dalla Home

Mercato

pubblicato il 5 agosto 2008

Abarth è anche "Entertainment"

Intervista esclusiva a Luca De Meo, A.D. di Abarth Automobiles Spa

Abarth è anche "Entertainment"
Galleria fotografica - Fiat 500 AbarthGalleria fotografica - Fiat 500 Abarth
  • Fiat 500 Abarth - anteprima 1
  • Fiat 500 Abarth - anteprima 2
  • Fiat 500 Abarth - anteprima 3
  • Fiat 500 Abarth - anteprima 4
  • Fiat 500 Abarth - anteprima 5
  • Fiat 500 Abarth - anteprima 6

Il rilancio della marca Abarth sul mercato, aldilà degli aspetti e degli obiettivi commerciali, offre diverse chiavi di lettura. Alcune scontate, altre meno. Nelle quali trovano il loro spazio anche le provocazioni come: "La storia è maestra di vita". Possiamo dire la stessa cosa per la storia di una marca?
La mia risposta è naturalmente affermativa. Qualsiasi marca affermata porta con sé un bagaglio di tecnologia, di creatività, di intuzioni, di successi commerciali, di vittorie. Una dote preziosa fatta di esperienze umane che ne tracciano la storia. Il rilancio della marca Abarth trova la sua giustifcazione proprio dall'insieme di questi valori.

In un mondo in cui la filosofia dell'usa e getta condiziona i nostri comportamenti, ma anche la nostra vita, ha ancora un senso recuperare il passato?
Il legame con il passato è nel nostro DNA. Gli Italiani convivono con una storia antica ricca di testimonianze monumentali, artistiche, intellettuali, artigianali, industriali che alimentano la nostra cultura.

Mi sembra curioso, oltre che apprezzabile, che a gestire la strategia del passato remoto sia proprio un manager giovane come lei. Si può parlare della "sindrome dello specchietto retrovisore"? Qual è il suo pensiero in proposito?
Quello che lei definisce come "sindrome dello specchietto retrovisore", mi consente di completare la domanda precedente, spiegando le ragioni della nostra scelta strategica. Le marche del Gruppo: Abarth, Afa Romeo, Lancia, Ferrari, Maserati, la stessa FIAT, singolarmente, rappresentano una grande eredità storica che si tarsforma in una fonte di ispirazione per le attività presenti e future, garantendone soprattutto la continuità. La fortuna di potere guardare anche dietro di noi, attingendo alle nostre storie, si traduce in un vantaggio per le scelte di oggi e di domani.

Non crede che il marketing attuale adottato da alcuni costruttori sia obsoleto e responsabile di un mondo che non vuole crescere come dovrebbe? Intenda, un marketing "blindato" che si ispira, a conti fatti, solo ai modelli consumistici. Un marketing, quindi, che rischia di essere schiavo di target virtuali, lontani dalla realtà?
Un marketing costruito sui target virtuali non avrebbe successo. Il marketing vero è una scienza in continua evoluzione anche se, in quanto tale, si regge su alcuni stereotipi usati come riferimento. Marketing significa capire i bisogni dei consumatori, intuirne le tendenze, trovare nuovi mercati, questo sì. In tale contesto ci può essere anche un marketing più creativo, a volte anche forzato. Ma non fuori dalle regole suggerite dalla domanda e dall'offerta.

Mi riferivo al fatto che in alcuni mercati nei quali la natalità nelle famiglie tende a diminuire, vengono ancora proposte vetture a sette posti. Per fare un esempio concreto, dai primi del '900 ad oggi, nel nostro paese la natalità è scesa da 4-5 bambini per famiglia all'attuale 1-2...
E' mia opinione che il mercato delle vetture con più di 5 posti, almeno in Italia, sia in fase calante. Lo confermano i dati di vendita. E' pur vero però, che tale fenomeno non è così accentuato in altri paesi europei dove l'indice di natalità ha numeri più alti. E dove il costume e la cultura favoriscono l'uso della macchina in modo più razionale a livello gestionale. Ne consegue che il marketing dei costruttori di automobili deve essere interpretato con un'ottica più allargata.

