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Mercato

pubblicato il 12 ottobre 2008

Mercato dell'auto: sarà collasso totale?

GM e Ford rischiano il fallimento. Crollano i titoli di tutti gli altri Costruttori.

Mercato dell'auto: sarà collasso totale?

Previsioni così negative per il futuro dell'industria dell'auto non si erano mai viste. La J.D.Power and Associates, uno degli istituti di analisi più autorevoli al mondo, ha pubblicato un rapporto in cui si prevede che il terremoto finanziario che sta scuotendo l'economia mondiale avrà sul mercato dell'auto un impatto molto più pesante di quello che si potrebbe ottimisticamente sperare: il 2009 rischia di essere l'anno del "collasso totale". La causa principale, secondo il direttore per le previsioni sul settore automotive Jeff Schuster, riguarda "la crisi delle banche che ha abbattuto la fiducia dei consumatori e chiuso virtualmente la porta alla possibilità di accedere al credito per acquistare nuove automobili", come dimostrano i dati relativi alle immatricolazioni registrati negli ultimi mesi. A questo si aggiunge l'indebitamento dei colossi del settore (primo tra tutti di General Motors) che ora rischiano il fallimento, o quanto meno, il ridimensionamento con la chiusura di diversi stabilimenti produttivi e il licenziamento di migliaia di dipendenti.

IL CROLLO
Uno degli aspetti più preoccupanti della grave crisi economica che sta attraversando il settore è sicuramente il repentino calo delle vendite di auto nei mercati fino ad oggi considerati "emergenti". Gli acquisti di vetture stanno diminuendo vertiginosamente non solo in Europa e Stati Uniti, ma anche in Cina e India. Secondo le stime della J.D.Power (in linea con quelle della Global Insight, un altro autorevole istituto di analisi), le vendite in Cina dovrebbero crescere quest'anno solo del 9,7%, meno della metà rispetto al +24,1% segnato lo scorso anno, mentre in India il trend di crescita dovrebbe attestarsi al 5,1%, contro il 16% del 2007.
Più pesanti le perdite nei mercati occidentali, soprattutto in America. Negli Stati Uniti quest'anno verranno venduti almeno 2 milioni e mezzo di veicoli in meno rispetto al 2007 (13,6 milioni contro i 16,15 milioni del 2007) e nel 2009 sarà ancora peggio: appena 13,2 milioni. In Europa il calo delle vendite del 2008 sarà invece "attenuato" dalla buona performance dei mercati dell'Est, la cui salute è tuttavia messa in discussione per il futuro. Nel Vecchio Continente il calo complessivo dovrebbe attestarsi attorno al 3,1%, mentre la sola Europa occidentale segnerà un -7,5%. Combinando insieme le flessioni previste in Europa occidentale e negli Stati Uniti, i costruttori perderanno in mancati ricavi 110 miliardi di dollari: "è il taglio più consistente almeno dal 1960", ha commentato Global Insight.

I TITOLI E I DEBITI
In tempi di simile recessione è palese che la capacità di finanziamento della case automobilistiche è difficile e lo sarà sempre di più. C'è inoltre da considerare l'indebitamento dei giganti del settore, come GM che, tenendo conto degli accresciuti oneri finanziari, potrebbe risultare insostenibile per le società.
A questo si accompagna il repentino calo dei valori azionari sulle piazze internazionali che difficilmente consentirà aumenti di capitale tenendo conto delle condizioni dei mercati. I titoli dei colossi dell'auto di Detroit hanno vissuto venerdi scorso a Wall Street la seduta peggiore degli ultimi 50 anni. Il titolo General Motors ha ceduto a fine seduta il 31,1% a 4,76 dollari: l'ultima volta che si era visto un valore così basso era il 15 marzo 1950 e la guerra di Corea non era ancora iniziata. Anche Ford ha perso pesantemente: -21,8% a 2,08 dollari, il peggiore risultato degli ultimi 26 anni. Non si salva nemmeno il gigante giapponese Toyota alla Borsa di Tokyo, dove il suo valore azionario è crollato come non succedeva da 34 anni (-4,7 a 3,220 yen), ovvero dai tempi dello shock petrolifero. Male anche i titoli delle altre case: Honda, -26%; Nissan -9,4%. In Europa stesso scenario. Tutti i principali titoli automobilistici hanno registrato forti contrazioni. Solo Volkswagen sembra cavarsela, e bene pergiunta (+88,54% da gennaio). Il Lingotto ha invece perso da inizio anno il 61,16%, così come Psa (-61,15%), Renault (66,25%), Daimler (62,69%) e BMW (-48,51%).

IL TAGLIO DI PRODUZIONE E PERSONALE
Gli effetti della crisi si stanno manifestando sotto forma di pesanti tagli alla produzione, in vista di una domanda sempre più debole, e di valanghe di licenziamenti. Anche se almeno per il momento Opel, BMW, Daimler e Ford non parlano di "esuberi", hanno tutte sospeso le attività delle proprie fabbriche e in molte sono ricorse alla cassa integrazione. A Natale Daimler chiuderà fino al 18 gennaio l'impianto di Sindelfingen, il più grande della Germania, mentre Opel ha già confermato la chiusura per una e tre settimane degli impianti di Bochum ed Eisenach, lasciando a casa circa 6.800 dipendenti. BMW invece bloccherà l'impianto di Lipsia per 4 giorni con un taglio alla produzione di 2.800 auto. A questo già pesante quadro produttivo si aggiungono le migliaia di licenziamenti già stabiliti in casa Volvo, che presto straccerà altri contratti.

I NUOVI SCENARI
E' difficile prevedere in questo momento cosa accadrà perché la situazione è in continua evoluzione e vi sono vari scenari possibili. Tutti i governi sono preoccupatissimi per l' impatto della crisi dei mercati finanziari sull' economia reale, leggi la produzione ed i consumi, e si stanno definendo proprio durante questo week end a livello di G7 e di UE le misure di politica economica in grado di ridare fiducia e non bloccare il credito alle imprese ed ai consumi. Sicuramente la morfologia del settore dell' auto cambierà profondamente e un consolidamento tra i produttori sarà inevitabile. Già in America si parla di nuovi accordi tra case per affrontare la difficile congiuntura economica. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e il New York Times (che hanno citato fonti riservate), General Motors e Chrysler starebbero valutando la possibilità di una fusione.

Su questo ed altri aspetti della più importante "rivoluzione" che sta attraversando il settore dell'auto dal dopoguerra ad oggi, OmniAuto.it pubblicherà ulteriori approfondimenti nei prossimi giorni.

Di seguito, vi proponiamo il video-commento di Bob Schnorbus, economista della J. D. Power and Associates.

Il commento di Bob Schnorbus della J.D.Power

Bob Schnorbus, uno degli economisti di rilievo della J. D. Power, commenta la crisi economica che sta attraversando anche il settore dell'auto.

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Tag: Mercato , immatricolazioni , produzione , dall'estero , lavoro


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