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pubblicato il 31 maggio 2008

Che fine ha fatto la BBurago

Breve storia di un marchio italiano oggi cinese

Che fine ha fatto la BBurago
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Quante corse sul pavimento, quanti ribaltamenti sul tappeto del salone, quante collezioni regalate al cugino o all'amico del cuore. Per almeno un paio di generazione BBurago non è stato solo un marchio di giocatoli, ma qualcosa di magico. Qualcosa da mostrare con orgoglio comprese le ammaccature sulla carrozzeria.
Ma i modelli BBurago, nostri fedeli compagni di giochi per oltre trent'anni, a partire dal 2006 hanno pian piano lasciato un vuoto negli scaffali dei negozi di modellismo e di giochi, ed hanno rischiato di divenire unicamente esercizi di amarcord per appassionati e collezionisti d'antan.
Oggi questo marchio, grazie ad una nuova proprietà cinese, torna a vivere e a far divertire piccoli e meno piccoli con le sue realizzazioni in bilico, e questo é un complimento, fra giocattolo e modellone. La riconquista della vetrina da parte di questi modelli è quindi l'occasione per ripercorrere assieme a voi la storia di questo marchio.

LE ORIGINI
Buriacus era il nome di un latifondo bagnato dal fiume Molgora, di proprietà - ai tempi della dominazione romana - di un certo Burius; dal nome del fondo sarebbe poi derivato Burago di Molgora, comune brianzolo sede dell'omonima, e celebre, fabbrica di automodelli che in oltre quarant'anni di attività ha fatto giocare, e sognare, generazioni di ragazzini di tutto il mondo e che, in tempi più recenti ha anche occupato, a causa delle modalità del suo fallimento, le colone della cronaca finanziaria.
L'intera vita della Burago ruota, nel bene e nel male, attorno alla figura del suo fondatore, Mario Besana che - formatosi alla direzione tecnica di una industria di giocattoli, in particolare nel settore degli automodelli - già nel 1966 costituì la Mebetoys, poi ceduta alla Mattell, e nel 1973 la Martoys, debuttando l'anno successivo con una Alpine Renault 1600 in scala 1/24, modello pressofuso a 4 aperture, seguito da Range Rover, Fiat 127 e Porsche 911.


LA FILOSOFIA PRODUTTIVA
Il mercato rispose più che positivamente tanto che nel 1975 la Martoys lasciò il posto ad un nuovo marchio, la BBurago; i modelli di quel periodo abbracciavano più la filosofia del giocattolo che quella del vero e proprio modello da collezione ed infatti la produzione era destinata a fasce di età che prediligevano utilizzare "dinamicamente" il modello piuttosto che riporlo in bacheca; questa caratteristica di destinazione non impedì comunque a Besana di dotare i suoi modelli di 4 o 5 aperture, fatto non usuale in quel periodo, e di introdurre all'inizio degli anni '80 volante e ruote sterzanti; ovviamente, con il passare del tempo, i modellini andavano sempre più migliorando mantenendo tuttavia un accettabilissimo rapporto prezzo/qualità.

L'EVOLUZIONE
A parte la grande scala, l'altra intuizione vincente di Besana fu il lancio di kit di montaggio, estremamente semplice da montare, in quanto tutte le parti erano pre-verniciate e completamente rifinite; in pratica questi kit contenevano il modello prelevato dalle linee di montaggio prima della fase finale di montaggio; in tal modo l'azienda offriva l'opportunità, a chi lo desiderava, di poter montare ed eventualmente personalizzare il proprio modello rendendolo, in taluni casi, quasi "unico".
Il fatto che questi modelli fossero destinati ad un pubblico non sofisticato portava, anche ai fini delle inevitabili economie di scala, alla massificazione di diversi particolari quali ruote e volanti, spesso di disegno standardizzato, difformi quindi dall'aspetto dei particolari d'origine;
sempre in funzione della destinazione, nascevano numerose varianti, civili, da corsa o in divisa, di uno stesso modello.
Nel tempo, comunque, i modelli andarono sempre più affinandosi - senza peraltro perdere le loro caratteristiche di semplicità - ed incontrarono progressivamente l'apprezzamento di un pubblico non solamente infantile.
BBurago coprì la maggior parte delle auto prodotte negli ultimi 40 anni e le riproduzioni furono realizzate praticamente in tutte le scale: dalla 1/43 alla 1/24, dell'1/18 all'1/16 senza tralasciare scale atipiche quali la 1/32; alle auto si affiancarono, in tempi più recenti, anche le due ruote.

IL CASO "PRIMA"
Un fatto del tutto particolare fu la realizzazione del modello della "Prima"; questo modello, nato nel 2002 da una collaborazione diretta con Giorgetto Giugiaro fu una altra prova di felice intuizione di Besana in quanto, probabilmente caso unico nella storia del modellismo industriale, il famoso carrozziere disegnò appositamente per la casa lombarda un prototipo di auto mai realizzata nella realtà; la classica dream-car che chiunque poteva possedere solamente in scala 1/18 al prezzo di pochi euro.

LA FINE
Nell'ottobre 2005 venne decretato il fallimento di questo marchio che aveva saputo conquistare notorietà e quote di mercato; nei primi mesi di quest'anno ecco l'arresto ed il rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta e per riciclaggio internazionale di 5 milioni di euro, derivanti proprio da quel fallimento, dell'ex Amministratore Delegato Marco Besana e di altri tre suoi complici; il processo chiarirà le effettive responsabilità di ciascuno.

LA RINASCITA
Dopo un periodo intuibilmente burrascoso, il marchio é stato rilevato dal Gruppo May Cheong, basato ad Hong Kong, il quale proseguirà la produzione dai suoi stabilimenti cinesi.
Nel sito www.bburago.com, unicamente in lingua inglese, viene sottolineata la volontà della nuova proprietà di mantenere evidenti le origini del marchio: in realtà si tratta di una corretta operazione di marketing che, in un'ottica di rilancio dell'attività, utilizza uno dei punti di forza del marchio, per l'appunto l'italianità; viene infatti chiaramente evidenziato come il sito sia stato realizzato e venga gestito da un web-master italiano, come la confezione dei nuovi modelli sia stata e sarà concepita e disegnata in Italia così come lo é stato il catalogo prodotti 2007.

I modelli Bburago - distribuiti in Italia dalla FB Srl di Settimo Milanese - continueranno quindi a far divertire e sognare piccoli e meno piccoli di tutto il mondo attraversando però, per arrivare sugli scaffali dei negozi italiani, non più il fiume Molgora ma il più vasto Oceano Pacifico.

Autore: Giovanni Notaro

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