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Curiosità

pubblicato il 25 giugno 2008

Alfa Romeo MiTo vs MINI

E' la nuova sfida Italia-Germania nel segmento delle piccole premium

Alfa Romeo MiTo vs MINI
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L'Alfa Romeo MiTo si cala nell'arena del vivo contatto con la gente, portando con sé tutta una serie di contenuti (e sono davvero molti: di stile, di immagine, di tecnologia) per presentarsi alla clientela (a nuovi soggetti o agli alfisti, eterni insoddisfatti e con il cuore all'Alfa 75, alla Montreal, alla Giulietta Turbodelta, all'Alfetta, all'Alfa 6, all'Alfa 90...) al fine di operare una piccola rivoluzione: creare "sensazione".

PICCOLA MA CON "PESO"
L'Alfa MiTo è una vettura di segmento B, spazio cruciale nel mercato, luogo di lotte senza frontiere alla conquista del dominio incontrastato. E c'è da crederci, considerato che, statistiche alla mano, è l'ambito dove si registrano le maggiori performance di mercato lungo lo Stivale: il 39,69%, per la precisione (pari a 346.000 automobili). Fiat GrandePunto, Ford Fiesta e Lancia Ypsilon hanno dominato il settore nei primi 4 mesi del 2008. Ma la MiTo non punta meramente ai grandi numeri, quanto a spodestare dal suo trono una temibile "piccola" che ha saputo, da sola, arrivare a fare l'1% del totale italiano del venduto: la Mini by BMW.

ALL'INSEGUIMENTO DELLA MINI
I fondamenti storici su cui si basa la Mini sono solidi, al punto da potersi considerare senza dubbio lei un "mito". La vetturetta inglese creata nel '59 (si chiamava Austin Mini Seven o Morris Mini Minor) da Alec Issigonis (un esemplare fu regalato anche a Enzo Ferrari) è stata prodotta fino al 1999 in circa 5,4 milioni di esemplari in diverse tipologie di carrozzeria (berlina, due volumi, station wagon, cabrio, Cooper S, Mini-Moke...). In tutti questi anni ha potuto diventare un tormentone del mercato in tutto il mondo, andandosi a trasformare in un vero fenomeno sociale, traguardo finale per ogni prodotto dell'era industriale (come la Coca Cola, la penna Bic...). Nel 2000, al Salone di Parigi, BMW presenta la nuova Mini, auto neoclassica, vettura che riprende i concetti di base della sua progenitrice ma si proietta nel futuro andandosi a posizionare molto più in alto del più semplice ruolo di utilitaria: attorno a lei ruotano concetti diversi quali trendy, giovane, frizzante, sfiziosa, fortemente personalizzabile, di classe, di categoria premium. In una società in cui apparire è più importante dell'essere (è sufficiente ricordare lo slogan della Lancia Y negli Anni '80: "piace alla gente che piace") la Mini ha trovato una sua collocazione ben precisa e ha saputo sfoderare da subito performance di vendita straordinarie.
BMW ha fatto di lei un'auto "socialmente elevata", disponibile in abbastanza versioni (berlina, cabrio, Cooper S e da poco anche Station Wagon) per arrivare a raggiungere prezzi anche piuttosto elevati: si parte da circa 17.000 euro per toccare i 30.000 (optional esclusi) e offrire il piacere di un veicolo alla moda che, in un profondo legame con il suo passato, diventa un pezzo vivente della storia dell'auto, pur se con un'immagine differente. Nell'aprile 2007 nello stabilimento inglese, è uscito l'esemplare numero 1 milione, cartina al tornasole del suo successo.

ALFA MiTo: UN CONCETTO NUOVO
L'Alfa Romeo ha scritto pagine fondamentali nella storia dell'automobilismo grazie alle vetture da corsa, alle straordinarie fuoriserie da concorso d'Eleganza, alle Pantere della Polizia, alle grandi berline di rappresentanza, alle supersportive, alle berline da famiglia. Gli Alfisti sono una razza dove parlare "solo di passione" è troppo poco: per loro si parla di autentico orgoglio, qualcosa che non si può spiegare, solo vivere con emozione. L'Alfa Romeo ha cercato di infondere tutti questi valori in un veicolo dalle dimensioni contenute, in un segmento di mercato mai affrontato prima. La MiTo si rivolge ai giovani (i più affamati di sensazioni sportive) e al pubblico femminile e da loro si aspetta il suo maggiore tornaconto.

