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Retrospettive

pubblicato il 9 agosto 2008

Auto in miniatura

Modellismo, Collezionismo o tutti e due?

Auto in miniatura

Modellismo e collezionismo sono due mondi solo apparentemente coincidenti, comunque caratterizzati dal comune denominatore della passione per l'auto, vera o modello che sia.
Dai primi anni del secolo scorso la costruzione di giocattoli inizialmente elementari e via via sempre meno approssimativi ha marciato di pari passo con l'evoluzione dell'automobile. Come nelle Esposizioni e nei Saloni si trovavano vetture capaci di affascinare padri in spolverino, così gli occhi sgranati dei ragazzi di allora ammiravano giocattoli che, inizialmente di latta, divenivano anno dopo anno sempre più sofisticati, gradevoli e fedeli agli originali.

DALL'ORIGINE AL PROGRESSO
Con l'affinarsi delle tecniche di riproduzione ed il conseguente miglioramento del prodotto ecco affiancarsi al tradizionale giocattolo vagamente simile all'originale, l'offerta delle prime scatole di montaggio dapprima degli stessi giocattoli in latta (celebri le scatole Schuco degli anni '50 del secolo scorso). Qualche anno dopo, queste scatole vennero prima affiancate e poi sostituite da kit in plastica assai migliori, come fedeltà e finezza di linee e particolari, dei modelli die-cast riproducenti il medesimo mezzo.
Fino all'inizio degli anni '90 il mondo del modellismo si era sviluppato su due binari ben distinti, il pressofuso, ovvero il modello pronto, da una parte ed i kit in plastica dall'altra.

Da metà anni '80 in poi, ha iniziato a svilupparsi il settore dei modelli speciali prodotti in serie limitata, tanto in resina quanto in metallo bianco, da pochi artigiani che mettevano in commercio le loro realizzazioni prevalentemente in scala 1/43, a prezzi decisamente elevati; tempo, tecnologia e materiali hanno infine ridotto le differenze di qualità fra la produzione di grande serie e gli speciali.

OGGI
Grazie principalmente al Made in China e, più in generale, al made in Far East - che coniugano bassi costi di investimento e produzione con mano d'opera di grande qualità, il costruttore di modelli die-cast é in condizione di offrire modelli, anche di grande pregio, a costi più che accettabili.
Contemporaneamente i patiti delle scatole di montaggio hanno registrato con piacere l'arrivo dei cosiddetti "transkit", confezioni contenenti particolari aggiuntivi in grado di elevare in modo anche considerevole il livello dei loro modelli. Questi transkit sono prodotti da poche Case costruttrici delle stesse scatole di montaggio e da un certo numero di artigiani prevalentemente occidentali, est-europei e giapponesi ai quali più recentemente si sono aggiunte aziende cinesi. Questa realtà ci porta quindi alla domanda contenuta nel titolo: perchè costruire e magari elaborare un modello che si può trovare - di simile livello - già pronto? Alcune considerazioni possono spiegare la differenza fra collezionismo e modellismo.

PARALLELISMI
Trasferiamoci per un attimo in Inghilterra, paese del bengodi automobilistico nel cui humus è nato e gode di ottima salute il fenomeno delle auto - vere in questo caso - in kit. La legge inglese consente ad ogni vero appassionato di meccanica e bricolage di assemblare nel proprio garage l'oggetto dei suoi desideri. A fianco di questo appassionato praticante vive il collezionista il quale soddisfa la sua passione attraverso l'acquisto.

Quale dei due, mettendosi al volante, si godrà maggiormente e sentirà più sua la propria auto?
In realtà non esiste una risposta univoca: ciascuna categoria sosterrà a buon diritto le proprie ragioni sinchè entrambe non verranno affrontate da una terza figura, quella di colui che, amando confrontarsi con dadi, chiavi ed estrattori, sia di volta in volta, meccanico e bricoleur, tappezziere ed ebanista e, alla fine, collezionista delle auto da lui restaurate.

