Attualità

pubblicato il 21 giugno 2008

Alfa Romeo e Milano

Sarà nuovo amore?

Alfa Romeo e Milano

Luca De Meo, Amministratore Delegato di Alfa Romeo Automobiles S.p.A: “Tornare ad essere Alfisti che lavorano per gli Alfisti”. Sa un po' di frase fatta, ma non poteva essere altrimenti. Intorno all'Alfa Romeo si è parlato tanto, al punto da prendere per buono ogni proclama di cambiamento, o meglio, di miglioramento. Così l'Alfa rinasce da Milano e forse - si spera - dopo anni di oblio, tornerà ad accendere qualche cuore in più.

E questa MiTo può essere l'occasione buona per riallacciare un rapporto con la città natia, che negli anni si era terribilmente lacerato.

Eppure fu proprio lì, in quella irrefrenabile Milano positivista di inizio Novecento, che dalle ceneri della morente filiale italiana della Darraq, nacque l'Anonima Lombarda Fabbrica Automobili. Alfa, appunto... o, meglio, A.L.F.A. Ed era il 1910, quasi un secolo fa. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. L'A.L.F.A. divenne, appena cinque anni dopo, “Alfa Romeo”, grazie all'ingegnere napoletano Nicola Romeo, che la salvò dalla sua prima crisi. E poi gli anni trenta con la costruzione dello stabilimento di Pomigliano d'Arco destinato a produrre autocarri e motori d'aereo e, ancora, la crisi fino all'acquisizione da parte dell'IRI. Una gioventù travagliata, un rapido susseguirsi di avvenimenti che tanti hanno dimenticato. Ma nonostante tutto, le vetture Alfa Romeo hanno continuato a viaggiare per le strade di tutto il mondo a testa alta. Come chi le conduceva: essere al volante di un'auto con lo stemma “Alfa Romeo Milano” equivaleva a camminare un palmo sopra la folla. E le Alfa Romeo divennero auto d'elite e di indiscutibile fascino: non a caso guadagnarono la riverenza di Ford e ne aveva una, personale, anche Benito Mussolini.

Giunse la guerra, la distruzione degli stabilimenti, con il Portello ridotto ad un cumulo di macere e quello di Pomigliano seriamente danneggiato, la riconversione. In questo passaggio l'Alfa comprese che il ruolo di costruttore d'elite era troppo limitato, ci voleva qualcos'altro, un'apertura verso il basso. Nacque la 1900, moderna quattro porte e poi la Giulietta: anche la piccola borghesia, volendo, poteva “farsi l'Alfa Romeo”. Poi con la Giulia, l'apertura dello stabilimento di Arese e la consacrazione a costruttore “di massa”, l'Alfetta e l'Alfasud.

I tentacoli della politica del dopoguerra giunsero fino alla dirigenza, l'esigenza di realizzare la società Alfasud, con l'intento di ampliare a dismisura lo stabilimento di Pomigliano e creare migliaia di nuovi posti di lavoro fu più politica (populistica?) che industriale. Così i posti di lavoro furono creati, con la particolarità che le manovalanze che costruirono materialmente lo stabilimento avrebbero anche costituito la forza lavoro delle catene di montaggio, della nuova modernissima compatta a trazione anteriore (che solo per questo avrebbe richiesto operai specializzati).

Cosa non si fa per il “bene” del Mezzogiorno? Miracoli del sindacato...

L'Alfasud, già colpevole di aver cancellato quel “Milano” dal logo Alfa Romeo divenne una voragine succhia finanze ancor prima di produrre automobili, figuriamoci dopo... Ormai si era nel pieno della parabola discendente, tutto ciò che venne dopo furono solo interventi “in emergenza”. Gli anni Ottanta, la gara tra Ford e Fiat per l'acquisizione, l'accorporamento a Fiat, tra mille critiche - col senno di poi, magari se fosse finita in mano a Ford, oggi l'Alfa sarebbe indiana, chissà - la chiusura del Portello, la 164 e la trazione anteriore, il ridimensionamento di Arese.

Ecco, l'Alfa diventava sempre più “torinese”.

Un decennio e per Arese sarà decretata la fine industriale: ormai le Alfa Romeo si producono a Pomigliano, vista l'abbondanza di spazio e il Portello verrà crudelmente demolito (e con le strutture, diventerà maceria anche l'inestimabile patrimonio documentale che era rimasto abbandonato al suo interno).

