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pubblicato il 13 giugno 2008

Andare negli USA per comprare auto europee

Ecco l'ultima tendenza alimentata dal favorevole cambio euro-dollaro

Andare negli USA per comprare auto europee

In un interessante articolo apparso sul sito del Wall Street Journal si parla di una nuova tendenza di mercato che vede numerosi acquirenti europei setacciare i concessionari degli Stati Uniti per andare a caccia di supercar e auto di lusso europee da comprare e riportare in Europa.

Il fenomeno, mai registrato prima a questi livelli, deriverebbe dall'attuale debolezza del dollaro USA nei confronti dell'euro, cosa che unita ai concorrenziali prezzi del mercato nordamericano permette di risparmiare fino al 30% sull'acquisto di certe vetture, anche considerando i costi doganali, il trasporto, e la procedura e di adeguamento alle nostre normative comunitarie in tema di emissioni e sicurezza.

Le uniche limitazioni derivano dal fatto che i rivenditori ufficiali dei marchi europei in terra americana non possono vendere le loro auto nuove per l'esportazione in Europa, pena il pagamento di multe e revoca della concessione. Un freno viene anche dalla difficoltà che incontra chi riporta nel vecchio continente un'auto immatricolata negli USA, come la necessità di adeguarla alle norme europee su emissioni e circolazione stradale, cosa che fa spesso decadere la garanzia USA. Per aggirare questi ostacoli molti ricorrono quindi all'escamotage delle vetture aziendali e "km zero", vendute senza i sopra citati problemi da rivenditori ufficiali e salonisti specializzati in usato seminuovo.

È così che sempre più spesso acquirenti europei ben informati e intraprendenti attraversano l'Atlantico in cerca di Porsche 997, Volvo XC90 e BMW X3, ma anche di tutti i modelli più esclusivi Mercedes-Benz e Audi. Non esistono al momento statistiche ufficiali che riportino i numeri di questo commercio, ancora limitato agli acquirenti privati, ma i buoni affari fatti da importatori e officine specializzate in "europeizzazioni" danno la misura di un fenomeno in espansione; anche i mesi d'attesa necessari per imbarcare l'auto verso l'Europa e il fatto che in Germania le importazioni di auto usate dall'estero siano aumentate del 48% fra il 2006 e il 2007 sono indicativi.

Alla base di questo flusso migratorio dei compratori sta anche la diversa politica commerciale seguita dalle case produttrici europee sul mercato USA, caratterizzato da sempre da una competitività molto spinta fra marchi e da una guerra al prezzo più allettante: basti come esempio quello della Porsche Boxster, venduta negli Stati Uniti a circa 46.000 dollari contro un corrispettivo di 82.000 dollari del listino tedesco. Alcuni commercianti d'auto americani specializzati in esportazioni verso l'Europa di auto usate hanno dichiarato che i volumi di vendita sono triplicati e a volte quadruplicati negli ultimi due anni, grazie anche alla contestuale svalutazione del 18% del dollaro nei confronti dell'euro. Secondo questi operatori la maggior parte delle reimportazioni avrebbero come destinazione Germania, Spagna, Francia, Belgio, Russia e Polonia. Gli affari vanno a gonfie vele anche per ditte come la tedesca F.W. Kalkofen GbR, specializzate nella riconversione delle auto USA alle normative CE, comprese le sostituzioni delle strumentazioni in miglia, dei fari e la regolazione delle emissioni allo scarico.

Le case europee però non stanno a guardare e c'è da scommettere che, su pressione degli stessi concessionari europei danneggiati dal mercato parallelo delle reimportazioni americane, verranno presi provvedimenti per arginare il fenomeno. Una delle prime a intervenire in tal senso potrebbe essere Mercedes-Benz, intenzionata a discutere seriamente l'argomento in occasione dell'assemblea dei concessionari MB statunitensi, in programma a Dallas il prossimo luglio.

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