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Retrospettive

pubblicato il 18 maggio 2008

Lamborghini Cheetah

Super-SUV fra lungimiranza, plagio, genialità e approssimazione

Lamborghini Cheetah
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Esisterebbero oggi super-SUV come la Porsche Cayenne Turbo, le varie Hummer, l'Audi Q7 V12 TDI se non fosse stata pensata, progettata e realizzata quella assurda e fantastica super-fuoristrada chiamata Lamborghini LM002? Ideare a metà degli Anni 80 una off-road dotata di un V12 di 5 litri capace di superare i 200 km/h non è forse stato il segnale di avvio per tutta una serie di luxury 4x4 presentate dalle più importanti case costruttrici?

Se in questo senso la Lamborghini LM002 può essere a buon diritto considerata la madre di tutte le super-SUV, cosa si può dire invece della concept Lamborghini Cheetah del 1977 se non che si tratta della "nonna di tutte le super-SUV"?

LE ORIGINI
In realtà la storia e l'evoluzione della Cheetah, seppur basata sull'idea vincente di una nuova e ricca nicchia di mercato, sono costellate di errori, fallimenti e difficoltà varie, soprattutto nella fase iniziale del progetto, nato sotto i cattivi auspici di una gestione scriteriata e di pessime scelte tecniche.
Volendo raccontare qui la poco nota storia di questa bizzarra concept e delle sue derivate occorre partire da quella che era la situazione societaria e finanziaria della Lamborghini nella metà degli anni Settanta: dal 1974 la proprietà e la gestione aziendale è degli svizzeri Georges-Henri Rossetti e René Leimer, entrambi privi di esperienza in campo automobilistico.
Per cercare di salvare la quasi disperata situazione patrimoniale e finanziaria Lamborghini, Leimer decide di cercare nuovi contratti esterni e riesce a ottenere un duplice successo: con BMW si sviluppa il progetto E-26, ovvero la famosa BMW M1 disegnata da Giugiaro e destinata ad essere prodotta nello stabilimento di Sant'Agata Bolognese, mentre in terra americana ci si accorda con la neonata MTI ( Mobility Technology International) per la realizzazione della Cheetah, fuoristrada destinata al mercato militare e sviluppata secondo le specifiche statunitensi HMV (High Mobility Vehicle).
Il prototipo Lamborghini Cheetah debutta al Salone di Ginevra 1977 e mostra da subito i primi limiti e difetti: innanzitutto il design e l'impostazione tecnica, palesemente copiate da quelle della FMC XR-311, progetto di nuova jeep per l'esercito USA presentato nel 1970 e acquisito poi dalla AM General per la realizzazione dell'Humvee, versione militare dell'Hummer. Le minacce di azioni legali da parte della FMC per plagio non fecero certo bene al progetto Cheetah e alla stessa Lamborghini, già in grave crisi di immagine e identità di marca.
Il secondo errore, dovuto ad uno scarso coinvolgimento dei tecnici Lamborghini nel progetto iniziale, è sicuramente l'adozione del motore V8 Chrysler 360 di 5,9 litri e del cambio automatico 727 a tre marce, entrambi lontani anni luce dalla storia, dalla tradizione e dalle elevate potenze Lamborghini. Oltre a questo, la strana "buggy" gigante soffre di una distribuzione dei pesi infelice, con il motore centrale-posteriore che lascia l'anteriore troppo leggero e poco incisivo nella guida in fuoristrada, oltre ad essere poco potente (183 CV) per la ponderosa massa di due tonnellate

UN DESIGN "APRIBILE"
Disegnata e costruita dalla MTI a San José in California, la Cheetah viene spedita in Italia per ricevere alcune importanti modifiche da parte dei tecnici Lamborghini ed essere preparata alla produzione in serie. Fra le caratteristiche sicuramente interessanti della Cheetah sono da ricordare i cofani-parafango completamente apribili per una migliore manutenzione (anche se il motore andava controllato anche attraverso uno sportello fra i sedili posteriori), i grossi pneumatici run-flat adatti ai terreni sabbiosi e la leggera carrozzeria in vetroresina.
La Cheetah (nome inglese del "ghepardo", da non confondere con Cheeta, la scimmia di Tarzan) si riconosce facilmente dai successivi fuoristrada Lamborghini per la struttura quasi completamente aperta priva di portiere e tetto, per i quattro fari tondi gemellati e per le sette feritoie su ogni montante posteriore che fungono da pres e d'aria per il motore. Già è presente il verricello anteriore, mentre gli interni spartani sono ancora più vicini alle necessità di veloci operazioni militari nel deserto che ai lussi da "salotto veloce" che si vedranno sulla LM 002.

