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Retrospettive

pubblicato il 14 giugno 2008

La 24 Ore di Le Mans

Una passione lunga un giorno

La 24 Ore di Le Mans

Se la Mille Miglia é stata universalmente definita "la gara più bella del mondo", lo stesso si dice, riferendosi alle gare su circuito, della 24 Ore di Le Mans che con i suoi complessivi 84 anni, vanta inoltre un'invidiabile longevità nonostante guerre, conflitti sociali, incidenti, interruzioni e concorrenza di altri eventi simili.

Lo start della edizione 2008, che avverrà come tradizione impone alle ore 16 di oggi, fornisce lo spunto per ripercorrerne la storia che, nei fatti, coincide con quella dell'automobilismo sportivo e del progresso tecnico.

La 24 Ore conserva tutt'ora un'aura di romanticismo che le deriva dalle gesta di pionieri e piloti al volante di bolidi che, pur erogando anche 300 cavalli, potevano contare su sterzi, gomme e freni dai rendimenti quanto meno approssimativi. Questi conduttori erano quelli che, nelle edizioni della corsa dalle origini sino al 1970 al momento del via erano schierati, in piedi, dall'altro lato della pista a fronteggiare auto allora rispettose dei singoli colori nazionali; un caleidoscopico "parcheggio" di bolidi rossi, verde scuro, argento, gialli, blu e bianchi, tanto per citare i colori legati alle nazioni più conosciute.
Alle 16, ora dello start, si udiva solamente lo scalpiccio di 66 piedi che scattavano verso le auto, il ruggito del primo motore e la contemporanea sgommata; quell'assolo apriva un concerto formato da sbatter di portiere e sgommate, da secche cambiate e dalle voci diverse e mescolate di motori che, svaniti verso la chicane Dunlop lasciavano posto al brusio di spettatori storditi, ad odore di gomma ed olio ricinato ed alla classica attività del muretto.L'asfalto, quadro futurista formato da mille tracce nere intersecate, diveniva lo spartito della sinfonia appena iniziata.

IL CIRCUITO
Il tracciato, adiacente al circuito Bugatti, è composto da strade che vengono chiuse al traffico in occasione di prove e gara. Nel corso della sua storia il tracciato ha subito cambiamenti per ben 12 volte; la sua lunghezza, di 17.262 metri dal 1923 al '28, scese a 16.340 dal 1929 al '31, per attestarsi poi attorno ai 13 chilometri e mezzo con ulteriori 10 variazioni dovute prevalentemente all'inserimento di chicanes.

Nel 1989 il circuito perse, con l'introduzione appunto di due chicanes, l'interminabile rettilineo dell'Hunadieres che, con i suoi oltre sei chilometri, consentiva alle sport biposto di allora di raggiungere velocità prossime ai 400 km/h.

DALLE ORIGINI - 1924 - 1939
Questi primi anni sono stati caratterizzati dalle vittorie a ripetizione delle Bentley Blowers, veloci "camion" dai cofani immensi e volanti grandi quanto ruote di carro, monumentali con i loro radiatori stilizzanti, più gentilmente di quelli delle Rolls,facciate di templi greci.
Come Bentley lasciò nel primo periodo la sua impronta con cinque vittorie (1924-27-28-29-30), così fece l'Alfa Romeo dal 1931 al '34 con la sua splendida 8C 2.300 cc.; altre Case vittoriose furono Lorraine Dietrich (1925/26), la Bugatti (1937 e '39), Chenard Walcker (1924), Lagonda Rapide (1935) e Delahaye (1938). La gara non venne disputata nel 1936 e dal 1940 al '49 a causa prima di uno sciopero generale in Francia poi per gli eventi bellici e post-bellici.

DAL 1949 AL 1960
Di questo periodo verrà tristemente ricordata, prima di tutto, l'edizione del 1995. la Mercedes 300 SLR di Levegh, sotto la pioggia, tamponò una più lenta Austin Healey costretta a scartare a causa dell'improvviso rientro ai box della Jaguar D di Mike Hawthorn; la Mercedes decollò letteralmente sulla Austin atterrando in mezzo alla folla uccidendo, assieme allo stesso Pierre Levegh, 80 spettatori. In seguito a questo incidente il circuito, stretto e tortuoso ma velocissimo, venne modificato con l'introduzione di chicane e lo spostamento dei box sulla parte sinistra del percorso. Il 1951 segna il debutto della Jaguar, seguita nel '52 dalla Mercedes e nel '54 dalla Ferrari

DAL 1961 AL 1980
Il decennio 1960-70 è caratterizzato dallo scontro Ferrari-Ford con quest'ultima che si aggiudicherà 4 edizioni consecutive, dal 1966, con Jacky Ickx, al 1969 anno nel quale Icks, uomo spesso controcorrente, contestò la procedura di partenza tradizionale, affascinante ma sempre più pericolosa in quanto i piloti, per risparmiare tempo, non si allacciavano le cinture. Ebbene Icks, mentre gli altri si affannavano a correre, saltare in auto, allacciarsi - o meno - le cinture, e partire, attraversò con tutta calma la pista, salì in auto, si allacciò le sue cinture, partì buon ultimo e.. vinse. L'episodio sancì la fine di quella procedura di partenza a favore della tradizionale procedura con le auto che, sempre schierate obliquamente rispetto alla pista ma con pilota a bordo e cinture allacciate, partivano all'abbassarsi della bandiera francese; anche questo tipo di partenza venne poi abbandonato a favore della partenza lanciata, meno spettacolare ma più sicura.
Era il tempo in cui i piloti di Formula Uno correvano l'endurance passando disinvoltamente dalle monoposto alle sport; Graham Hill vinse infatti due volte - 1972 e 73 - in coppia con Henry Pescarolo su una francesissima Matra; il 1976 segna l'inizio di un'epoca con la prima vittoria di un motore turbo, quello della Porsche della coppia Ickx e Van Lennep; Ickx vinse anche l'anno dopo, sempre su Porche, dopo una battaglia epica contro un'armata di Renault Alpine che si prenderà la rivincita l'anno dopo.
Nel 1980 Rondeau sulla Rondeau da lui costruita vince davanti alla Porsche del coriaceo Icks. E le Ferrari? Vincono "solo"parlando sempre di assoluto, dal 1960 al 1965 cedendo poi all'armata Ford.

