco "Correre è vita, ciò che accade prima o dopo è solo attesa" di Steve McQueen.
Grazie a entrambi: a modo loro, ci hanno fatto sognare!

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Curiosità , cinema , VIP


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