La sua vita professionale è caratterizzata da una carriera rapida e inarrestabile. I cacciatori di teste d'uovo la congederebbero come "enfant prodige". Qual'è stato il momento più esaltante del suo percorso manageriale?
Come può immaginare, non amo parlare molto di me. Le posso solo dire che mi ritengo un uomo fortunato al quale è stato concesso di svolgere un'attività professionale gratificante, trasformando la passione per le automobili in professione. Il momento più esaltante è stato l'evento realizzato a Torino in occasione del lancio della 500. E non mi riferisco solo allo spettacolo suggestivo allestito lungo il Po, di taglio Felliniano ed evocativo, ma alla partecipazione del pubblico nelle strade per tutta la notte coinvolta in una sorta di "amarcord" dalla presenza di centinaia di vecchie 500. Testimonianza della volontà del Gruppo Fiat di rinnovare i successi industriali e commerciali del boom degli anni post bellici. Un ricordo indelebile, mi creda, che ho vissuto con grande emozione consapevole di avere dato anche il mio contributo professionale.

Che cos'è per lei l'automobile dal punto di vista professionale?
Potrei rispondere la mia vita, dopo la famiglia, naturalmente. E non solo per i vantaggi personali derivati dal mio impegno nel settore. L'automobile per me rappresenta un oggetto complesso, interprete di tanti valori tangibili dietro i quali ci sono le idee, il lavoro di migliaia di persone, le aspettative degli automobilisti, la loro sicurezza, il rispetto per l'ambiente, la comunicazione, le sfide tecnologiche. Come dire: un esame continuo a 360° dal quale trarre molteplici stimoli.

E quale dovrebbe essere l'automobile per tutti noi nel prossimo futuro?
Sarebbe banale oltre che riduttivo, immaginare in prospettiva un unico modello di automobile ideale per tutti. L'automobile, almeno nei prossimi decenni, continuerà ad essere un prodotto creativo compatibile con le regole imposte e condivise dalle autorità internazionali e dagli stessi costruttori. Più risparmiose, più sicure, con motorizzazioni benzina, diesel, ibride o con nuovi carburanti tra i quali citerei soprattutto anche il metano. E soprattutto ricco di proposte. Di nuovi modelli come risposta ai molteplici usi.

Torniamo a parlare della Abarth la creatura alla quale oggi lei deve riservare molte cure. Mi permetto di chiederle, chi è stato all'interno del Gruppo Fiat a volere fortemente il rilancio di questa marca ricca di blasone. E perché? Con quali rischi aziendali, e con quali prospettive?
Non è un mistero. Come spesso succede le buone idee nascono con la rapidità dei funghi porcini dopo la pioggia. Nello specifico le posso confermare che tale idea è nata un sabato mattina di due anni fa, parlandone con Antonio Labate, l'uomo che segue oggi lo sviluppo della marca, e successivamente con Sergio Marchionne, noto decisionista capace di dare risposte immediate ai quesiti, cui spetta il merito di avere rilanciato il Gruppo. Anche in questa circostanza ci fu pieno accordo tra noi e immediato entusiasmo. Quest'ultimo alimentato dalla certezza di alcuni numeri che avevano fatto grande la Marca negli 60: 15.000 Abarth vendute nei vari modelli di cui ben 5.000 impegnate nelle corse di tutto il mondo.

La presenza dell'Abarth nel Trofeo monomarca in abbinamento con il "Ferrari Challange", potrà penalizzare se non proprio oscurare, la vocazione corsaiola dell'Alfa Romeo negli anni a venire?
In breve: il primo nostro obiettivo è stato quello di dare la giusta visibilità alla Punto nei Rally, con successo, il successivo quello di lanciare la 500 Abarth ritenendola una vettura da pista ideale per piloti neofiti o comunque appassionati delle competizioni su pista. Sostenuti dall'idea di potere riprendere lo spirito propedeutico della marca negli anni di gloria. Naturalmente, mi sento di ringraziare una volta di più la Ferrari per avere favorito l'abbinamento del nostro Trofeo monomarca al "Challenge Ferrari", ricordando che tale scelta strategica porta ulteriore arricchimento alla marca dello Scorpione e altrettanta credibilità. Aggiungo che la vocazione corsaiola dell'Alfa Romeo presente nel suo DNA, sarà valorizzata a tempo debito. Attualmente gli impegni della Casa del biscione sono indirizzati al lancio della MI.TO, ai nuovi modelli CHE VERRANNO e alla conquista di nuovi mercati.