DAL 1981 AI GIORNI NOSTRI
Nel 1981 Jacky Ickx annuncia il suo ritiro dalla Formula Uno e... vince a Le Mans in coppia con Derek Bell su Porsche 956, un'auto che diverrà una vera mattatrice su tutte le piste del mondo; quanto a Le Mans la 956 si piazza nel 1983 nelle prime 8 posizioni e nel 1984 nelle prime 7. Sparisce, nel 1986 la famosa curva Dunlop che le auto più potenti - ed i piloti più capaci - affrontavano ad oltre 280 kmh. Nel 1988 vince la Jaguar che si ripeterà nel 1990.
L'edizione 1989 registra da una parte il ritiro da parte della FIA della titolazione per il Campionato Mondiale e dall'altra il rientro, dopo la tragedia del 1955, della Mercedes tramite il Team Sauber che vinse con Mass, Reuter e Dickens.
Il 1992 segna probabilmente il momento più nero della storia della corsa: solo 28 partenti; vinse la Peugeot ripetendosi l'anno dopo; a partire dal '94 la corsa viene riservata alle GT; VINCE LA Porsche, che fa il bis nel '95 mentre nel 96 la vittoria va alla rivoluzionaria triposto McLaren GTR motorizzata BMW.
Nel 1999 la Mercedes rientra ufficialmente iscrivendo tre CLR GT che ebbero però problemi di portanza ad altissima velocità; a causa infatti dell'andamento altalenante del percorso l'auto tendeva a decollare sulla sommità dei dossi, allorché l'aria aveva modo, con il muso dell'auto rialzato, di infilarsi sotto il profilo inferiore creando un centro di spinta verso l'alto; il fenomeno venne sperimentato in prova da Mark Webber ed in gara da Peter Dumbreck i quali videro i loro volanti trasformarsi idealmente in cloches nell'attimo in cui le vetture presero letteralmente il volo; quella di Webber, in particolare si esibì in tre o 4 looping degne di un buon pilota acrobatico.
Dal 2000 al 2007 il gradino più alto del podio è stato appannaggio per ben 5 volte dell'Audi, monopolio interrotto nel 2003 dalla inglesissima Bentley che poi sfilò, assieme qualche sua arzilla antenata che aveva vinto la gara negli anni '20, sugli Champs Elysées.

CASE E VITTORIE
Porsche (16 vittorie) Ferrari (9), Jaguar e Audi (7 ciascuna), Bentley (6), Alfa Romeo e Ford (4), Matra Simca (3), Peugeot, Bugatti e Lorraine Dietrich (2); seguono, con una vittoria a testa, Mazda, Walcker-Chenard, Lagonda, Talbot-Lago, Delahye, Merceds, Sauber-Mercedes, Aston Martin, Gulf Mirage Cosworth, Renault Alpine, McLaren, BMW, Rondeau.

IL "FENOMENO" LE MANS
La 24 Ore è divenuta un fenomeno mediatico e di costume, nonché considerevole fonte di introiti per l'omonima cittadina.
Parchi giochi, attrazioni varie, fiere paesane (attenzione a qualche borseggiatore), Stand eno-gastronomici e veri e propri ritrovi da gourmet - siamo o non siamo in Francia? - campeggi e relais-chateux, a Les Mans nei giorni della corsa si trova, concentrato, tutto questo. Altro punto focale, a parte il circuito, è il Museo, forte di circa 150 auto storiche, ambientazioni ed automobilia.
Modellisti e collezionisti possono reperire, a volte non senza fatica, le auto protagoniste della gara organizzando le loro collezioni secondo i parametri di gradimento: ad esempio tutte le vincitrici assolute; tutte le Porsche partecipanti, o Ferrari o Alfa Romeo, Renault ecc.; tutte le GT oppure tutte le Sport e via dicendo.
Per finire un accenno al Merchandising del Marchio, dalle T-Shirts ai cappellini, sciarpe, tute, giacche a vento per finire all'oggettistica, alle Aste, ai negozi specializzati.

CURIOSITA'
Sulla corsa è stato girato una pellicola celebre fra gli appassionati, "La 24 Ore di Les Mans"; protagonisti la Porche 917 e Steve McQueen, indimenticato attore ed eccellente driver che volle fortissimamente realizzare - e produrre rimettendoci parecchi soldi - il film sostituendosi spesso, secondo voci rimaste tali per problemi assicurativi, alle proprie controfigure - piloti professionisti assoldati per l'occasione.
Per riprendere la maggior parte delle scene in velocità venne utilizzata una Porche 908 sport, equipaggiata con tre cineprese da 35 mm.
Sempre l'amore per la velocità ha indotto, nel novembre dello scorso anno, l'allora Sottosegretario alla Difesa britannico Lord Paul Drayson a dimettersi dall'incarico per dedicarsi alle competizioni con l'intento, sottolineato nella stessa lettera di dimissioni, di voler un giorno vincere la 24 Ore di Les Mans.

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , VIP , piloti , le mans


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