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Retrospettive

pubblicato il 25 luglio 2008

Scarab Mk I: "la più bella e veloce sport mai costruita negli USA"

Il ricordo del mito alla Mille Miglia 2005

Scarab Mk I: "la più bella e veloce sport mai costruita negli USA"
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Per chi ha nel cuore e nella mente la passione, la malattia, il tarlo chiamato automobile sa bene cosa significhino i ricordi d'infanzia, le prime vetture su cui cade l'interesse del futuro appassionato, i latrati dei motori da corsa uditi durante la prima visita al circuito, l'odore di benzina bruciata, di olio esausto e di gomma lasciata sull'asfalto. Si tratta di un "imprinting" fondamentale e indelebile, guidato dal caso o dalla mano sapiente di un padre altrettanto "malato", che forma spesso i gusti e le predilezioni di chi non saprà fare a meno di auto: vere, sognate, guidate, ammirate, studiate, inventate, amate, odiate, bramate o solo incontrate.

Quello che vogliamo raccontarvi non è esattamente un ricordo di gioventù, visto che risale alla Mille Miglia 2005, ma è certamente un episodio che ha segnato per sempre il nostro modo di vedere le auto storiche e le rievocazioni di famose corse del passato. Quello che ci risuona ancora nei timpani è infatti il rombo cupo e potentissimo emesso dalla Scarab Mk I al momento della partenza della Mille Miglia 2005 in Viale Venezia, a Brescia.

Seguendo l'ordine cronologico di avvio che contraddistingue la classica "Freccia Rossa", la Scarab Mk I Sport del '57 si presenta sulla pedana di partenza fra le ultime vetture iscritte, con il numero di gara 331. In realtà l'auto è a tutti gli effetti un modello del 1958 che mai ha corso sulle strade italiane e la sua inclusione fra le storiche della Mille Miglia (1927-1957) lascia per lo meno perplessi, ma non stiamo a sottilizzare...

Proprio quando il pubblico sulle tribune sta per abbandonare le postazioni l'azzurra Scarab lancia un urlo nella notte bresciana che fa trasalire i più, facendo loro accapponare le pelle e sovrastando il ruggito più potente udito fino a quel momento, quello di una Alfa Romeo 8C 2300 Monza del '32. L'orgoglioso proprietario e pilota statunitense Don Orosco pigia sull'acceleratore e nell'arco di cento metri il V8 di origini Chevrolet sprigiona buona parte dei suoi 440 CV per lanciarsi verso i 1.600 chilometri di gara e deliziare l'udito dei presenti. Un misto di borbottio sordo, di rombo di tuono e di urlo lacerante fende l'aria della festa e annuncia a tutti la partenza di una delle più potenti, rare e selvagge vetture Sport che l'America abbia mai prodotto.

Maniacalmente restaurata e conservata dal collezionista americano, questa Scarab Mk I è una delle tre realizzate alla fine degli anni Cinquanta da Lance Reventlow, nobile e ricco pilota statunitense, team manager e costruttore molto legato al mondo del cinema di Hollywood. Nato nel 1936 dal secondo matrimonio dell'ereditiera Barbara Hutton (che ebbe fra i suoi 7 mariti anche l'attore Cary Grant), Reventlow entra presto in contatto con il mondo delle corse grazie ai patrigni Igor Troubetzkoy, vincitore della Targa Florio '48, e Porfirio Rubirosa, noto playboy e corridore professionista del primo dopoguerra. La passione comune per le corse e le belle auto gli fanno guadagnare l'amicizia di James Dean e, dopo una parentesi di gare in Europa, torna a Venice, California, per fondare il proprio marchio Scarab di auto da competizione.

L'idea di base della Scarab è essenziale e vincente: costruire attorno ai potenti V8 Chevrolet i telai più leggeri e robusti, rivestirli con una minimale carrozzeria aperta e adottare moderne sospensioni con ponte De Dion posteriore. Grazie al contributo di specialisti come Dick Troutman, Tom Barnes, Jim Travers, Frank Coon, Ken Miles e Chuck Daigh, i risultati non si fanno attendere e le prime vittorie contro le Lister Jaguar di Briggs Cunningham arrivano nella stagione '58 del campionato SCCA: le gare di Thompson, Montgomery, Riverside, Laguna Seca, Meadowale e Nassau Trophy vanno alla Scarab. La vittoria più significativa è quella nel Riverside International Grand Prix, dove Daigh batte un folto gruppo di concorrenti internazionali fra cui Phil Hill su Ferrari.

Il segreto della Scarab Mk I sta soprattutto nel motore Chevrolet che, preso dalla Corvette, viene opportunamente modificato dalla Traco Engineering di Travers e Coon; la cilindrata passa dagli originari 4,6 a 5,5 litri, l'alimentazione viene fornita da un impianto di iniezione Hilborn e l'aspirazione passa attraverso otto splendidi tromboncini. In questo modo la potenza sale a valori oscillanti fra i 360 e i 385 cavalli, con punte di 440 CV per le ultime evoluzioni. Il telaio in tubi di acciaio al cromo-molibdeno pesa solo 59 kg e, con la leggera carrozzeria tondeggiante in alluminio (disegnata dallo studente d'arte Chuck Pelly), porta la massa totale della Scarab Mk I a quota 860 chili.

Questa belva scatenata, già definita da Road & Track "la più bella e veloce sport mai costruita negli USA" urla stentorea in questa magica sera di maggio, incurante del fatto che le varie Ferrari, Maserati e Mercedes che la circondano hanno quasi la metà dei suoi cavalli e che è lei, forse la più potente e veloce vettura che abbia mai preso parte alla "Brescia-Roma-Brescia".

Potenza e velocità le abbiamo potute verificare personalmente durante un rocambolesco inseguimento in moto fra le curve che portano a Urbino, ma vi possiamo assicurare che il canto dell'otto cilindri Chevrolet a scarichi liberi ha qualcosa di mistico nella sua perfezione e va ben al di là di ogni dato tecnico, numerico o prestazionale!

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