É divorzio! Alfa e Milano sono ormai separate, divise. Ma non solo, nell'ultimo ventennio è morta tutta la Milano dell'Auto. Desio, Lambrate, Arese, il Portello: solo archeologia industriale ed oggi, cantieri edili, qualche giardino e centri commerciali. Colpa del mercato? Difficile dirlo. Del Lingotto? Forse. Della politica? Probabilmente. Di fatto è stata smembrata una parte dell'Italia automobilistica.

Forse qualcuno si è accorto di tutto questo. Finito il tempo in cui si costruivano le fabbriche per compiacere le lobby politico sindacali. Finito il tempo in cui si chiudevano le fabbriche per compiacere le lobby politico finanziarie. Oggi sembra che qualcuno abbia capito l'importanza del prodotto e di tutto ciò che ne gira intorno. Con MiTo, contrazione di quel Milano - Torino, che ha fatto la parte più importante dell'Auto Italiana (almeno dal punto di vista numerico), l'Alfa vuole ridare alla sua Milano l'importanza, storica, morale e sentimentale che merita e lo fa partendo dal cuore della città: il Castello Sforzesco, con la torre del Filerete e il suo biscione che, guardacaso, è anche il suo simbolo.

Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Attualità , Alfa Romeo

Nuovo commento 21 Commenti

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Mjettito

Pubblicato il 21/06/2008 alle 16:38

per fortuna che è andata sotto Fiat.. se no era anche peggio! Buon articolo,bisogna sempre ripassare la storia!

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Bellissimo

Andrea

Pubblicato il 21/06/2008 alle 16:47

Bellissimo articolo, grazie Naturalmente anche secondo me è stato meglio che AR sia stata acquisita da Fiat, altrimenti adesso rischiava di fare la fine di Jaguar... Il futuro prossimo si annuncia ricco di novità e successi, incrociamo le dita nella speranza che per il suo centenario Alfa Romeo possa tornare ad essere un marchio di grande successo in tutto il mondo

3

m

m

Pubblicato il 21/06/2008 alle 17:00

Sono belle le alfa di adesso....però le vere alfa sono finite da quando la trazione è alle ruote davanti.... Linea cmq ripeto eccellente...soprattutto quella 159 sportw rossa....FENOMENALE

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...

Prince

Pubblicato il 21/06/2008 alle 19:26

Auto stupende e fantastiche...

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la nemesi storica...

pippo

Pubblicato il 21/06/2008 alle 19:40

la nemesi storica... dopo la iattura del duo Romiti-Cantarella, che avevano cominciato a "smontare" l'Alfa e, prima ancora, la Lancia, adesso comincia la "ricostruzione", l'ennesima. Il guaio è che, venendo a mancare il giusto turn-over di professionisti di "mestiere" a tutti i vari livelli, si riprende con tanti giovani volenterosi ma senza quella necessaria esperienza per rispondere alle sfide prossime venture, mercato USA in testa. Per il momento "accontentiamoci" di questa ennesima piattaforma Fiat "fortemente personalizzata", a proposito: si poteva fare un ulteriore sforzo ed installare, almeno all'avantreno, un multilink al posto del solito McPherson, comunque... Ora, dopo questi prodotti interlocutori come la MiTo e la prossima 149, la vera sfida sarà con il ritorno alla trazione posteriore, motori in lega e plurifrazionati (l'ideale sarebbe che venissero completamente progettati ed assemblati in un sito Alfa...) per rispondere a tedeschi e giapponesi che, in tutti questi anni di "stasi" del Biscione, hanno letteralmente fatto fughe in avanti con tecnologia e qualità. Il blasone e la tradizione ci sono, sappiano sfruttarli per tutto ciò che l'Alfa merita.

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POVERA ALFA..

ZAC

Pubblicato il 21/06/2008 alle 20:11

le ALFA erano eccellenti auto distrutte da Fiat NN CI SARA' STTATO IL RIDIMENSIONAMENTEO DI ARESE... MA LE AUTO HANNOF ATTO SCHIFO... ci sta poco da fare... ora nulla di che tutti restyling di vecchi segmenti telai fiat riadattati per alfa.. idem motori... secondo me con ford ora alfa stava ada un altro punto....

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-

Paolo

Pubblicato il 21/06/2008 alle 20:13

complimenti per l'articolo

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Diciamole tutte le cose....

