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Mercato

pubblicato il 17 luglio 2008

GM: tagli per 10 miliardi di dollari

Ecco la ricetta per superare la crisi del mercato USA

GM: tagli per 10 miliardi di dollari

Tempo di cambiamenti e di sacrifici per General Motors, il colosso americano alle prese con una preoccupante crisi sul mercato interno. L'obiettivo del management GM è quella di contenere i costi e di tagliare le spese per un ammontare di ben 10 miliardi di dollari (6,27 miliardi di euro) entro il 2009, ricorrendo alla riduzione dei posti di lavoro, a nuove operazioni finanziarie e all'aumento della liquidità.

Uno degli aspetti più critici di tutta l'operazione, è quello della riduzione del 20% al numero dei dipendenti di GM USA, in particolare dei cosiddetti "colletti bianchi" impiegati a livello gestionale, amministrativo e dirigenziale; tenuto conto che il numero di dipendenti GM in Nord America è di circa 40.000 unità, si parla qui di quasi 8.000 licenziamenti. Il drastico piano di ristrutturazione prevede poi sullo stesso fronte la sospensione di qualsiasi aumento salariale per i lavoratori nel biennio 2008-2009, l'annullamento di ogni bonus per i dirigenti e l'abolizione dell'assicurazione sanitaria per chi andrà in pensione oltre i 65 anni nel 2008.

Questi interventi, da soli, dovrebbero portare per GM ad un risparmio di 1,5 miliardi di dollari, mentre altri 2,5 miliardi di dollari di spese verrebbero eliminate con la chiusura di quattro stabilimenti nordamericani di camion. Si tratta di una mossa strategica che, assieme al tentativo di vendere del marchio Hummer, punta all'obiettivo di slegare le sorti GM dalla produzione di SUV, pick-up, furgoncini e fuoristrada che risentono pesantemente dell'aumento del prezzo dei carburanti.

L'idea di base, chiaramente espressa anche dal CEO Rick Wagoner, è quella di orientare la produzione General Motors North America verso modelli di stampo più europeo o asiatico, vale a dire (un po' come per Ford) più efficienti dal punto di vista dei consumi e delle emissioni inquinanti. In pratica anche gli automobilisti americani chiedono di poter guidare vetture più simili alle varie Opel, Saab e Chevrolet prodotte nel resto del mondo, decisamente più frugali e appetibili in questi tempi di crisi economica e petrolio a prezzi da record. Non è un caso infatti che il mercato USA sia attualmente dominato da un produttore come Toyota che propone vetture mediamente più parche nei consumi.

La mannaia dei tagli, inoltre, si abbatterà anche sui fondi destinati a marketing e vendite, sempre importanti per un costruttore automobilistico ma considerati non vitali in questo difficile frangente. Gli investimenti in questo strategico settore si limiteranno al sostegno pubblicitario del marchio e alle campagne di lancio di nuovi prodotti. Le spese per ingegneria verranno "congelate" fino al 2009 sui livelli del 2006 e questo, unito ad un accordo con i sindacati del 2007 che prevede la dilazione dei pagamenti di fondi sanità porterà ad un risparmio previsto di 6/7 miliardi di dollari.

A rendere improrogabili questi energici interventi sono stati sicuramente gli ultimi aumenti del prezzo del petrolio, la fuga in massa degli acquirenti dagli assetati "truck" e un bilancio di vendite fra i più bassi degli ultimi dieci anni. Se tutto questo non bastasse, occorre anche aggiungere il minimo storico raggiunto dalle azioni GM alla borsa di New York (9,84 dollari, il valore più basso degli ultimi 54 anni), dato che ha aumentato i timori degli investitori sulle possibilità della casa di Detroit di risollevarsi dalla crisi. Proprio a livello finanziario GM ha appena annunciato la sospensione del pagamento del dividendo sulle azioni ordinarie e la volontà di immettere sul mercato asset (valori aziendali, come marchi, progetti e know-how) e iniziative finanziarie per ottenere rapidamente liquidità fra i 4 e i 7 miliardi di dollari.

Le reazioni degli analisti finanziari americani e delle agenzie di rating più note vanno dal cauto ottimismo al velato scetticismo, tutti comunque concordi nel far dipendere la ripresa GM da una ripresa generale dell'economia USA. Tim Ghriskey, della Solaris Asset Management dichiara che "GM brucia ogni trimestre 3 miliardi di dollari di liquidità. Questa emorragia di cassa deve finire, o GM avrà grossi problemi" Moody's definisce l'iniziativa "costruttiva", ma ciò non toglie che il rating attribuito a GM sia in caduta libera, citando "le continue difficoltà che il gruppo dovrà affrontare per avere redditività dalla propria gamma di auto e crossover". Per Brian Johnson, analista della Lehman Brothers, la nuova politica di tagli GM è "relativamente credibile" ma manca della necessaria spinta al rinnovamento.

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Tag: Mercato , immatricolazioni , produzione , dall'estero , lavoro


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