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pubblicato il 9 luglio 2008

Fiat - BMW: perchè l'alleanza conviene

Dalla condivisione delle piattaforme al ritorno di Alfa Romeo in America

Fiat - BMW: perchè l'alleanza conviene

Tornano le alleanze industriali della Fiat. Anche questa volta con il plauso degli analisti e di "chi se ne intende". Il nuovo legame Fiat lo stringe con BMW, partner tedesco dalle mille qualità e fin'ora mai preso in considerazione dal management torinese. Una partnership, questa Fiat-BMW che può forse essere, a rigor di logica, particolarmente proficua. Sicuramente lo sarà più degli ultimi matrimoni del Gruppo torinese, tutti più o meno mutilati da incongruenze tecnico/commerciali o, peggio, minacciati da crisi più o meno marcate (come non ricordare le alleanze Fiat-Ford e Fiat-PSA o, peggio, la naufragata joint-venture Fiat-GM).

Analizzando la situazione dei due gruppi emerge che Fiat ha ancora da colmare un grande gap sui motori a benzina sopra il litro e mezzo e sui diesel sopra i due litri, non dispone di pianali a trazione posteriore e, se le intenzioni di sbarcare in Nord America con la nuova 500, la rinnovata gamma Alfa Romeo e i commerciali Iveco verranno attese, avrà da costruire ex novo una rete di dealers e centri di assistenza. D'altro canto, BMW soffre un'estrema targetizzazione dei prodotti, non ha esperienza sui motori a benzina sotto il litro e mezzo e sui diesel sotto due litri e deve sopportare il peso della "questione Mini", ovvero dell'industrializzazione e della produzione di una compatta a trazione anteriore, che pur essendo di nicchia, necessita di pianale, motorizzazioni e componentistica dedicata.

Un legame Fiat-BMW garantirebbe una grande integrazione tra i due gruppi. BMW risolverebbe i problemi di Fiat, portando in dote ottimi plurifrazionati benzina e diesel, pianali moderni pronti per la trazione posteriore, e un'avviata rete di officine e venditori in Stati Uniti e Canada. Fiat, per tutta risposta, regalerebbe a BMW motori di cilindrata medio-bassa e pianali predisposti per la trazione anteriore, un radicato posizionamento su alcuni mercati emergenti e la non indifferente possibilità (ma siamo nel campo del fanta-automobilismo) di dedicarsi a settori come quello dei commerciali (come fa Mercedes) e delle Gran Turismo ad elevatissime prestazioni. Il che, tradotto in termini pratici, per il Fiat Group significherebbe che l'identità Alfa Romeo sarà finalmente recuperata, con ottime unità motoristiche di base e pianali, anche compatti, a trazione posteriore; il marchio Lancia potrà avere nuove possibilità di sviluppo nei segmenti superiori, Maserati avrà solo l'imbarazzo della scelta per quanto riguarda la base della sua nuova berlina compatta e del futuro SUV e, in generale, i nuovi prodotti torinesi potranno essere promossi in America attraverso la rete BMW, il cui marchio Oltreoceano gode di un'ottima immagine. Mentre per BMW il tutto si tradurrà nell'annullamento del problema MINI, visto che la nuova compatta sarà realizzata sulla stessa base della futura Grande Punto - di cui sfrutterà anche i motori - e nella possibilità di poter accedere all'immenso bagaglio tecnico di Fiat nei segmenti inferiori, per ampliare il proprio bacino. Insomma, sembrano proprio le tessere che mancavano al puzzle dell'Automobilismo europeo.

Ma non è tutto semplice come sembra, c'è un'arma a doppio taglio: l'Alfa Romeo. Se da un lato l'Alfa sarebbe il marchio che acquisterebbe il meglio dalla nuova alleanza, per contro, incombe il grave rischio sovrapposizione proprio con BMW nei segmenti superiori e con MINI nella categoria della MiTo, con un forte rischio cannibalizzazione. Staremo a vedere.

Nei prossimi mesi verranno resi noti gli sviluppi dell'asse Torino-Monaco del quale, per ora, nè è certa solo l'esistenza. Di sicuro da tutto ciò, a prescindere dai termini, ne guadagnerà l'automobilismo europeo. La partita resta aperta.

Autore: Salvatore Loiacono

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