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Prototipi e Concept

pubblicato il 6 ottobre 2008

Pininfarina B°

La city car elettrica sviluppata con Bollorè è pronta per la produzione

Pininfarina B°
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Francese nel cuore, italiana nelle forme, l'attesa frutto della collaborazione tra Pininfarina e il gruppo Bolloré (multinazionale con 10 miliardi di dollari di fatturato e 35 mila dipendenti) ha visto finalmente la luce al Salone di Parigi e ha suscitato interesse e consensi per lo stile, soprattutto perché è capace di integrare in una forma familiare e armonica soluzioni tecniche molto avanzate.

La ricorda molte city car però, tanto per cominciare, il tetto e il cofano sono ricoperti di celle solari per assicurare una seppure minima parte della ricarica per la batteria al litio polimeri di metallo. Quest'ultima è diversa da quelle agli ioni di litio e, secondo il Costruttore, superiore per capacità di ricarica e stabilità termica ovvero i due aspetti critici per il decollo definitivo della vettura elettrica. Inoltre è solida e quindi non c'è il rischio di fuoriuscita di gas e liquidi oppure di infiammabilità in caso di urto.

Frutto di 15 anni di ricerca, il pacco è prodotto dalla Batscap (una sussidiaria del gruppo Bolloré) in Bretagna (Ergué-Gaberic) e in Canada (Montréal), eroga una tensione di 410 Volt, pesa 300 kg ed è sistemato sotto il pavimento. Secondo il Costruttore, è garantito per 200 mila chilometri e può essere ricaricato dalla presa domestica in poche ore oppure, in modo ancora più veloce, dalle colonnine pubbliche. Ma la specialità della Bolloré sta soprattutto nei condensatori e questa tecnologia è stata applicata anche sulla B° nei supercapacitori che immagazzinano l'energia recuperata in frenata e la restituiscono non appena si riaccelera. In questo modo le batterie sono meno sollecitate e l'autonomia aumento fino ad oltre 250 km. Anche le prestazioni offerte dal motore elettrico dotato di cambio automatico sono interessanti, con una velocità massima limitata elettronicamente di 130 km/h e un'accelerazione da 0 a 60 km/h in 6,3 secondi.

Il piano prevede la produzione in serie a Torino già dalla fine del 2009 per la commercializzazione della B° con il marchio Pininfarina, ma il grave lutto che ha colpito la storica famiglia di carrozzieri ha aggravato la crisi del Gruppo italiano mettendo a rischio l'investimento previsto all'atto della firma dell'accordo in 150 milioni di euro per una capacità produttiva di 15 mila vetture all'anno. Sprecare un asso così sarebbe davvero un peccato.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Prototipi e Concept


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