dalla Home

Attualità

pubblicato il 9 gennaio 2018

Tasse auto, in Italia è record

Nel 2016, ben 73 miliardi di euro di carico fiscale sulla motorizzazione. È il primato di sempre

Tasse auto, in Italia è record

Automobilisti italiani sempre più schiacciati dalle tasse. Nel 2016 (è il dato più recente disponibile), siamo addirittura a 73 miliardi di euro di carico fiscale sulla motorizzazione: primato di sempre. Rispetto al 2015, la stangata è più pesante dell’1,4%, come evidenzia l’Anfia (l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica), dopo che già era si era fatta più gravosa rispetto al 2014: la tendenza è al rialzo costante. Ma sentite questo dato: la percentuale sul gettito complessivo è del 16% rispetto ai 457 miliardi di entrate tributarie nazionali. In altre parole, ogni 100 euro di tasse, 16 euro arrivano dall’auto. Non solo: la percentuale del “Fisco auto” sul PIL (Prodotto Interno Lordo) è del 4,3%, contro una media europea del 3%. A picchiare duro è come sempre il carburante: 35 miliardi di euro di tasse nel 2016. Altri 10 miliardi arrivano dall’IVA, che si paga su manutenzione, riparazione, acquisto ricambi e pneumatici. Una legnata arrivata dalla tassa regionale di proprietà (il bollo auto), con 6,6 miliardi versati dagli automobilisti alle Regioni di residenza.

Paga qua, paga là…

Non è finita: c’è l’IVA di 7 miliardi per l’acquisto del veicolo e per i diritti di Motorizzazione. Più 5,6 miliardi di tasse arrivano da parcheggi e contravvenzioni. Poi abbiamo 3,9 miliardi di premi assicurativi (fra Rc auto obbligatoria e polizze accessorie come il Furto e incendio). Quindi, 2 miliardi di pedaggi autostradali (appena rincarati) e un miliardo dai lubrificanti. Per farla semplice, gli automobilisti italiani spendono 8,8 miliardi di tasse per comprare la vettura, più 6,6 miliardi per il possesso; ma soprattutto il prelievo è di 57,6 miliardi per l’utilizzo della macchina.

Quali proposte

L’Anfia ritiene opportuno mantenere un adeguato differenziale tra l’accisa sul gas naturale e quelle sugli altri carburanti. Per via dei benefici ambientali che un utilizzo diffuso del gas può generare. “Per lo stesso motivo, sarebbero auspicabili interventi finalizzati a dare maggior diffusione e rendere omogenei sul territorio nazionale i possibili vantaggi fiscali sui veicoli a carburanti alternativi”: il riferimento è alle tasse di immatricolazione e di possesso. E per i carburanti tradizionali? Per favorire il raggiungimento degli obiettivi di riduzione di CO2 al 2020/21 posti dai regolamenti comunitari, “sarebbe auspicabile che qualsiasi possibile intervento sulle relative accise non avvenisse prima del 2022”. Da parte sua, l’Unrae (Unione delle Case automobilistiche estere) chiede al Governo fra l’altro la detraibilità di parte dei costi di acquisto delle auto, secondo un meccanismo già sperimentato con successo nella ristrutturazione delle abitazioni.

La polemica sulle multe

A proposito dei soldi scuciti per i verbali, l’Anfia ricorda che il Codice della Strada stabilisce una regola precisa: almeno il 50% dei proventi delle multe incassate dagli enti locali deve essere utilizzato per migliorare la sicurezza, investendo il 25% nella manutenzione stradale, il 12,5% nella segnaletica e il 12,5% nei controlli sulle strade. Ecco la stoccata: “Non esistendo, tuttavia, un sistema di verifica di questi investimenti, che gli enti locali dovrebbero mettere annualmente a bilancio, lo sforzo dei Produttori per accrescere gli standard di sicurezza dei veicoli e ridurre ulteriormente l’incidentalità e la mortalità sulle strade, viene spesso vanificato dalle condizioni delle infrastrutture stradali italiane, ancora al di sotto degli standard europei di sicurezza”. A tale proposito, si ricorda il possibile “collegamento” fra l’omicidio stradale e i gestori delle strade che non eseguono manutenzione adeguata.

Assicurazioni meno costose? Sì, ma...

Chiusura sulle polizze. Non che si possa festeggiare (eravamo e siamo il Paese europeo con prezzi Rca record), gli introiti derivanti dai premi assicurativi registrano una riduzione del 3% nel 2016 sul 2015, per un totale di 3,88 miliardi di euro. Secondo i dati Ania (Associazione delle assicurazioni), dal 2011 al 2016 i premi sono diminuiti di circa il 25% e il loro volume complessivo (circa 13,5 miliardi di euro) è tornato ai livelli di fine anni ’90. Va tuttavia ricordato che le compagnie hanno beneficiato di normative particolari, come la legge sui danni fisici lievi come il colpo di frusta: questa ha reso molto più difficile ottenere il rimborso, anche per gli automobilisti onesti. Senza considerare che l’auto si usa di meno per via della crisi: calano così gli incidenti e le probabilità che si verifichino sinistri.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , assicurazioni , bollo auto , multe


Top