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pubblicato il 1 luglio 2008

Vernasca Silver Flag 2008

Dalle Formula 1 alle Granturismo, dalle barchette Sport alle Can Am: c’erano tutte!

Vernasca Silver Flag 2008
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Metti un sabato all'imbocco della Valdarda, all'ombra delle mura del borgo medievale di Castell'Arquato. Metti una strana atmosfera nell'aria, qualcosa di unico che, come per magia, ha permesso che confluissero in uno sperduto angolo d'Italia (non il circuito di Monza, non Brescia per la Mille Miglia, non Modena, cuore della Terra dei Motori, non l'esclusiva Cortina d'Ampezzo, non il circuito di Cerda vicino Palermo) la più straordinaria congenie di vetture che mai si fossero trovate a percorrere una qualsiasi strada normale. Metti, infine, lo storico percorso della salita che da Castell'Arquato si fionda dritto (quasi) come una freccia verso Lugagnano per poi virare bruscamente a sinistra e iniziare l'arrampicata verso Vernasca, su per una salita condita con tornanti, curve secche a gomito e piccoli rettifili. Si otterrà una edizione (quest'anno siamo arrivati alla n.13) della Vernasca Silver Flag, organizzata dal Club Piacentino Automotoveicoli d'Epoca. Il percorso classico della storica competizione, è stato compiuto per tre volte durante la giornata di sabato e una volta la domenica prima della lunga premiazione delle più significative auto presenti.

IL CORNO DELL'ABBONDANZA
In fin dei conti è una parata, una sfilata di quasi 200 macchine lungo un percorso di circa 9 km dove, peraltro, ben ampie sarebbero le possibilità di raggiungere (soprattutto per certe vetture) velocità inaudite. Non c'è competizione, non c'è bagarre, non c'è lotta al tempo più corto per coprire il tragitto cercando il record delle vere edizioni della corsa. Solo la possibilità di emozionare il pubblico assiepato sul percorso e gustarsi qualche piccola esibizione.

Si sono viste, come del resto ogni anno, le più affascinanti vetture da collezione che ci si potesse aspettare: così capita che mentre ti trovi sul punto di corda di un tornante, quando improvvisamente senti la tranquillità della Valdarda rotta da un tuono proveniente da chilometri più lontano che di trafigge il cuore e ti pizzica i nervi, propagandosi poi per il resto della valle con una forza e una violenza tremende. E da una curva, improvvisamente, compare una Ferrari 312 T2 ex Lauda che più di una seconda non può permettersi di sopportare. Ti passa davanti, a meno di un metro, ti frantuma l'udito e prosegue per la salita. Neanche un minuto ed ecco una Lancia Stratos guidata da uno che, inevitabilmente, ci sta prendendo gusto! Arriva veloce, stacca, frena, mette la Stratos di traverso ed esce dal tornantino mentre la coda tenta di prendere il sopravvento sul muso; invece no! C'è tanta classe al volante e la manovra risulta maestosa e perfetta.

Improvvisamente l'emozione si concede una pausa ed ecco arrivare una piccola 1100 TV degli anni Cinquanta, tenace e ammirevole nella sua caparbietà, inseguita a poca distanza da una Abarth 595. Passano poi un gruppo di Alfa Giulia GTA piuttosto "arrabbiate", una Ferrari 250 Europa GT, una splendida 250 SWB, una maestosa Daytona Competizione e poi un gioiello di rarità: una stupenda Alfa Tz2.

AMERICANE DA SOGNO: LOLA, FORD, MCLAREN
Ma non è finita: inizia la danza della Lola. Quattordici esemplari (14!) giunti qui per festeggiare (unico evento italiano) i 50 anni del marchio americano, si alternano con superbe barchette sport degli anni 50 (Maserati 300 S, Ferrari 250 TR, diverse Osca), con qualche McLaren e con ben tre Ford GT40, snocciolando in fretta e furia capitoli irripetibili della storia delle Salite, della Can-Am, del Campionato Mondiale Marche. Incredibile!

PORSCHE E ABARTH: SPORTIVE PURE
Il marchio tedesco era a Castell'Arquato con un paio di 550 RS, una 908 "ex Steve McQueen", due 906 Carrera 6 e, apoteosi, due esemplari della 956 per il Gruppo C (uno dei quali recava, sulle fiancate i cognomi dei piloti che si avvicendarono con lei a una gara di durata: Pescarolo, Johansson e Ayrton Senna). Curiosamente, insomma, era meglio rappresentata la compagine sportiva che non la produzione stradale, i cui testimonial erano una velocissima 912 e una 911 Carrera 3.2 Cabriolet (che in salita ha ingaggiato un duello con una Jaguar C), fresco acquisto della collezione di Porsche Italia SpA.
Abarth, dal canto suo, faceva la voce grossa con praticamente tutta la produzione di auto da corsa della sua storia: la 1000 Bialbero, le 850 TC e successive evoluzioni, le 1300 OT Muso Apribile, le 1000 Sp e 2000 SP, le X1/9 da corda, le 131, le 124 Sport

MONOPOSTO
Oltre alla già citata Ferrari 312 T2, il parterre della Vernasca Silver Flag ha compreso anche pressoché tutti gli stadi dell'evoluzione delle categorie delle automobili monoposto. Dalla Formula K, poco più di un kart, alla Formula Junior, storica categoria vissuta dal 1958 al '64 creata dal Conte Giovanni Lurani Cernuschi per dare la possibilità alle giovani promesse dell'automobilismo sportivo di iniziare una produttiva gavetta, alle Formula 2, alle Formula 3, alle formula "dimostrative" con due posti allineati, fino alle imperatrici della massima Formula (attesa anche una Benetton, poi non presentatasi al via).

NONNE E BISNONNE
Spazio, infine, alle vetture più significative degli albori dell'automobilismo. Il Museo Storico Alfa Romeo di Arese ha portato due gioielli senza prezzo: una P2 del 1924 e una P3 del 1932, Bentley, Bugatti 35, Talbot, indietro fino alla Fiat 501 Siluro del 1924 in grande forma. Straordinario vedere la fatica dei piloti, appena si fosse tentato di forzare l'andatura, per tenerle in strada e la forza sovrumana necessaria a mantenere una seppur minima traiettoria nelle curve strette o nei tornanti causa uno sterzo di una durezza e una approssimazione allarmanti.

Ma naturalmente ci siamo dimenticati tantissime altre splendide vetture che hanno sfilato lungo il percorso; impossibile nominarle e ricordarle tutte. Si rischierebbe un pieno di emozioni tale da causare lo svenimento, come al sommo Dante nell'Empireo del Paradiso nell'imminente incontro con l'Onnipotente.

Autore: Redazione

Tag: Eventi


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