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Retrospettive

pubblicato il 1 maggio 2008

Lotus Elan

Britannica leggerezza

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"Abbiamo davanti molte giornate di lavoro la mattina, il pomeriggio, la sera, la notte e così di seguito". Questo amava dire Colin Chapman ai suoi collaboratori: tutto doveva essere fatto bene, velocemente e quasi senza soluzione di continuità, un tratto comune anche al nostro grande Enzo Ferrari, che a sua volta si definiva un agitatore di talenti.

A differenza del "Drake", sino ad un certo punto della sua vita - più incline alla ricerca della potenza che non della leggerezza - Anthony Colin Bruce Chapman aveva abbracciato la filosofia del leggero, semplice ed aerodinamico facendone un credo che avrebbe caratterizzato l'intera sua produzione, tanto da corsa quanto stradale.

Su queste basi ed in quel clima - eravamo agli inizi degli anni '60 venne concepita la Lotus Elan una nuova concezione di vettura piccola (3,69 metri di lunghezza per 1,42 di larghezza ed un'altezza raso-terra: da 1,12 a 1,16 metri a seconda del tipo di carrozzeria), potente (da 100 a 140 CV nelle diverse versioni stradali e sino a 160 CV - a volte oltre - in quelle da competizione), essenziale (dai 550 kg circa delle prime versioni ai 690/722 delle ultime spider/coupè stradali che si riducevano a meno di 620 nelle versioni da corsa) e performante (alcuni esemplari della S2 bruciavano 0-100kmh in meno di 7 secondi allineandosi alle accelerazioni delle contemporanee e ben più costose Ferrari 250 GT e Jaguar E), pienamente coerente con la filosofia di Chapman.

La vettura era strutturalmente caratterizzata dalla presenza di un particolare telaio ad "X" denominato "backbone" (spina dorsale); in effetti si trattava di un telaio a doppia "Y" nel quale la trave centrale (= spina dorsale) era costituita da una "I" dalla quale partivano, nella parte superiore ed inferiore, i quattro bracci della X. Su tale telaio, che supportava integralmente tutti gli organi meccanici ed era caratterizzato da un elevato grado di rigidità, veniva montata una leggera carrozzeria in poliestere.

La linea ricordava quella della progenitrice Elite, dalla quale si differenziava tuttavia per una maggiore compattezza, una superiore cilindrata e, soprattutto, per il passaggio appunto al telaio+carrozzeria (monoscocca sull'Elite).

Questo concetto telaistico venne peraltro utilizzato anche da Alejandro De Tomaso. Tanto per fare un parallelo coerente per periodo e cilindrata, ricordiamo la famosa De Tomaso Vallelunga, anch'essa con motore Ford allocato però in posizione centrale alle spalle dell'abitacolo, ed "agganciato" al monotubo che fungeva da appunto da trave centrale.

La leggenda (basata su ricordi di "collaboratori chapmaniani") narra che la fonte ispiratrice dell'Elan sia stata la mitica Austin Healey Sprite con cilindrata ben inferiore a quella del motore Ford da 1.500 cc della Cortina berlina, adottato inizialmente per la Elan, poi abbandonato per passare al più performante 1.600 cc nelle sue varie versioni.

Il successo commerciale fu tale da obbligare Chapman ad un trasferimento dello stabilimento di Norwich in quello più ampio di Ethel, in prossimità di Norfolk. L'Elan venne prodotta per oltre un decennio, dal 1962 al 1974 in 4 versioni: la Type 26 (1962/66), Type 36 (1965/73), Type 45 (1966/73) ed infine la Type 50 (1967/74), la versione 2+2 a passo lungo meno compatta ed aggressiva delle "due posti secchi" che l'avevano preceduta (per maggiori dettagli sulla produzione v. riquadro in calce all'articolo).

Oggi una Elan stradale in buone condizioni può passare di mano ad un valore oscillante fra i 16-18.000 euro di una S2 ai 24-25.000 euro di una Elan Spider.

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , Lotus


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