ULGAT

Pubblicato il 22/06/2008 alle 10:40

Gran bell'articolo. Tuttavia mi sentirei anche di dare dei nomi e delle particolarità alla disfatta ALFA, perchè vista da un'alfista quale io sono, di questo si tratta. La politica che negli anni '70 volle ampliare gli stabilimenti di Pomigliano a discapito di quelli del Portello, mettendo in catena di montaggio dei manovali muratori e braccianti anzichè meccanici, si chiama Ciriaco De Mita (finalmente oggi fuori dal parlamento). L'assenteismo costante medio del 43% negli stablimenti Alfasud che provocò un tracollo finaziario senza precedenti, fu accompagnato dai sorrisi dei sindacati, ben appoggiati da una sinistra assistenzialista, dove i diritti erano di gran lunga maggiori dei doveri. Risultato: se per fare un'auto ci volevano ipoteticamente 100 operai, per fare una Golf in Germania se ne assumevano 105 (5 dei quali assenti per malattia). Per fare un'Alfasud in Italia si assumevano 175 operai (75 dei quali assenti per malattia). E lo STATO (che poi siamo noi) paga !!!! Arriva la FIAT che fa un patto con lo STATO. Mi prendo l'Alfa ma i casi sono due: o licenzio tutti i fannuloni, oppure me li tengo ma ogni 3 x 2 chiedo ed ottengo la cassa integrazione. Cosa fa lo STATO? Sceglie la seconda opzione ! E lo Stato paga !!! Visto che negli ultimi tempi anche lo Stato comincia ad arricciare il naso di fronte alle continue richieste di casse integrazioni, la FIAT sposta le produzioni il Polonia, in Francia, in Turchia etc. etc., non escludendo che alcuni particolari delle prossime Alfa si faranno in Cina. E mi vogliono convincere ad acquistare italiano? Dal mio punto di vista è rimasta assolutamente più inlgese la Juaguar che pur essendo di proprietà indiana, per contratto la produzione è rimasta e sarà come in origine, cioè in Inghilterra. Saluti

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La verita

Matteo alberti

Pubblicato il 22/06/2008 alle 13:16

Ottimo quanto detto da ulgat ,sottolinerei il discorso diritti ,col quale , molti in italia sfruttano la circostanza per fare sempre meno ;)

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Sarà una sciolta...

Fernà

Pubblicato il 22/06/2008 alle 13:33

Sarà una squaquerata... una sciolta... una smerdata colossale... una scoreggia vestita... scenderà fino ad arrivare alle caviglie... insomma MERDA

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Non mischiamo l'oro col piombo

Mirko il Fordista

Pubblicato il 22/06/2008 alle 14:06

Dopo diverse ricerche, ho realizzato che il mitico Henry Ford non pronunciò mai questa esatta frase ma una simile (e diversa), che altro non è che un'invenzione tanto alfista quanto falsa, al sol scopo di farsi pubblicita' attraverso il principio di autorità del grande Ford. Fermo restando che Ford avesse una buona reputazione del biscione,a tal proposito, si legga il seguente sunto: L'Alfa Romeo ed il cappello di Henry Ford. "Tutte le volte che vedo un'Alfa Romeo mi tolgo il cappello". Molti dicono che questa frase è una leggenda o una bugia che continuando a ripeterla diventa una verità. Griffith Borgeson,insigne ed autorevole storico dell'automobile, nel suo libro "Alfa Romeo i creatori della leggenda",edito da Giorgio Nada Editore, nel capitolo dedicato all'ingegnere Ugo Gobbato,presidente dell'Alfa Romeo dal 1933 al 1945, scrive così:.. “Tutte le volte che vedo un Alfa Romeo mi tolgo il cappello”. Una frase ripetuta infinite volte nelle pubblicazioni dell’Alfa Romeo , e altrettante infinite volte dalla stampa non ufficiale. Ho provato a domandare ai funzionari della casa se potessero citare la fonte di questa leggenda quasi incredibile,ma non ho mai ricevuto risposte diverse da un’alzata di spalle. Ho anche scritto una lettera agli archivi della Ford negli Stati Uniti, ottenendo questa risposta :<< Altre volte abbiamo ricevuto questa richiesta, ma non siamo mai stati in grado di controllarne la veridicità. E’ improbabile e apocrifa >>. Diciamo, insomma che è di dubbia autenticità. Si può dunque immaginare la mia sorpresa quando , nel bel mezzo di un ‘intervista al Dottor Ingegner Pierugo Gobbato nel 1988 , sentii questa frase:<< Ricordo che mio padre visitò Henry Ford a Dearborn nel 1939. Fu allora che Ford gli disse ”Quando vedo un’Alfa Romeo mi tolgo il cappello” >> << Allora è questa l’origine della famosa frase!” dissi.” Come arrivò Ford a pronunciare questa frase >> << Ford domandò a mio padre :”Quante auto fabbricate al giorno?” Mio padre rispose, esagerando un po’:”Circa sei”.>> <<Ford rise e disse:”Io le fabbrico in un minuto sei auto”>> Domandai ancora: << a parte questo , mi sai dire come Ford arrivò a farsi questa opinione sulle Alfa Romeo : a quel tempo ce n’erano ben poche negli Stati Uniti >> << Mi pare di ricordare che nel 1938 Ford ebbe occasione di osservare bene uno Spider 8C 2900 acquistato d un membro della Famiglia Rockefeller . In ogni modo , so che aveva un grande rispetto per la nostra progettazione e per la perizia della mano d’opera. >> <<Ma “tutte le volte” come abitualmente viene riferito , fa pensare che vedesse molto frequentemente delle Alfa…>> <<Ford è stato citato male. Non disse “tutte le volte che….” Disse : “quando ne vedo una…” Mio padre mi raccontò questo episodio, e io ho ben chiare nella mente le sue esatte parole >>

