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pubblicato il 23 aprile 2008

Renault, dove nasce la sicurezza

Viaggio nel centro ricerche dove nascono le tecnologie del presente e del futuro

Renault, dove nasce la sicurezza

Il viaggio al centro della sicurezza comincia in un minuscolo paesino non lontano da Parigi. E' qui a Mortefortaine, su un circuito speciale che vengono effettuati i test della frenata, dell'aderenza e del controllo alle vetture in situazioni critiche. Con l'asfalto allagato e reso viscido come ghiaccio, con ostacoli (per fortuna di gomma) che sbucano improvvisamente a 80 km/h e frenare in tempo in spazi strettissimi diventa possibile grazie all'aiuto dell'elettronica.

Renault sulla sicurezza stradale non ha costruito soltanto l'immagine, piuttosto una gamma composta da ben nove modelli premiati con il massimo dei voti, le cinque stelle dell'Euroncap. Nessun altro costruttore può vantarne così tanti. "Ormai per il cliente la sicurezza è un'attesa - spiega Jean-Yves Le Coz - road safety policy director della casa francese - per noi un obbligo. Il nostro è un approccio a livello globale che si basa sull'innovazione tecnologica ma anche su quattro assi fondamentali: prevenire, correggere, proteggere e sensibilizzare". Considerando che l'errore umano è la causa dell'80% degli incidenti tutta la progettazione e lo studio del veicolo parte proprio dall'uomo.
Gli investimenti per la sicurezza ammontano a 100 milioni di euro l'anno per un totale di 600 addetti e tre centri ricerche. Solo nel centro di Guyancourt si effettuano qualcosa come 4 mila crash test ogni anno, mentre nel laboratorio di Lardy si studiano le prove effettuate con l'utilizzo di uno speciale macchinario che serve a riprodurre un impatto contro ostacoli in movimento. Inoltre un equipe specializzata nell'analisi dei sinistri, nata nel 1969, il LAB, dispone di un immenso database di statistiche che sono alla base delle nuove soluzioni tecnologiche, soluzioni che dovranno fornire la risposta alle situazioni più critiche.

A partire dai sistemi più semplici, come i segnali sonori che ricordano di allacciare la cintura: secondo i calcoli del LAB, infatti, vengono indossate soltanto dal 74% degli occupanti anteriori e dal 43% di quelli posteriori coinvolti in un sinistro, cifre assai più basse delle statistiche ufficiali. Sempre al capitolo prevenzione le vetture Renault hanno adottato il sistema di controllo elettronico della pressione dei pneumatici, per eliminare quel 6% di incidenti mortali provocati da una gomma sgonfia. E poi ci sono le luci automatiche che si accendono da sole grazie ai sensori: gli studi del LAB rivelano che in una vettura ci sono dai 20 ai 30 controller diversi e per azionarli il conducente impiega due secondi per ognuno,il tempo che ci vuole per coprire 36 metri quando si viaggia a 130 km/h.

E poi c'è il secondo asse fondamentale, correggere. Ovvero l'intervento dell'ABS e del'ESP (sulle Renault si chiama ESC) e di altri dispositivi elettronici come l'Emergency Brake Assist, il sistema che interviene sull'impianto frenante aumentando la pressione in caso di emergenza: lo spazio di arresto così si riduce tra i 5 e i 9 metri, e se venisse applicato su tutte le auto in Europa - dice la casa francese - si risparmierebbero 3.000 vittime della strada di cui il 10% sono pedoni. Ma la formazione difensiva passa anche per la sicurezza passiva, cioè per la protezione quando l'urto è inevitabile.
Tra le innovazioni va annoverato l'airbag anti-submarining posto sotto il sedile , che impedisce al guidatore in caso di impatto di scivolare al di sotto della cintura (il fenomeno del submarining, appunto) evitando così ferite all'addome. Ma la tecnologia da sola non può tutto. Per questo gli sforzi del costruttore francese si concentrano sull'educazione, sopratutto dei giovani, perché alla fine gli incidenti per l'80% sono frutto dell'errore umano.

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Tag: Attualità , Renault , sicurezza stradale


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