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pubblicato il 16 gennaio 2018

Auto a guida autonoma, cosa serve per i test in Italia

Infrastrutture adeguate, polizza assicurativa e scatola nera. Senza queste non si va avanti

Auto a guida autonoma, cosa serve per i test in Italia

Ricordate il caso di VisLab a Parma? Una ventina d’anni fa il VisLab (Artificial Vision and Intelligent Systems Laboratory) dell'Università di Parma e il DISS (Centro Universitario di Ricerca Avanzata per la Sicurezza Stradale) portarono avanti una sperimentazione avanzata nel settore dei veicoli senza guidatore. Uno dei problemi inevitabili del test (che comunque all’epoca era all’avanguardia) fu che il laboratorio non riusciva a ottenere i permessi per circolare su strade aperte al traffico: all’interno dell’apparato burocratico, infatti, c’era un rimpallo di responsabilità sui permessi da rilasciare. Ora l’Ania (Associazione delle assicurazioni) affronta l’argomento con un documento lunghissimo.

Quali regole per i test

Parliamo solo di sperimentazione e non di vetture robot in circolazione come normali macchine nel traffico: la Casa e il responsabile della movimentazione dell’auto a guida autonoma devono provare una serie di requisiti semplici. Anzitutto, ci deve essere stata in passato una esperienza di vetture robot, per garantire la sicurezza e mitigare i rischi: occorre anche il rapporto su incidenti già avvenuti. Servono inoltre la descrizione della tecnologia applicata, più il piano di sicurezza dei test su strada pubblica. Occorre quindi provare la capacità di reazione del veicolo e di intervento dell’operatore presente nella macchina o in remoto. Fondamentale la scatola nera: registra le informazioni dei test 30 secondi prima e 5 secondi dopo un incidente eventuale. Infine, è necessaria la polizza assicurativa. Con un massimale minimo pari a quattro volte quello previsto per il veicolo utilizzato per la sperimentazione nella sua versione priva delle tecnologie di guida automatica: oggi per le vetture non automatiche il massimale minimo per sinistro è di circa 7,3 milioni di euro, per cui il massimale per la sperimentazione delle macchine automatiche sarebbe di oltre 29 milioni di euro.

Gli esperimenti nel mondo

Al di là di quanto accade in Italia e delle difficoltà a livello burocratico, nel mondo ci sono diverse aree dove si svolgono i test delle auto robot. In particolare, le tecnologie messe a punto da Google per la guida autonoma vengono testate a Phoenix (Stati Uniti) senza tecnici a bordo, segnando un momento fondamentale nella lunga strada che porterà alle macchine in grado di guidare da sole: per la prima volta non ci sarà nell’abitacolo un ingegnere a supervisionare il sistema e a intervenire in caso di malfunzionamento. È coinvolto anche il Gruppo FCA: le auto di prova scelte per i test sono le Chrysler Pacifica ottenute dopo l’accordo di inizio 2017. Ma si attivano un po’ tutti i Gruppi: in Europa ci sono sperimentazioni di Volvo e Uber, PSA, Mercedes, Volkswagen. Per non dire di aziende extra-auto, come Qualcomm e Apple.

E nel mondo...

Da segnalare in Europa un consorzio per la macchina robot e il tentativo di codifica delle regole in Germania per la guida autonoma: il Governo ha istituito una specifica Commissione di 14 tecnici tra giuristi, ingegneri, filosofi, esperti di protezione dati, rappresentanti dei consumatori e teologi per tracciare le prime linee guida in materia. Qualcosa di analogo in Francia e in altri paesi del Nord Europa.

Problema strade italiane

Oltre alla burocrazia, un secondo ostacolo alla guida autonoma in Italia è dato dalle strade, spesso inadeguate, per via di asfalto rovinato e buche. Incidono negativamente anche la segnaletica orizzontale rovinata (le strisce bianche e gialle per terra), così come i cartelli verticali vecchi e illeggibili. Condizioni tali da mandare in tilt telecamere, laser e lidar delle vetture a guida autonoma. Comunque, il ministero dei Trasporti ha avviato, nel giugno 2016, il progetto Smart Roads per definire linee utili allo sviluppo in Italia delle strade intelligenti e dei veicoli automatizzati e connessi.

Una convivenza tranquilla?

Non ultimo, andrebbero interrogati gli automobilisti italiani (e gli altri utenti della strada, dai ciclisti ai pedoni), per capire come reagirebbero a vedere le auto a guida autonoma nel traffico: a livello di test, nelle città, sulle Statali e in autostrada.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , infrastrutture


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