Se confrontiamo i prezzi di listino dell'Abarth degli anni 60 con quelli dell'attuale 500, possiamo dire che quest'ultima è meno cara. Naturalmente fatte le debite considerazioni sui contenuti tecnologici, strutturali, qualitativi riferiti ai materiali e ai componenti, ai quali si aggiungono quelli prestazionali e della sicurezza attiva e passiva?
La domanda è pertinente. Quasi un "assist" per usare un termine calcistico, perché mi aiuta a ricordare che le automobili nuove che circolano attualmente sulle nostre strade, costano di meno rispetto a quelle di cinquant'anni fa. La stessa Abarth non fa eccezione. Mettendo a confronto i listini dell'epoca, di pari modello, se ne ha conferma. La versione base allora costava 595.000 lire senza il pacchetto sicurezza attiva e passiva sconosciuto per la vettura di quei tempi e una cavalleria inimmaginabile. Fatti salvi i rapporti di cilindrata. A memoria ricordo che il bicilindrico della nuova 500 anni 60, di 495 cc, maggiorato a 595 cc da Abarth, erogava una potenza di 36 CV. Mentre l'attuale di 1.400 cc turbo ne sviluppa 135 nella versione Assetto -160 CV nella versione SS e ben 200 CV nell'edizione Assetto Corse "Stile Racing" prodotta in edizione limitata in 49 unità. Mentre quella attuale costa 18.500.00 euro. Con una tecnologia di gran lunga superiore che comprende anche tutto il pacchetto sicurezza, come si è detto e una serie di accessori presenti sulle vetture di segmento superiore.

Come è stata accolta dalla rete la 500 Abarth?
Alla grande. Alla fine settembre di ques'anno chiuderemo con 3500 vetture immatricolate e con una produzione nell'anno di 5000 unità in linea con le nostre aspettative. Non me ne voglia se con una punta di orgoglio le esterno la mia soddisfazione e un pubblico grazie a tutti i collaboratori che stanno vivendo con me, giorno dopo giorno, questa splendida esperienza professionale.

Abarth è anche...
Conoscendo le sue attenzioni e le sue conoscenze per il mondo della comunicazione e per il marketing creativo, mi permetto di fornirle un esempio concreto del nostro modo di interpretare la marca in chiave innovativa: Abarth rappresenta un nuovo modo di vivere l'automobile. Intenda, una marca di entertainment che si traduce per il nostro Gruppo nell'opportunità di entrare nel mercato dell'upgrade.

Come sarà l'automobile ideale del futuro: piccola, media, ibrida, elettrica a idrogeno, più veloce, con più cavalli?
Ciò che caratterizzerà le vetture degli anni a venire, sarà la rinnovata ricerca del rapporto ottimale tra peso e potenza. Una sfida iniziata con l'avvento della Alfa Romeo 158 da competizione passata alla storia come Alfetta, a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale davvero innovativa rispetto alle vetture spinte da propulsori con cilindrate esagerate e troppo pesanti. Resta il fatto che la velocità fine a se stessa sarà un obiettivo sempre più circoscritto al mondo delle corse nel quale la nostra Abarth sarà protagonista come lo fu negli anni 60 per i piloti che iniziavano la loro attività sportiva senza doversi svenare per coprire le spese.

Galleria fotografica - Le Officine AbarthGalleria fotografica - Le Officine Abarth
  • Le Officine Abarth - anteprima 1
  • Le Officine Abarth - anteprima 2
  • Le Officine Abarth - anteprima 3
  • Le Officine Abarth - anteprima 4
  • Le Officine Abarth - anteprima 5
  • Le Officine Abarth - anteprima 6
Galleria fotografica - Fiat Grande Punto AbarthGalleria fotografica - Fiat Grande Punto Abarth
  • Fiat Grande Punto Abarth - anteprima 1
  • Fiat Grande Punto Abarth - anteprima 2
  • Fiat Grande Punto Abarth - anteprima 3
  • Fiat Grande Punto Abarth - anteprima 4
  • Fiat Grande Punto Abarth - anteprima 5
  • Fiat Grande Punto Abarth - anteprima 6

Autore: Claudio Casaroli

Tag: Mercato , Abarth , VIP


Top