DA DOVE SI PARTE
L'Alfa Romeo MiTo, prodotto italiano, parte dalla consapevolezza di portare sul cofano un Marchio leggendario. Volerle trovare "oggettivi" accostamenti con i modelli del passato rischia però di essere una forzatura: la storia dell'Alfa Romeo è fatta di automobili di altre categorie, di trazione posteriori, di motore a carburatori, di "cuore sportivo". La nuova (sia chiaro, bellissima) vettura dell'Alfa è un'auto studiata per categorie merceologiche che con la storia del marchio, i suoi uomini, i suoi successi, i suoi luoghi (per altro: nel nome MiTo c'è l'essenza dello spirito milanese della nuova nata) hanno ben poca dimestichezza.

I PREZZI DELLA MiTo
I prezzi partono da 15.300, tanti ne costa la MiTo 1.4 Junior da 78 Cv (16.150 con lo Sport Pack); la 1.4 Turbo benzina costa da 17.950 euro a 20.350; la 1.6 JTDM da 120 Cv da 18.950 alla punta massima (per ora) di 21.350 euro. Le personalizzazioni, in quest'era di così forte desiderio di individualismo e di avere nella propria auto una sorta di "Daimon" (come nel film la Bussola d'Oro di Chris Weitz, film fantasioso del 2007), permettono ampiamente di raggiungere uno stadio altamente incline alla propria anima tradotta in pezzi meccanici: colori per carrozzeria e parti di carrozzeria (calotte per gli specchietti, ad esempio), colori per gli interni, marchio Alfa Romeo per fiancata, fasce laterali GTA con quadrifoglio, "V" per il cofano, marchio Alfa per il tetto, cinque opzioni riguardo le ruote e molto altro ancora che emergerà con il passare del tempo e l'arrivo di nuove versioni.

I PREZZI DELLA MINI A CONFRONTO
Molto interessante il confronto prezzi con la MINI. Sin dal suo lancio commerciale del 2001, la piccola tedesca si è offerta al pubblico con un listino davvero salato, un dettaglio che però sembra non avere scoraggiato minimamente la clientela più "cool" che, nella stragrande maggioranza dei casi, aggiungeva numerosi accessori all'allestimento scelto. Listino alla mano, la MINI One (equipaggiata col 1.4 da 95 CV) è l'entry level della gamma con i suoi 16.951 euro. Ad essere sinceri però, l'equipaggiamento offerto dalla MiTo Junior con Sport Pack, anche capace di 17 CV in meno (ai neopatentati non dispiacerà affatto!) deve però essere paragonato con la One Pepper (19.201 euro) o Trigger, quest'utlima offerta a 20.051 euro. Scorrendo la lista dei modelli MINI, arriviamo alla parca Cooper diesel, offerta a 21.101 euro in versione base (contro i 18.950 della MiTo JTDm) e 23.951, ben 2.601 in più rispetto al 1.6 diesel da 120 CV (10 in più della MINI) della piccola torinese. Se poi saliamo alla vetta dell'offerta tedesca, con la MINI Cooper S, notiamo come le maggiori prestazioni della tedesca (che eroga 175 CV contro i 155 dell'attuale top di gamma della MiTo) aumenta ancora il suo distacco dalla nuova del Biscione. Se per la Cooper S base si parte da 23.951 euro (contro i 17.950 della MiTo 1.4 Turbo), arrivando all'allestimento più completo la differenza di prezzo è considerevole: 6.501 euro distaccano la MINI Cooper S Chili (26.851 euro) dalla MiTo Premium Pack da 155 CV, offerta a 20.350 euro. Il fattore prestazioni, lo evidenziamo, è naturalmente da considerare, anche se per acquistare una Cooper S al top bisogna sborsare circa 325 euro per ogni cavalli di differenza.

Scheda Versione

Alfa Romeo MiTo
Nome
MiTo
Anno
2008 - F.C.
Tipo
Premium
Segmento
utilitarie
Carrozzeria
2 volumi
Porte
3 porte
Motore
normale
Prezzo
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Autore: Alvise-Marco Seno

Tag: Curiosità , Alfa Romeo


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