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pubblicato il 30 gennaio 2018

Test su cavie, meglio aspettare prima di “condannare”

Torniamo sulla questione delle sperimentazioni di Bosch, BMW, Daimler e VW, forse giudicata con troppa fretta

Test su cavie, meglio aspettare prima di “condannare”

L’industria dell’auto non ha bisogno di difese (ammesso che le meriti), ma la questione della sperimentazione degli effetti delle emissioni inquinanti su cavie animali e umane merita qualche riflessione in più. Riflessioni che vanno fatte a freddo, non fosse altro perché quando una notizia ha una portata scandalistica così importante, la tendenza a “gonfiare” i fatti è molto diffusa. Il che induce a trarre conclusioni affrettate. Ecco di seguito qualche considerazione, con la (quasi) certezza che altri elementi verranno a galla, come dimostra la notizia della sospensione di Thomas Steg, capo delle Relazioni Esterne e Sostenibilità del Gruppo VW.

La sperimentazione umana e animale è pratica diffusa in molti settori

Il primo aspetto su cui vale la pena soffermarsi è che l’utilizzo di cavie animali e umane, per quanto discutibile dal punto di vista etico, è pratica diffusa, da sempre, nel campo farmaceutico e medico, ma anche nel cosmetico e in altri ancora. Se volete verificare di persona la portata del fenomeno provate a cercare, su Google, “cavie umane Svizzera” (solo per citare un esempio) e capirete al volo ciò di cui stiamo parlando. Il che non significa “allora è giusto” così, ma che scandalizzarsi per il fatto che anche le Case automobilistiche abbiano più o meno indirettamente messo in atto tali pratiche è quanto meno ingenuo, se non pretestuoso. Detto questo, le aziende farmaceutiche devono attenersi a protocolli rigidissimi condivisi tra UE, USA, Canada, Giappone e Australia, con l’avallo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il punto vero sta quindi qui: capire se i test si sono svolti nel rispetto delle condizioni minime fissate a livello mondiale e in ogni caso se si possono considerare legali. Purtroppo, le metodologie di lavoro dell’EUGT, l’agenzia che avrebbe condotto lo studio… E che è stata peraltro chiusa nel 2017, non sono note e bisogna aspettare l’esito delle indagini in corso.

Le motivazioni dietro al test

Altro elemento su cui è bene avere informazioni certe, prima di esprimere giudizi, è il collegamento fra queste sperimentazioni e, da un lato, il Dieselgate e, dall’altro, gli interessi commerciali dei Gruppi tedeschi negli Stati Uniti. Partiamo dal secondo: su molti giornali e siti di tutto il mondo si legge infatti che questi test siano stati commissionati dalle Case tedesche per dimostrare la “pulizia” dei diesel, nell’ottica di un’espansione commerciale di un motore su cui ha storicamente investito tantissimi soldi. Quanto al primo aspetto, c’è chi insinua che la mossa nasca dalla “coscienza sporca” di VW che sapeva di non essere in regola con le emissioni di diossido di azoto. Ovviamente, allo stato delle cose, si tratta solo di voci e insinuazioni che, per quanto verosimili (anche se non facilmente dimostrabili: per esempio, perché questa agenzia finanziata da almeno 4 grandi Gruppi, avrebbe dovuto agire per coprirne solo uno, come sostiene chi collega la vicenda al Dieselgate?), non hanno alcuna evidenza a supporto.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , usa


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