Dopo questa premessa possiamo ora tornare nel mondo del modellismo. Esattamente come il meccanico-bricoleur, il modellista - a qualsiasi livello di specializzazione esso sia - ama il fare, il costruire, il superare le difficoltà insite nella realizzazione ed elaborazione del proprio modello. Ad opera finita il modellista potrebbe anche trovare un collezionista pronto ad acquistare il modello al quale sono state dedicate decine o centinaia di ore: sarebbe disposto a cederlo pur in presenza di una offerta congrua?
Sarebbe, il nostro suddetto amico inglese, disposto a vendere la propria Catheram (Lotus) Super Seven dopo uno o due anni di lavoro, di ricerca proprio di quel volante Motolita, di quei cerchi Minilite, di quei sedili in pelle e carbonio e di quel kit di potenziamento al cui acquisto ha magari sacrificato una vacanza?
Probabilmente in entrambi i casi la risposta sarebbe stata un bel NO.

E così, di realizzazione in realizzazione, il modellista colleziona i "suoi" pezzi nella consapevolezza, magari solo per se stesso, che essi sono unici e non potranno essere posseduti da nessun'altro. Il collezionista potrà viceversa acquistare pezzi forse più pregiati, ma difficilmente potrà avere dei "pezzi unici" a meno che non possa sborsare somme anche a cinque cifre a fronte di modelli prodotti, magari in esemplare unico, da uno dei 15 o venti modellisti di fama mondiale che spesso operano su ordinazione.

Altro motivo di interesse risiede nella scoperta delle motivazioni che spingono tanto il modellista quanto il collezionista a "costruire" le loro collezioni in base a criteri del tutto personali e spesso estemporanei. Chi affronta questo hobby, che alla fine può dare dipendenza, deve - come dice qualcuno - porsi delle domande e darsi delle risposte, cosa che noi cerchiamo di fare subito:

L'approccio umorale (della serie: mi piace! lo compro.)
Questo approccio porterà a formare una collezione eterogenea che dopo un certo tempo però rivelerà - è un elemento di statistica comportamentale - le preferenze del collezionista: se questi predilige un certo tipo di vettura, ad es. i coupé, è inevitabile che alla fine, anche senza alcuna preventiva selezione, si trovi a riordinare una collezione composta al 70-80% proprio da questo tipo di auto. Questo comportamento privilegia il piacere del momento e può portare, alla fine, a qualche lacuna che, a seconda della personalità del modellista o collezionista, verrà ignorata, sopportata o nei casi di maggior passione e possibilità, colmata con più o meno affanno.

L'approccio razionale
Una volta individuato il tema che più ci appassiona, potremo affrontare collezioni per marca (ad es. tutte le Ferrari o tutte le Alfa o le Abarth o le Porsche e così via), per eventi (tutte le auto della categoria X che hanno partecipato alla Mille Miglia o alla Targa Florio o alla 24 Ore di Le Mans o ancora al Rallye di Montecarlo ecc.), per livrea specifica (tutte auto della Polizia italiana o della CRI o tutti i furgoni commerciali pubblicitari anni 50, o tutti i mezzi di quel corpo dell'Esercito ecc), per destinazione d'uso (tutti i taxi italiani, tutti i mezzi movimento terra, tutte le ambulanze ecc.), per vetustà (ricerca di modelli rari e obsoleti) per origine (ad esempio i modllie potremmo continuare ancora a lungo...
A proposito di razionalità e praticità vanno ricordati i modelli distribuiti in edicola che permettono di formare collezioni con dispendio di tempo e danaro relativi; in questo caso i vantaggi sono quelli dell'organizzazione della collezione (c'è chi ha pensato ed organizzato tutto al posto nostro), del costo (attorno ai 9 euro per l'1/43 e circa 19 per l'1/18), del tempo (non si gira per negozi), qualità ( pur non essendo degli "speciali" i modelli in vendita di solito hanno una loro dignità e, con un po' di pazienza e manualità, possono essere migliorati); gli svantaggi sono per taluni paradossalmente rappresentati dai vantaggi testè enunciati, in particolare organizzazione (viene tolto il piacere di organizzare la propria collezione!), tempo (viene meno il piacere della ricerca), qualità (che non sarà mai quella di uno special).