AMBIZIONI DESERTICHE
Abbiamo parlato di deserto non a caso, perché uno degli obiettivi di mercato della Cheetah era proprio quella ricca clientela nordafricana e mediorientale desiderosa di incrementare il loro parco auto con una carovana di veloci incrociatori del deserto col marchio Lamborghini.
Sceicchi e principi arabi avrebbero speso cifre importanti pur di poter viaggiare su di un robusto fuoristrada motorizzato con lo stesso V12 dell'amata Countach; non per niente, venne realizzata anche una brochure in lingua araba per attirare le attenzioni di tanti petrolieri verso la nuova off-road Lamborghini da 25.000 dollari.
Nel deserto californiano e mediorientale fu infatti testata a lungo al Cheetah, anche durante valutazioni ufficiali da parte dell'US Army; fu proprio durante una di queste dimostrazioni in California che la 4x4 italoamericana rimase distrutta in un incidente.I resti vennero acquistati dalla Teledyne Continental, che la ricostruì secondo le specifiche del concorso militare HMV, subito prima che il programma venisse variato in HMMWV (High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle) e obbligasse a realizzare mezzi ancora più grandi e robusti. Durante varie prove di configurazione militare la Cheetah fu anche dotata di un enorme lanciamissili installato sul montante-rollbar posteriore. Anche Teledyne fallì quindi nella conquista della commessa militare USA vinta dalla AM General (quali speranze contro altri colossi interamente americani...?) e l'unica Cheetah fu definitivamente smembrata e distrutta.

L'EFFETTO CHEETAH
In terra emiliana l'effetto Cheetah si fece sentire in maniera ancora più marcata, visto che per lo sviluppo e la realizzazione del malriuscito prototipo venne utilizzato il prestito fornito dallo stato italiano per il ben più importante e concreto progetto di collaborazione con BMW per la sportiva coupé M1.
Fu così che, per mancanza di fondi e di tempo da destinare alla industrializzazione della prima supercar bavarese, Lamborghini perse l'appalto per la costruzione della BMW M1, affidata poi alla complessa collaborazione fra Marchesi, Ital Design, Baur e BMW.
Dopo quattro anni di oblio, un regime di amministrazione controllata e la nascita della Nuova Lamborghini Automobili S.p.A., l'arrivo dei capitali immessi dalla proprietà dei fratelli Mimran gettano le basi affinché qualcuno rispolveri il vecchio progetto Cheetah.

LM 001
È il 1981 quando al Salone di Ginevra appare la Lamborghini LM 001, in pratica una versione lievemente rivista del prototipo del '77, voluta con forza dallo stesso Patrick Mimran e seguita dall'ingegner Giulio Alfieri. La LM 001 (per Lamborghini Militare o, secondo alcuni Lamborghini Mimran) differisce poco dalla Cheetah e, pur montando ancora lo stesso cambio automatico a tre rapporti e un V8 americano al posteriore (AMC 5,9 litri da 180 CV), nasce già per accogliere il V12 Lamborghini. I fari anteriori sono ora due e rettangolari, le quattro portiere, non presenti al salone ginevrino, vengono presto installate e la grossa presa d'aria "a orecchio" presente sul montante posteriore viene divisa in tre parti durante la fase di sviluppo. Si tratta quindi di una sorta di banco prova mobile utile a capire fattibilità industriale, limiti e pregi di questa configurazione, compresa l'utilità dei pannelli carrozzeria piatti, più facili da blindare. Il lavoro di sgrossatura e perfezionamento messo in atto dall'ingegner Alfieri torna a palesare i problemi di sovrasterzo e inguidabilità causati del motore centrale-posteriore. L'LM 001 rimane quindi esemplare unico e servirà solo come esperienza e base di partenza per progettare un nuovo veicolo con motore anteriore Lamborghini, vero erede della LM 002 che stupirà il mondo e gli appassionati del toro infuriato a partire dal 1986.

