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Retrospettive

pubblicato il 18 luglio 2008

Bradford Classic: il re dei giaguari fuori dalla tana

La Jaguar XJ13 da 17,5 milioni di euro si esibirà all’annuale evento inglese

Bradford Classic: il re dei giaguari fuori dalla tana
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Ha un valore stimato in 14 milioni di Sterline (oltre 17,5 milioni di euro) ed è considerata una delle auto più rappresentative della storia del marchio del Giaguaro. La Jaguar XJ13 del 1966 fu sviluppata per la 24 Ore di Le Mans e rappresentò all'epoca il più estremo e avanzato progetto di sviluppo mai messo in campo dal brand. Gelosamente custodita oggi presso il museo di Jaguar Daimler Heritage Trust a Coventry questo autentico capolavoro dell'inventiva Jaguar difficilmente esce "con le sue gambe" per qualche "sgroppata". Eccezionalmente, tuttavia, sarà la protagonista dell'annuale edizione dell'evento Bradford Classic, in scena il prossimo weekend. E' probabilmente la prima volta che l'XJ13 attraverserà le strade di una città inglese.

Ad accompagnare la vettura e a raccontare la sua storia ci sarà Norman Dewis, storico collaudatore Jaguar, che si trovava proprio al volante dell'XJ13 nel 1971 sul circuito di alta velocità di Mira. Mentre era lanciato a oltre 250 km/h, il cedimento di una ruota causò un rovinoso incidente: vettura distrutta e Dewis fortemente "acciaccato".

UN VERO MOSTRO
Cinque vittorie in sette anni. Jaguar si era proclamata regina della 24 Ore di Le Mans negli anni Cinquanta. Jaguar C e Jaguar D erano state le protagoniste di questo successo. Il merito andava ascritto al motore 6 cilindri in linea di 3,4 litri di derivazione XK. Ma nel 1958 i nuovi regolamenti internazionali diminuirono le cilindrate a 3 litri, rendendo improvvisamente obsolete le pur valenti Type D di fronte alle rivali, tra cui la peggiore di tutte: la Ferrari. E non bastò, in questo scenario, lo sviluppo della versione competizione della Jaguar E, palesemente inferiore dal punto di vista competitivo.

L'idea di costruire una vettura 12 cilindri con finalità corsaiole (da cui derivare, in seguito, una versione stradale) cominciò ad essere caldeggiata da Jaguar già a metà degli Anni '50: si sarebbe trattato di sfruttare il noto 6 cilindri in linea che equipaggiava molti modelli della gamma; utilizzando due motori che avrebbero lavorato con un unico albero a camme, si sarebbe potuto ottenere un grandioso motore V12. Ma fu solo all'inizio degli Anni '60 (complice un nuovo cambio dei regolamenti) che il progetto prese seriamente corpo. Lo sviluppo fu molto lungo, tanto che dopo cinque anni, all'inizio del 1965, fu iniziata la costruzione della macchina che avrebbe dovuto segnare il grandioso ritorno del marchio del Giaguaro ai fasti di un tempo.

Furono approntati complessivamente sette motori 12 cilindri (due dei quali con specifiche da competizione), caratterizzati dalla V aperta a 60° e una cilindrata di circa 5 litri. I primi furono equipaggiati con alimentazione a carburatori ma presto si passò all'utilizzo della più efficace iniezione indiretta Lucas. La potenza massima di questo motore saliva così da 450 a 500 Cv. Ma secondo i progettisti, ci sarebbe stato spazio per ulteriori 200 CV.
Il telaio, realizzato interamente in alluminio, ospitava il motore in posizione posteriore-centrale, con il cambio solidale al differenziale a determinare un tipico schema Transaxle. Le sospensioni erano a doppi triangoli sovrapposti e la carrozzeria, pure in alluminio, garantiva un peso complessivo ben sotto i 1.000 chili. Il design, stupendo per l'epoca, era un compendio degli stilemi della E-Type ma sottoposti ad un'evoluzione in chiave assolutamente estrema per creare così un'avvenente e possente barchetta di grande efficienza aerodinamica e stabilità alle alte velocità.

Denominato XJ13, il prototipo della nuova arma Jaguar per le corse scese in pista per i primi test sul circuito di Mira nel 1967 e da subito dimostrò di avere un potenziale sensazionale. Il progetto, tuttavia, continuava ad essere mantenuto nel più stretto riserbo a causa delle paure del management che una simile auto, a livello commerciale, potesse essere d'intralcio alla vendita delle coupé 6 cilindri. Arrivò, quindi, e proprio nel momento in cui l'auto venne giudicata pronta per confrontarsi ad armi pari con Ford e Ferrari, la nuova tegola dei regolamenti: il limite di cilindrata per le vetture prototipo per la stagione 1968 fu nuovamente posto a 3 litri, decretando ufficialmente l'abbandono del progetto e la riconversione del propulsore a unità stradale per la Jaguar E.

Quando il nuovo 12 cilindri fu finalmente pronto per la produzione nel 1971, l'XJ13 si trasformò in un abile strumento di Marketing: per lanciare il motore stradale, Jaguar decise di confezionare un video pubblicitario con la XJ13 come protagonista. Ma durante le riprese, accadde il pauroso incidente che distrusse quasi completamente la macchina. Tuttavia il rottame non fu definitivamente demolito ma, contro ogni previsione, il management Jaguar decise di procedere alla sua completa ricostruzione per poi utilizzarla come show car in vari eventi dove veniva semplicemente esposta o anche guidata per il piacere degli astanti.

Qualche anno fa, un nuovo incidente la danneggiò seriamente. Riportata nel museo ufficiale di Coventry sembrava definitivamente destinata all'abbandono. Invece, ancora una volta, prevalse l'affetto verso di lei: una squadra di impiegati in pensione si occupò, con benemerito spirito di passione, della sua totale ricostruzione, a partire dal motore (l'unico sopravvissuto); operazione, quest'ultima, quanto mai ardua in quanto esso non aveva alcun componente in comune con i normali V12 di produzione. Dopo un lavoro lungo e meticoloso, nel 2006 l'XJ13 scese nuovamente in pista durante la Le Mans Classic. Nel 2007 ha preso parte al Festival of Speed di Goodwood.

Autore: Alvise-Marco Seno

Tag: Retrospettive , mostre


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