La scala
Dipende dai gusti personali e dallo spazio a disposizione che alla fine spesso e volentieri si rivela scarso! Le grandi scale (dall'1/12 all'1/5) sono impegnative sia per lo spazio che occupano, e sia per il prezzo (prodotti che non sembrino giocattoli comportano esborsi spesso importanti); la produzione è di nicchia e rappresenta modelli altrettanto di nicchia (Ferrari di alcuni tipi, McLaren, Porsche, Ford GT 40 e così via). In queste scale va ricordato il fenomeno delle vendite in edicola - o in abbonamento - di auto e moto in kit, le cui uscite tendono ad essere dilatate nel tempo a soli fini di cassa; ad esempio, 90 uscite a 10 euro: a prima impressione sembrerà di spendere poco ed anche di avere qualcosa di particolare mentre in realtà si scopre, di solito poco tempo dopo l'ultima uscita in edicola, che il kit acquistato goccia a goccia si può acquistare in negozio ad un costo notevolmente inferiore. Le scale intermede (dall'1/24 all'1/16); qui la situazione migliora su tutta la linea: si trovano pochi modelli "Die Cast" in scala 1/24 e moltissimi in scala 1/18 (da qualche anno questa scala conosce un periodo di fortuna che non accenna a diminuire) mentre copiosissima è la produzione di kits in 1/24, 1/20 ed 1/16, in gran parte giapponese ed americana (con presenza - fra gli altri - anche di produttori italiani, francesi e tedeschi); non c'é che l'imbarazzo della scelta sia nel "pronto" e sia nei kit migliorabili, come si accennava in apertura, con l'utilizzo di specifici trans-kit. L'1/32 è una scala particolare, dedicata al mondo delle piste elettriche, famose le Scalextric; i modelli di questa scala hanno raggiunto livelli di perfezione e rifinitura tali da essere diventati veri e propri oggetti di culto che mai calcheranno le piste per le quali sono stati progettati. L'1/43 è, per definizione, la scala di riferimento del collezionista tradizionale: in questa scala, la prima ad essere prodotta su base industriale, non c'è cosa che non si trovi: tutto viene riprodotto in tempo reale (talvolta anche prima del lancio sul mercato dell'auto vera) tutto è rintracciabile e quasi tutto acquistabile anche se, talvolta, a prezzi molto consistenti (si pensi, ad esempio,alle quotazioni raggiunte dai gift set della Corgy Toys o da alcuni modelli della Solido e della Mercury!). L'1/87 o HO comprende modelli che, inizialmente nati per completare plastici ferroviari, hanno poi trovato un proprio, autonomo posto al sole.

Una volta decisi tema e scala, di che cosa abbiamo bisogno?
Prima ancora che nei modelli, bisogna investire in una vetrina. Ce ne sono per tutte le tasche, di tutte le dimensioni e fogge, costruite con i materiali che vanno dal perspex al plexiglas passando per vetro, mezzo cristallo e cristallo (in certi casi l'acquisto di una argentiera può risolvere, con spesa modica, il nostro problema inserendosi senza grossi traumi nell'arredamento casalingo). Il possesso della vetrina risolve solo parzialmente il problema "polvere" le cui particelle sono dispettosamente in sospensione nell'aria che, essendo un fluido, entra dappertutto! Ergo: o la vetrina ha guarnizioni in gomma sulle battute degli sportelli (quando mai? solo se è fatta su misura!!) oppure, più semplicemente, dovrete acquistare un set di pulizia composto da alcuni ottimi pennelli per eliminare la polvere (per l'esterno dei modelli andrà benissimo un pennello da barba, magari di tasso, per gli interni dei pennelli da pittore o da modellismo in tasso o martora), una pompetta ad aria (da usare - ancor prima dei pennelli - per gli interni) alcuni straccetti morbidi che non lascino peli, dei liquidi detergenti non aggressivi da usare con parsimonia ed infine una pasta abrasiva finissima per lucidare, togliere opacità alle superfici trasparenti o alle stesse carrozzerie (solo quelle senza decalcomanie o tampografie!) etc.

A questo punto, con idee più chiare e portafoglio pronto ad essere colpito, chi vuole può iniziare la sua collezione e, visto che OmniAuto.it sta meditando l'apertura di una specifica rubrica, Vostri commenti e suggerimenti risulteranno estremamente graditi!

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , lifestyle , targa florio


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