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Motorsport

pubblicato il 2 agosto 2008

“Le ire di Montezemolo” dopo il GP di F1 di Hockenheim

E' lecito ridisegnare un circus di F1 più razionale?

“Le ire di Montezemolo” dopo il GP di F1 di Hockenheim

Tra i tanti titoli pubblicati dai giornali dopo il GP di F1 di Hockenheim è apparso anche questo: "Le ire di Montezemolo", con riferimento alle inevitabili critiche del presidente della marca del Cavallino indirizzate ai responsabili della gestione corse, delle quali si è captata l'eco.

Il terzo posto di Massa e la deludente prova di Kimi Raikkonen, giunto al sesto posto e a digiuno di vittorie dal 27 aprile dopo quella nel GP di Spagna, hanno lasciato la bocca amara anche ai tifosi delle rosse convinti all'inizio di stagione, di poter puntare con facilità all'ennesimo podio iridato. L'unica incertezza sembrava riguardasse unicamente il nome del pilota che avrebbe conquistato tale titolo: Felipe Massa o il blasonato pilota finlandese campione del mondo uscente?

L'attuale classifica che vede Hamilton al comando, rimescola le carte, alla vigilia del Gp Magiaro il 3 agosto a Budapest e del successivo GP d'Italia a Monza, ai primi di settembre, determinanti per redigere previsioni più attendibili sull'esito finale del campionato. Da qui le "ire di di Montezemolo", legittimate dalla certezza che le "rosse" abbiano davanti a sé un futuro davvero in salita.

La Mercedes McLaren, con la vittoria sul circuito di casa, ha dato prova di avere eliminato le carenze tecniche che le impedivano di salire sul podio con maggiore autorevolezza, pur disponendo della formula più veloce del "circus" sui rettilinei". Merito dell'impegno e della caparbietà dei suoi tecnici, doti che si coltivano quasi sempre stando a ridosso dei primi. E' in quella posizione scomoda e frustrante che nascono i germi della riscossa. Ne sanno qualcosa i tecnici della Ferrari condannati a fare un'anticamera di 20 anni, dal 1979 in poi, prima di riconquistare il titolo iridato con Michael Schumacher. Dopo l'iride di Jody Checkter.

E' opinione di chi firma questo articolo che l'attuale interesse della F1, oggiorno, sopravviva solo grazie ad un format che garantisce alle marche un ritorno mediatico della propria immagine. Ma, paradossalmente, a prescindere dagli stessi risultati. A sostegno della tesi si può ricordare che Mercedes, BMW, Renault, Toyota, Honda, con un palmares di vittorie e di titoli non paragonabile a quello della Ferrari, hanno conquistato comunque importanti fette di mercato nei paesi dove commercializzano i propri modelli. A conferma del fatto che la F1 da anni è mero spettacolo mediatico fine a se stesso, più che l'unica fonte dalla quale attingere le ultime tecnologie, più visibili sulle vetture stradali e spesso traslate alle formule da competizione. Quindi con un processo che va in direzione opposta. Opportunamente, ci potrebbe dire.

Resta da chiedersi se nell'attuale congiuntura economica mondiale valga ancora la pena di sostenere un "circus" esasperato in tutti i suoi aspetti, pensando soprattutto a quelli economici, per inseguire il mito della velocità fine a se stessa. Sia ben chiaro, qui non si è contro le gare su pista, ma contro gli eccessi e le incongruenze. L'orientamento è più per la coerenza, a difendere la mobilità compatibile con l'ambiente, la sicurezza sulle strade, la tecnologia più sofisticata applicata alle vetture che usiamo tutti i giorni. In poche parole, il favore è per un "circus" più razionale, capace di promuovere spettacoli nei quali l'abilità dei piloti prevalga per davvero sulla consistenza dei budget che, da sempre, condizionano i loro risultati. Di questo si tratta. Come dire: un "circus" più umano nel quale trovino pari dignità le fiere ammaestrate, ma anche i clowns, gli equilibristi, gli stuntmen, ecc. Un "circus" più creativo, più stimolante, più educativo.

Bisogna ammettere però che un "circus" di questo tipo non avrebbe permesso al suo patron Bernie Ecclestone di diventare uno degli uomini più ricchi della Gran Bretagna, ma questo non ci interessa. Tanto la vita insegna che ci sarà sempre un uomo ricco più ricco di un altro, così come, secondo il compianto Flaiano, "c'è sempre un meridionale più meridionale di un altro, viaggiando da Nord verso Sud".

Autore: Claudio Casaroli

Tag: Motorsport , formula 1 , VIP , piloti


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