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A CASA

MILANESE

Pubblicato il 22/06/2008 alle 23:32

MA BASTA, CHE QUESTE AUTO DI MERDA LE FANNO I TERRONI DI POMIGLIANO D'ARCO ED I SEDILI LI IMBOTTIRANNO CON LA MUNNEZZA PER TOGLIERSENE UN PO.

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POMIGLIANO O NO

ZIC

Pubblicato il 23/06/2008 alle 01:08

Pomigliano o no (Son comunque famosi per essere pelandroni), questa macchina non s'aveva proprio da fare. Buona fortuna.

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Trazione posteriore, trazione posteriore e ancora trazione posteriore...

Marco

Pubblicato il 23/06/2008 alle 15:23

Capisco l'attaccamento degli appassionati alla trazione posteriore, ma vorrei far notare due cose di cui non si tiene mai conto: 1- alla stragrande maggioranza degli acquirenti di auto, anche quelli che ricercano auto "sportive" (pensate alle percentuali di auto vendute con motori diesel, anche da parte dei marchi "sportivi"), non importa nulla della trazione posteriore; 2- (e questa è la cosa che mi infastidisce) ma perchè ogni articolo sull'Alfa è sempre pieno di lamentele per l'assenza della trazione posteriore, ma non ci sono mai commenti simili quando si parla di Audi?!? (che, per chi non lo sapesse, non fabbrica proprio un bel niente, a trazione posteriore: solo anteriore ed integrale)

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Audi ha sempre fabbricato a trazione anteriore (almeno negli ultimi 50 anni)

Giggetto

Pubblicato il 23/06/2008 alle 20:32

..........quindi non si può rimpiangere la trazione posteriore in Audi, visto che non c'è mai stata..................

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Bell'articolo

Alex

Pubblicato il 24/06/2008 alle 12:27

Bello questo articolo che riporta a galla una memoria storica spesso dimenticata,o sconosciuta, ai più Certo sono d'accordo che l'Alfa,la vera Alfa è finita con la 75 (riedizione moderna e plasticosa anni 80 della Giulietta),ma al giorno d'oggi,dove la maggior parte delle auto sono a trazione anteriore,l?Alfa (e quindi la Fiat),produce quello che il mercato richiede. Le Alfa di oggi sono bellssime dal punto di vista delle linee,forse meccanicamente un pò troppo Fiat,ma con il senno di poi,meglio che sia diventata Fiat,piuttosto che diventasse Ford (e magari oggi chissa cosa sarebbe diventata),o peggio scompariva,come è successo ad'esempio per l'Autobianchi o l'Innocenti (tanto per fare alcuni nomi di marchi automobilistici Italiani scomparsi). Certo il più grande danno è stato fatto con la chiusura dello stabilimento del Portello,magari si poteva imparare dai tedesechi (come ha fatto la Bmw che proprio qui vi è un'articolo sulla recente ristrutturazione del museo della marca) e riconvertirlo in un museo che riportasse la gloriosa storia passata e recente della marca. Ben venga questo rinato matrimonio tra l'Alfa e la città di Milano e chissà che non ricompaia il nome della città meneghina nello stemma. Mi auguro comunque che la dirigenza Fiat pensi a costruire un museo di meomoria storica,magari riconvertendo l'ex stabilimento del Portello

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Titolo del commento

Marco

Pubblicato il 26/06/2008 alle 19:00

Comunque volevo aggiungere che la macchina, secondo me, è fantastica, e l'articolo mi è piaciuto molto!

