dalla Home

Retrospettive

pubblicato il 29 giugno 2008

ALCA Volpe

Una microvettura fra truffe e promesse

ALCA Volpe
Galleria fotografica - Alca VolpeGalleria fotografica - Alca Volpe
  • Alca Volpe - anteprima 1
  • Alca Volpe - anteprima 2
  • Alca Volpe - anteprima 3
  • Alca Volpe - anteprima 4
  • Alca Volpe - anteprima 5
  • Alca Volpe - anteprima 6

L'immediato dopoguerra italiano era pervaso, almeno dal punto di vista dei trasporti, da un genuino, ingenuo e - a volte ingiustificato - ottimismo nei confronti di tutto ciò che poteva rappresentare o almeno sembrare una innovazione e una comodità in più per spostarsi.

Con l'entusiasmo di una nazione che usciva da una guerra disastrosa, l'Italia dell'automobile tentava di rialzare la testa, sostenuta inizialmente dalle più economiche due ruote: il Garelli Mosquito motorizzava le biciclette, mentre Piaggio presentava nel 1946 la mitica Vespa.

Alla motorizzazione di massa, ancora da creare, la nostra industria proponeva quindi mezzi semplici, economici, robusti e utili, copiando un po' ciò che già era stato ideato prima della guerra (in Italia ma anche in America, Inghilterra e Germania) e un po' proponendo progetti originali.

Oltre alla Fiat Topolino e ai vari motocicli super-economici, la nostra industria non offriva molto alla massa di italiani desiderosi di muoversi in libertà e autonomia, di tornare insomma ad una vita normale e migliore senza spendere cifre impossibili per l'acquisto e la manutenzione dei mezzi.

UN'ATTESA NOVITA'
In questo clima nasce la curiosa ALCA Volpe, una microvettura pensata appunto per i desideri di milioni di italiani, per la prima volta alle prese con l'acquisto di un'auto. Presentata nel 1947 dalla neonata società Anonima Lombarda Cabotaggio Aereo (ALCA), la Volpe ha in realtà ben poco di una automobile come la concepiamo oggi.

Durante una spettacolare presentazione fatta in un teatro romano il 30 marzo 1947, con la partecipazione dell'allora famosa compagnia del comico Erminio Macario, la Volpe viene pubblicizzata come la scelta ideale per la mobilità del dopoguerra italiano. La vetturetta scoperta a due posti è mossa da un motore bicilindrico a due tempi di 124 cc (sembrerebbe sviluppato dall'ing. Gioachino Colombo, famoso per i primi motori Ferrari) e 6 cavalli a 5.000 giri, piazzato posteriormente e in grado di spingere teoricamente la Volpe a 75 km/h di velocità massima.

POSO PIUMA
Lunga 250 cm e larga 102, la Volpe punta tutto sulla leggerezza e la semplicità costruttiva, con un peso totale di 135 chili, la rinuncia del differenziale posteriore (grazie alla ridotta carreggiata del retrotreno), l'avviamento "a strappo" come sui fuoribordo e il gruppo motore-cambio oscillante attraverso un solo ancoraggio alla scocca, come la Vespa Piaggio. L'altezza della Volpe è, a capote chiusa di 106 cm, il cortissimo passo è di soli 150 cm e il diametro di sterzata è di 2,75 metri.

La carrozzeria portante in lamiera d'acciaio aveva linee tondeggianti e ricercate, ma le dimensioni così ridotte, unite all'alto parabrezza in resina sintetica, rendevano ogni persona a bordo più simile a un bimbo sulla macchinina a pedali che a un adulto "in auto".
Il piccolo due tempi era ovviamente alimentato a miscela e raffreddato ad aria, il cambio era un 4 marce (+ retro) privo di frizione, con leva al volante e preselettore, le sospensioni erano a balestra, con quella anteriore trasversale e due mezze balestre longitudinali dietro, assistite da ammortizzatori telescopici.

L'impianto frenante era affidato al buon vecchio tamburo con comando meccanico (niente complicata e costosa idraulica), due davanti e uno singolo al posteriore. Altri aspetti curiosi e per certi versi risibili del progetto Volpe erano anche le minuscole ruote 4.00 J x 8 pollici e la fragile capote apribile con archetti snodati. Altri dati dichiarati parlano di una pendenza massima superabile del 25 % e di uno spazio d'arresto a 60 Km/h in meno di 7 metri.

SPERANZE SVANITE
Queste insolite caratteristiche avrebbero forse sortito un buon prodotto a basso costo, se tutto ciò non fosse esistito solo sulla carta: la ALCA infatti, dopo la sfavillante presentazione romana e un discreto battage pubblicitario, non riuscì a costruire più di qualche esemplare di preserie della Volpe, molti dei quali probabilmente privi di un motore funzionante.

Dopo soli 6 esemplari prodotti la Volpe sparì, come la stessa ditta produttrice ALCA, che nel 1948 fu indagata per bancarotta fraudolenta dopo aver intascato gli acconti dei clienti che avevano ordinato la microvettura (circa 300 milioni di lire in totale).

Nella stessa strategia commerciale di lancio si pone l'iscrizione di cinque ALCA Volpe alla prima Mille Miglia del dopoguerra, quella del '47, tre delle quali allestite in una fantomatica versione turbocompressa, priva di capote e dotate di coda aerodinamica arrotondata con poggiatesta integrato.
Le cinque vetture non si presentarono mai alla partenza.

LA PISTA SPAGNOLA
Nella grossa truffa della "Volpe mai nata" è rimasta coinvolta anche la spagnola Gemicar Internacional Auto S.L. di Madrid, che nel '47 decide di costruire su licenza la Hispano Volpe, versione della microcar italiana per il mercato iberico, Portogallo, Marocco, America latina e colonie spagnole.
Come è facile intuire, nessuno stabilimento madrileno ha mai sfornato alcuna Hispano Volpe.

LA VOLPE 60 ANNI DOPO
I pochi esemplari sopravvissuti di ALCA Volpe si trovano oggi in musei o collezioni private, muta testimonianza di un sogno che ha illuso e deluso molti italiani, uno dei primi pasticci nell'Italia del dopoguerra.

La cosa che lascia l'amaro in bocca è che la Volpe abbia per certi versi anticipato e prefigurato alcune delle soluzioni super-economiche che sarebbero poi state adottate su microcar di un certo successo commercializzate quasi dieci anni dopo: in primis la la Kleinschnittger F125, poi la Iso Isetta, la Messerchmitt Kabinenroller (Mival in Italia), la Brütsch Mopetta e la Glas Goggomobil.

Autore:

Tag: Retrospettive , auto storiche , auto italiane


Top