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Retrospettive

pubblicato il 22 giugno 2008

Mazda Autozam AZ-1

Una supercar di tre metri con ali di gabbiano e 64 cavalli

Mazda Autozam AZ-1
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Questa retrospettiva non parla di auto d'epoca, vetture milionarie o classiche da collezione. Questa "piccola" retrospettiva parla appunto di una "piccola" auto, sconosciuta ai più ma apprezzata dai pochi che hanno avuto la fortuna di possederla e guidarla. Stiamo parlando di una vetturetta di circa 15 anni fa, nata da un'idea folle e visionaria in un paese come il Giappone che alterna sempre grande razionalità e fiammate di giocosa fantasia.

La storia della Mazda Autozam AZ-1 mescola alla perfezione questo spirito ludico-funzionale tutto nipponico, dato che parte dalla base di una minuscola "Kei car" per creare una impensabile supercar in miniatura. Legati dal primo dopoguerra alla tradizione di questi piccoli veicoli con dimensioni, cilindrate e potenze ridotte per motivi fiscali e di parcheggio, i giapponesi hanno sempre cercato di ottenere qualcosa di più dalle Keicar, di "andare oltre".

Piccole cabriolet, coupé minime e varie stranezze hanno costellato la storia e il panorama cittadino del paese del sol levante, ma la Mazd AZ-1 è una di quelle che sono veramente andate oltre, riuscendo a concentrare in poco spazio tanti elementi di richiamo, come il motore posteriore-centrale, le portiere ad ala di gabbiano e la carrozzeria in materiale plastico. Prodotta da Suzuki e venduta dalla Mazda con il proprio marchio Autozam, la AZ-1 ha avuto una vita breve ma intensa, debuttando nell'ottobre del 1992 e abbandonando i listini nel 1994, vittima della recessione di mercato, del comfort ridotto e del prezzo elevato.

La sua storia deriva da alcune concept car degli Anni '80, in particolare dalla Suzuki RS/1 del 1985 e dalla sua evoluzione come Mazda AZ550 Sports Type A dell'89, di cui ha mantenuto l'impostazione generale e le forme. La AZ-1 (venduta anche come Suzuki Cara), anche rivista a qualche anno di distanza, mostra delle raffinatezze costruttive e delle peculiarità che la rendono unica fra le Kei car e fra la maggioranza delle microvetture in generale. Particolarità esclusiva è sicuramente quella delle portiere con apertura ad ala di gabbiano, installate su pochissime vetture e mai su simili "giocattoli" da tre metri di lunghezza.

Questa Autozam concentra in 3.295 millimetri di lunghezza un motore posteriore-centrale Suzuki 3 cilindri 12V turbo di 657 cc e 64 cavalli, telaio in acciaio scatolato e pannelli carrozzeria in vetroresina per contenere il peso entro i 720 kg. Una distribuzione ottimale della massa fra avantreno e retrotreno (44:56), un'altezza di un metro e quindici centimetri e un baricentro a 400 mm dal suolo rendono la AZ-1 una sportiva vera, almeno nelle sensazioni di guida se non nelle punte velocistiche. Il rapporto potenza/peso è di quasi 88 CV/tonnellata.

Il cambio è un cinque marce manuale, la trazione e ovviamente posteriore, l'impianto frenante prevede quattro dischi con ABS e le sospensioni prevedono ruote indipendenti con schema MacPherson all'anteriore e assale rigido al retrotreno. In realtà sulla AZ-1 tutto è sacrificato alla sportività e al piacere di guida, con un abitacolo dallo spazio ridotto anche per due persone che lascia presupporre l'apprezzamento delle giovani coppie o dei single. L'unico spazio a disposizione per un piccolo bagaglio è sotto il cofano anteriore, anche se a contatto diretto con servosterzo, batteria, serbatoio liquido lavavetri e altri organi meccanici. Le splendide portiere sollevabili hanno un'ampia vetratura anche nella parte superiore, ma anche questa sorta di tetto panoramico non mitiga la claustrofobia di uno spazio inesistente e dei piccoli finestrini ad apertura parziale.

Per gli appassionati di auto speciali e sportivamente esclusive, però, questi sono tutti fattori positivi, assieme ai bei sedili racing, alla strumentazione a fondo bianco, al volante Momo, ai minimali cerchi in lamiera stampata da 13" (sostituibili con quelli neri in lega), ai fanali e alla presa d'aria incastonati nel cofano anteriore, alle feritoie posteriori per il propulsore. Rosso (Classic Red) e blu (Siberia blue) i due soli colori disponibili.
Da ricordare è anche la produzione di due seri speciali: la Mazdaspeed vantava kit carrozzeria con spoiler e alettone, sospensioni e scarico sportivo, differenziale autobloccante, cerchi in lega e verniciatura integrale. La versione M2 1015 aveva spoiler e alettone inediti, fari fendinebbia e verniciatura integrale (anche argento).

A detta degli appassionati, la AZ-1 regala sensazioni di guida uniche: l'auto sembra cucita addosso, lo sterzo diretto offre un feeling di assoluta precisione e il bassissimo punto di vista rende entusiasmanti anche i trasferimenti più banali. Il passo di soli 2.235 mm (inferiore a quello della nuova Fiat 500) una agilità invidiabile, unita allo sterzo che in soli 2,2 giri di volante va da un estremo all'altro. Ad una velocità massima di 160 km/h in quinta si contrappone un consumo cittadino di 18,5 km/l (metodo 10.15 giapponese).

Su un totale produttivo di 4.392 esemplari (più 531 Suzuki Cara), poche Mazda Autozam AZ-1 hanno lasciato il suolo nipponico e, se proprio vi siete invaghiti di questo giocattolo di qualche anno fa, l'unico modo per averne una è fare qualche ricerca in rete per trovare commercianti specializzati in import-export di auto giapponesi. Le attuali quotazioni oscillano mediamente fra i 6.000 e i 10.000 dollari per esemplari ben conservati di questa "Gullwing in miniatura".

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Tag: Retrospettive , Mazda


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