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peccato

gimmy

Pubblicato il 11/09/2008 alle 22:55

peccato

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rispetto per i notri padri

gimmy

Pubblicato il 11/09/2008 alle 23:35

leggendo i vostri commenti si percepisce solo freddeza nei confronti di un marchio glorioso come alfa romeo noi italiani non meritiamo un marchio cosi glorioso perche non ne andimo fieri e non difendiamo a spada tratta i notri marchi,non abbiamo piu la passione, leggendo certi commenticome ad esenpio quello del milanese si rimane sconcertati da tanta ignoranza e menefreghismo, se questa e la gente che ce in italia e meglio non chiamarsi italia ,i nostri prodotti pultroppo stanno avento un calo enorme non per colpa della cina, ma solo per colpa nostra che non sappiamo valorizzarli anzi , sputiamo sentenze senza magari non aver provato un prodotto,solo perche culquno lo dice lo dico anchio cosi sono di moda, smettiamola di dare le colpe a questo e a quello e rinbocchiamoci le maniche piuttosto , come lo facevano i nostri genitori e i nostri nonni che con le loro fatiche ci hanno lasciatoi tanto ad esenpio mio nonno e mio papa hanno lavorato allalfa di arese e sono senpre stati orgogliosi del loro lavoro ,mio nonno praticamente ha visto nascere lalfa ,mio papa la vista crescere e noi come senpre la vediamo morire che rabbia tuttoooo questo spreco , ma la colpa e solo nostra e soprattuntto da chi non ha rispetto per l persone che si sono fatte un mazzo cosi nel lavorare nella catena nelle fornaci negli uffici nei magazzini dellex alfa romeo che ci hanno messo passione e sudore sapendo di lavorare per un marchio come quello dellafa, lavorando sapendo che lavrebbero lasciata hai loro figli, peccato che tutto non abbia un lieto fine pveriiii noiiiiiiiii

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x gimmy

gus77

Pubblicato il 09/07/2009 alle 04:35

Anche mio nonno ha visto nascere l'alfa ma mio padre l'ha vista morire! le vere Alfa romeo! Iloltre questo tuo concetto di italianità dovresti spiegarlo ai lavoratori di pomigliano che stanno combattendo una battaglia che sicuramente perderanno. ossia manterele la produzione a pomigliano! La verità è che il primo a cui non frega un della italianità è proprio il caro MARCHIONNE E COMPANY che nulla spinti da passioni patriottiche,SPECULANO SULLA PELLE PROPRIO DEI LAVORATORI ITALIANI portando sempre piu le produzioni all 'estero! Questo come rinraziamento dopo che i contribuenti italiani hanno salvato il gruppo piu volte da fallimento certo! Ed io devo sentirmi in colpa se compro tedesco? incominci a fare un politica italiana d'impresa marchionne poi ne riparliamo! E sopratutto non speculi a livello tecnico e ridia alle alfa la tp!

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mi fate venire voglia di passare a bmw

giuseppe

Pubblicato il 24/05/2011 alle 07:12

Cosa non si fa per il bene del mezzogiorno????? un cavolo diciamola tutta l'anonima lombarda fabbrica automobili era in liquidazione 6 anni dopo la nascita che marchio glorioso eh? L'ingegner Nicola ROMEO di NAPOLI la salvò dal fallimento e fondò l'alfa romeo (è per questo che si chiama alfa ROMEO ignoranti) quindi non venite a rompere le scatole voi milano de mita il mezzogiorno. se anche poi gli operai non erano specializzati dipende dallo stato di abbandono e deindustrializzazione in cui venne lasciato il sud che comunque riusciva 50 anni dopo l'unità d'italia ad esprimere eccellenze come quelle dell'ingegner romeo che fu costretto salvare l'alfa dal fallimento perchè sennò lo stato non gli dava commesse... in uno stato normale avrebbe potuto fondare la ROMEO senza alfa e ora parleremmo di altro probabilmente ancora più prestigioso. Aprire qualche fabbrica al sud per dare un po' di lavoro era il minimo visto che sullo scudetto dell'alfa romeo non solo doveva essere eliminato il nome Milano ma doveva esserci un vesuvio stilizzato! per il discorso politico non ne parliamo proprio per il male che avessero potuto fare i politici dal 92 ad oggi la situazione è enormemente peggiorata altro che miracolo tangentopoli era un super pacco per la svendita dello stato che i vecchi politici con tutti i loro difetti non avrebbero permesso. detto questo da alfista e da meridionale per ricomprare alfa davvero devo fare un grande sforzo se penso che significa dare soldi agli agnelli.

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