LMA 002
Questo primo veicolo efficace su asfalto, terra, sabbia e fango è del 1982, si chiama LMA 002 (Lamborghini Militare Anteriore, o Alfieri) e vede riprogettato il telaio tubolare per ospitare in posizione anteriore, ma molto arretrata e vicina all'abitacolo, il V12 di 4.754 cc utilizzato dalla Countach 500 S (sigla interna L503), capace di 332 cavalli; si tratta di una potenza finalmente degna del marchio e in grado di spostare con buona souplesse i 2.600 kg complessivi della LMA 002, aiutato nella manovrabilità dall'indispensabile servosterzo e da un cambio manuale ZF a cinque marce.
La LMA 002, grazie allo spostamento del motore, vanta un vano di carico posteriore che può ospitare sei persone sedute all'aperto, che sommate alle quattro sedute nell'abitacolo porta il totale a 10 occupanti, civili o militari che siano. Rispetto alla LM 001 spariscono le molte prese d'aria posteriori e ne nascono invece di nuove sul muso e sul cofano motore, ora rialzato; tutta la struttura del padiglione appare poi più solida e rifinita, rimanendo comunque aperta sul lato superiore.
All'interno fa il suo debutto un primordiale sistema di navigazione satellitare in uso allora nelle imbarcazioni, chiaro ammiccamento verso chi vuole lanciarsi in ardite navigazioni fra lande desolate e dune sabbiose senza fine.
Il progetto LMA 002, rimasto allo stadio di esemplare unico, è così convincente che viene tentata ancora una volta la strada delle forniture militari: visto che fra i requisiti per i veicoli ad uso bellico c'è anche l'adozione del motore a gasolio, viene preparato nel 1983 il prototipo LM 003, in pratica una LMA 002 motorizzata con un sei cilindri turbodiesel di 3,5 litri della VM di Cento (tipo HR/692-HT). La potenza di soli 150 cavalli risulta palesemente insufficiente a smuovere la massa della LM 003, che viene presto abbandonata nel magazzino delle prove di valutazione.

DALLA LM 004 ALLA LM 002
Diverso è il discorso per il prototipo LM 004 del 1984, prefigurazione quasi perfetta della futura LM 002 di serie che vedrà la luce solo nel 1986. Si tratta di una versione lussuosa e potente delle fuoristrada già abbozzate a partire dal '77 e direttamente derivata dalla LMA 002; in questo caso il motore nascosto sotto il cofano anteriore è un inedito V12 di 7,3 litri inizialmente realizzato da Paolo Stanzani per gare nautiche e poi ripreso da Giulio Alfieri. Il dodici cilindri di 7.257 cc e 420 CV si distingue dal classico "cinque litri" per le maggiori dimensioni del blocco motore e per il disegno "racing" dei coperchi valvole.
Sulla LM 004, per la prima volta nella storia Lamborghini, vengono utilizzati freni a tamburo al posteriore. I fari sono due e rotondi, coperti da abbondanti protezioni, il cofano motore presenta un grosso vano aggiunto per fare posto all'ingombrante "7 litri" e ai suoi 6 carburatori Weber doppio corpo; identica rispetto alla LMA 002 è la disposizione delle sospensioni, con parallelogrammi superiori e inferiori, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici e barre di torsione.
Del tutto nuovo è il trattamento dell'abitacolo, dotato di sedili avvolgenti in pelle (stile Countach), insonorizzazione con moquette pregiate, cruscotto completo di radiotelefono, impianto stereo, aria condizionata, frigo-bar e riserva d'acqua fresca per i passeggeri posteriori. Evidente è qui il richiamo verso i ricchi emiri e il loro insaziabile appetito per tutto ciò che è lusso e comodità.
Testata da AutoCar nel maggio dell'86, la LM 004 è in grado, nonostante i quasi 2.700 chili di peso, di raggiungere i 206 km/h e di accelerare da 0 a 100 km/h in 8,5 secondi.

È dunque questa la progenitrice più diretta della LM 002 di serie, a cui basterà adottare il più leggero e ridotto 5 litri V12 per ottenere le stesse strabilianti prestazioni che affascineranno il mondo dei facoltosi intenditori di 4x4.
Come nota finale vorremmo segnalare che, a quanto ci è dato di sapere, nessuna dei citati prototipi è sopravvissuto fino ai nostri giorni, vittime spesso di una ricerca verso il meglio che schiaccia e distrugge tutto ciò che è venuto prima; una scelta per certi versi dissennata, ma che va comunque contestualizzata in un periodo piuttosto burrascoso della Lamborghini, a cui va il merito di aver saputo sempre risorgere dalle proprie ceneri.

Per quanto inquinanti e politicamente scorrette possano sembrare queste mostruose mega-SUV, resta comunque l'orgoglio di aver realizzato in Italia quello che molti hanno poi scoperto o riscoperto con anni di ritardo: onore al merito alla Cheetah e alle sue eredi!

[Scarica la brochure dell'epoca di Lamborghini Cheetah cliccando qui]

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