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pubblicato il 19 agosto 2008

Il Gruppo Fiat tra BMW e Jaguar

I giochi del prestigio

Il Gruppo Fiat tra BMW e Jaguar

Gli ottimi risultati degli ultimi anni la dicono lunga. Il Fiat Group sembra ha abbia intrapreso la direzione che cercava da tempo, con gli uomini giusti al posto giusto. Ed è grazie a loro che il Gruppo ha riacquisito credibilità in campo internazionale, al punto che sia la Tata sia la BMW non hanno avuto remore nel legarsi, a vario termine, con il Costruttore torinese, ponendo le basi per un futuro florido di idee. E proprio di queste vogliamo parlare. Dopo quasi quarant'anni di proprietà di Lancia, e dopo oltre venti di patronato su Alfa Romeo, è ora che "mamma Fiat" dia ai propri marchi la capacità di correre da soli.

IL POLO JAGUAR-LANCIA
Gli accordi Fiat-Tata, seppur offuscati da avvenimenti più recenti, restano quelli che offrono la maggior possibilità di sviluppo. Tata, infatti, pur essendo un colosso dell'emergente industria orientale, ha ancora molto da imparare su come "si fanno" le auto. Soprattutto dal punto di vista puramente tecnico, del feeling e delle sensazioni trasmesse agli occupanti. Avrebbe quindi, tutto da imparare da Fiat, nella cui galassia, non dimentichiamo, orbitano anche i tecnici di Iveco, Ferrari e Maserati, che nonostante tutto, rappresentano ancora il gota della progettazione. Questo aprirebbe a Fiat l'opportunità di sfruttare l'accordo in maniera diversa, magari utilizzando TECONOLOGIE Jaguar per rilanciare il marchio Lancia.
Non dimentichiamo che, storicamente, le Lancia d'alta gamma erano auto che nulla avevano da invidiare alle ammiraglie inglesi e le Jaguar del futuro - notoriamente private della tecnologia Ford - potrebbero condividernee le basi. Si ridurrebbero i costi di sviluppo e industrializzazione dei nuovi modelli e per Lancia sarebbe l'opportunità per ricostituire una gamma d'èlite autonoma rispetto al Fiat Group, con una una nuova Flaminia, da declinare in versione berlina, coupè e spider. Il tutto, unito ai progetti di riedizione della Thema di cui si parla da un po' - e che potrebbe facilmente nascere dal pianale della nuova Alfa 159 - e dalla futura Ypsilon che avrà più spazio e cinque porte, permetterà il riposizionamento verso l'alto della ex Casa di Chivasso. Si otterrebbe, quindi, una ventaglio completo con Ypsilon, Delta e Thema tra le trazioni anteriori di derivazione generalista (Fiat) e le Flaminia berlina, coupè e spider, a trazione posteriore con motori plurifrazionati, realizzate in jonint-venture con Jaguar.

IL POLO ALFA-BMW
Ci uniamo al fiume di parole spese su quest'accordo, per rifare un breve punto sui possibili scenari futuri. BMW sarebbe per Fiat come la manna dal cielo: vanta una nutrita gamma di propulsori, efficienti e di recente progettazione, che i tecnici potrebbero "alfizzare" con poche mosse, ottenendo ottime unità. E sarebbe un'assicurazione sui nuovi plurifrazionati del Biscione. Dal punto di vista tecnico telaistico, fatta salva la futura 159, che ormai è noto che sarà sviluppata sul pianale modulare di derivazione Bravo, si aprono interessanti possibilità sulla gamma più alta. La 169 si dice che "non sarà a trazione anteriore", il che significa che potrebbe essere un'integrale o una posteriore. A noi piace la seconda ipotesi e, anzi, ci piacerebbe veder nascere la 169 sul pianale della futura Serie 5, così da garantirle una base che sarebbe una garanzia dal punto di vista dell'efficienza generale e della guidabilità (evitando il grave errore di valutazione fatto a suo tempo con l'elefantiaca 159 di derivazioe GM), magari con una declinazione coupè e spider, ridando lustro alle grosse sportive Alfa a trazione posteriore (ricordate la 2600 Sprint?).

IL RUOLO DI MASERATI
In questo scenario, la Casa di Modena assume un ruolo tutt'altro che marginale. Forte dell'onda degli ultimi anni, Maserati non può permettersi di perdere il treno del successo e deve farlo battendo su due fronti: la Quattroporte "compatta", per la quale ci sarebbe solo l'imbarazzo della scelta tra Jaguar e BMW, e la fornitura di tecnologia per gli altri marchi. In quest'ultimo caso, è emblematico il successo di critica e di pubblico ottenuto dall'Alfa Romeo 8C, nata proprio su tecnologia Maserati. Seguendo la stessa linea, potrebbe nascere una nuova Lancia Aurelia Spider, modello essenziale e ad alte prestazioni che per Lancia sarebbe la quadratura del cerchio e addirittura lo sviluppo, sulla stessa base, di una futura Jaguar E-Type, indimenticato modello di Conventry che, nonostante gli svariati tentativi, non mai trovato un degno sostituto.

IL RUOLO DI FIAT
Abbiamo dimenticato, in quest'andirivieni di ipotesi, il ruolo della Casa madre. Dal riposizionamento di Alfa e Lancia, Fiat guadagnerebbe notevole libertà di movimento, al punto da giustificare la riesumazione di due marchi storici: Innocenti e Autobianchi. Innocenti potrebbe vestire le compatte low cost che sono in avanzata fase di sviluppo, creando una sotto-gamma completa e articolata che non inquinerebbe l'immagine in crescita di Fiat. Anche se questo, a dir il vero, si scontrerebbe con l'idea di utilizzare al proposito il nome Uno, che è legato indissolubilmente al marchio Fiat.
Altra storia sarebbe quella di Autobianchi. Lasciato libero un segmento da parte di Lancia, con una Ypsilon più grande e a cinque porte, Autobianchi potrebbe proporre una compatta esclusivamente tre porte su base Alfa MiTo. Nascerebbe, così, un trittico di vetturette divertenti e d'immagine con base comune: la MiTo, la futura Mini e - si spera - la nuova Autobianchi A112.

LA VERITA'
Abbiamo giocato, lo ammettiamo. In realtà una rivoluzione tanto radicale delle metodologie produttive, come quella proposta, per una grande azienda come Fiat, richiederebbe anni e tanti, tantissimi investimenti. Si dovrebbero rivedere le linee produttive e costruire nuovi stabilimenti, ancora più flessibili degli attuali. Oppure si deve delegare all'estero: chissà magari in giorno le grosse Lancia saranno prodotte direttamente dalla Jaguar , in Inghilterra (che guardacaso è il mercato più ostico per la Casa torinese). Ma è fantasia, sono congetture estive condite con tanta passione. Insomma, sognare non costa niente. Lasciateci la possibilità di immaginare un futuro finalmente radioso per la nostra Industria nazionale.

Autore: Salvatore Loiacono

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