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pubblicato il 6 ottobre 2008

L'ACI ed i blocchi del traffico

Dalla parte del buon senso

L'ACI ed i blocchi del traffico

L'ACI, in suo recentissimo comunicato, denuncia che nel 2007 i blocchi del traffico sono costati agli automobilisti dei grandi Comuni 64 milioni di euro per ciascun giorno di blocco.

"Basta con i blocchi del traffico. Gli automobilisti non li sopportano più perché sono inutili e costosi". Non sono parole di un qualsiasi automobilista bensì di Enrico Gelpi, Presidente dell'ACI, che bolla come "demagogici" e "di facciata" provvedimenti quali i blocchi della circolazione e le targhe alterne. "Non sono soluzioni serie, anzi: non sono affatto soluzioni", ha affermato nell'aprire i lavori della 64ma Conferenza del Traffico e della Circolazione di Riva del Garda, intitolata 'Esigenze di mobilità e salvaguardia ambientale: quale sintesi per la sostenibilità?'

"Nonostante i blocchi, le domeniche a piedi, le limitazioni alla circolazione, eco-pass e altre ingegnose trovate - ha proseguito il presidente Gelpi - l'aria che si vorrebbe rendere più pulita continua a restare sporca. Ciò significa che gli interventi generalizzati di limitazione della mobilità privata non soltanto non producono benefici in termini ambientali ma si fanno sentire anche nelle tasche degli italiani."

Queste parole sono effettivamente e finalmente allineate a quelle di coloro che da tempo sostengono, senza nascondere le responsabilità dell'auto, che questa è responsabile solo in minima parte dell'inquinamento nelle grandi città e che le cause sono ben diverse.

L'Aci, punta oggi l'indice sui principali responsabili dell'inquinamento: le centrali elettriche (che producono il 25% della CO2), i riscaldamenti domestici (23%), le industrie (19%), contro il 5,5% delle auto.

Ad onor del vero i dati relativi all'automobile sono superiori e, comunque, la percentuale del 5,5% si riferisce al solo trasporto privato. Il dato relativo al trasporto su gomma (trasporto pubblico + trasporto merci) si attesta attorno al 25%; inoltre fra le voci surriferite non sono stati menzionati mezzi di trasporto altamente inquinanti come aerei, navi e treni che da soli pesavano, già lo scorso anno, per un buon 15%

"Sono anni ormai - ha sottolineato Gelpi - che la soluzione più semplice e più comoda per le amministrazioni locali è limitare l'uso dell'auto privata, per questo valutiamo positivamente l'intenzione del Comune di Roma di non replicare il provvedimento delle targhe alterne" con l'invito ad un ripensamento anche agli altri Comuni.

I provvedimenti "targhe alterne" o blocchi per euro 0, 1, 2 e per i diesel euro 4 senza filtro antiparticolato, suonano, demagogici in quanto non risolutivi; iniqui nei confronti di coloro che non possono permettersi una euro 4 e di coloro che, pur avendola, l'hanno acquistata senza FAP a causa della mancanza di disposizioni precise e tempestive e, ancora di più, nei confronti di coloro che in buona fede hanno montato il FAP, ma non possono omologarlo a libretto in quanto, benché tecnicamente compatibile, le norme non prevedono una simile opzione.

Nel prosieguo dell'intervento, il Presidente dell'Aci chiede "l'emanazione di una norma quadro che stabilisca a livello nazionale criteri uniformi in base ai quali le autorità comunali possano predisporre provvedimenti di limitazione della circolazione" e sottolinea come "nel nostro Paese gli ingressi a pagamento nei centri storici scontentano i cittadini, non producono alcun beneficio concreto sull'ambiente, alimentano il dubbio che i Comuni se ne servano per alimentare le proprie casse, come nel caso delle multe".

Lo scorso anno, ogni giorno di sosta "forzata" dei circa 5,2 milioni di veicoli non "euro 4" (il 72% del totale) che circolano nei dieci comuni italiani più grandi è costata alle famiglie italiane, come accennato in apertura, oltre 64 milioni di Euro ai quali va aggiunto l'esborso per il mezzo (autobus, metro o taxi) che si è dovuto comunque utilizzare per muoversi".

Forse sarebbe effettivamente il caso che, al di là delle dichiarazioni e delle prese di coscienza che fanno sempre ben sperare, si metta mano al problema dell'aria iniziando proprio dai grandi inquinatori: si pensi ad esempio a quante sono le caldaie a gasolio che scaldano edifici privati e pubblici che hanno al loro interno le tubazioni del metano per uso cucina; ancora ci si chiede se le norme relative alle emissioni di navi ed aerei siano così stringenti come quelle relative alle auto; e siamo sicuri che le industrie nel loro complesso rispettino le normative vigenti? Ed ancora - in conclusione - cosa si aspetta a creare diversificazione attuando, con la gradualità connessa alla nota penuria di mezzi del bilancio nazionale, un programma, serio, di trasporti su ferro sulle grandi direttrici extraurbane ed efficienti sistemi di trasporto pubblico all'interno delle aree urbane?

Giusto chiedere all'automobilista di fare la sua parte; intollerabile continuare a puntare il dito ed a chiedere solo a lui. L'uso consapevole dell'auto passa attraverso la consapevolezza di poter contare su alternative quanto meno decenti.

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Attualità


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