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pubblicato il 3 gennaio 2018

Inferno sull’A21: quello che serve è un esame di coscienza

Parliamo di COME fare sicurezza stradale in Italia dove nel 2017 la mortalità è tornata ad aumentare

Inferno sull’A21: quello che serve è un esame di coscienza
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Sono sei le vittime nell'incidente avvenuto ieri pomeriggio sull'Autostrada A21 tra Brescia e Manerbio, con una cisterna di un mezzo pesante che ha preso fuoco. La tragedia ha avuto luogo dopo che l'autostrada era stata chiusa per consentire l'intervento dei soccorsi per un incidente verificatosi sulla corsia di marcia opposta. L'A21 (che collega Torino con Brescia attraverso la pianura Padana passando da Piacenza) intanto è rimasta chiusa tutta la notte: in queste ore della mattina del 3 gennaio viene effettuato il sopralluogo dei tecnici per ricostruire l'esatta dinamica dello schianto nel quale sono rimasti coinvolti due camion, uno carico di benzina e l'altro che trasportava cereali, e una vettura con a bordo cinque persone, di cui due bambini, tutte morte carbonizzate. Le cinque persone sono morte a bordo di un'auto con targa francese, probabilmente una Kia, mentre l'autista di uno dei mezzi pesanti coinvolti (morto anche lui carbonizzato) pare fosse di nazionalità italiana. È di Bolzano invece l'unico illeso che era al volante della cisterna carica di benzina andata a fuoco. I biologi arrivati da Milano hanno effettuato dei prelievi sui resti delle vittime per identificarle attraverso il DNA. "I corpi, del tutto irriconoscibili, sono stati trasferiti a Brescia, a disposizione della medicina legale, perché si deve procedere le autopsie" riferiscono fonti giudiziarie.

La causa? Sconosciuta

Che cosa ha provocato l'incidente? Non si sa ancora. E chissà se sarà mai possibile conoscere la vera origine della tragedia. La Procura di Brescia, con il pm Roberta Panico, ha aperto un'inchiesta per fare luce sulla tragedia. "Eravamo in movimento, sono stato tamponato e ho lasciato il tir in tempo", ha raccontato agli inquirenti l'unico superstite. Sembra che il camion abbia violentemente tamponato l'auto con targa francese ferma in coda per un precedente incidente, che a sua volta ha urtato un altro mezzo che trasportava liquidi infiammabili e che si è incendiato. Le ipotesi sono le solite: stanchezza, colpo di sonno, distrazione (magari da smartphone), mancato rispetto della distanza di sicurezza. E qui sta il problema: in Italia, troppo spesso sono solo le telecamere a multare per infrazioni gravi come l'eccesso di velocità, il passaggio col semaforo rosso, l'ingresso nelle Zone a Traffico Limitato. Ma è molto più raro che le condizioni psicofisiche del guidatore vengano controllate dalle Forze dell'ordine (le quali, peraltro, fanno quello che possono, in rapporto al numero esiguo di pattuglie e di strumenti come l'alcoltest), idem le distrazioni tecnologiche e la distanza di sicurezza.

Un Grande Fratello troppo grande

La tragedia di poche ore fa impone una seria riflessione sul modo di fare sicurezza stradale in Italia, dove si ha la pretesa che il Grande Fratello, con i suoi occhi elettronici, risolva il problema. Il risultato? L'Italia non ha centrato l'obiettivo imposto dall'Unione Europea di dimezzare le vittime della strada fra il 2001 e il 2010. Ed è in pesantissimo ritardo per centrare il secondo obiettivo: dimezzare i morti in strada fra il 2011 e il 2020. Stando a stime preliminari dell'Istat, le vittime nei primi sei mesi del 2017 crescono, con incrementi compresi tra il 6,7 e l'8,2%. E attenzione: l'aumento delle vittime nel primo semestre del 2017 è dovuto soprattutto all'incremento registrato su autostrade e su strade extraurbane. A partire dai dati forniti dalla Polizia Stradale, si registra, infatti, un consistente aumento del numero delle vittime sulle autostrade: da 117 morti registrati nel primo semestre 2016 a 149 nello stesso periodo del 2017 (+27,4%). Urge un esame di coscienza, sia da parte di chi guida, sia da parte di chi è preposto a far migliorare la sicurezza stradale: di questo passo, l'Italia resterà sempre più indietro.

Autocisterna, che paura

C'è un'ultima considerazione. Non si vuole incolpare gli autisti dei mezzi pesanti, che svolgono un lavoro duro in condizioni difficili e che talvolta denunciano di essere sottoposti a turni massacranti (con conseguenze negative per la sicurezza stradale, vedi il colpo di sonno di cui sopra): si leggano in questo documento le rivendicazioni di una parte dei lavoratori. È però inutile nasconderlo: le autocisterne in autostrada fanno paura agli automobilisti. Perché sono un po' considerate “bombe” circolanti, per via dei liquidi infiammabili oppure delle sostanze tossiche, esplosive o aggressive che trasportano. Nel 2016, limitatamente ai TIR immatricolati in Italia, questi mezzi hanno compiuto 3,4 milioni di viaggi per trasportare merci pericolose. Tanto che l'Unione Europea impone norme severe. Tutti materiali che ovviamente occorre far muovere da un punto a un altro dell'Italia: il fatto è che la convivenza fra i camion cisterna e le auto è molto difficile, tanto più se il traffico è intenso. Il miglioramento della sicurezza del trasporto su gomma e di quello su rotaia resta pertanto un tema sui cui il prossimo Governo dovrà lavorare, seppure non vada dimenticata la strage di Viareggio del 2009: fu causata dal deragliamento di un treno merci con la fuoriuscita di gas da una cisterna contenente GPL perforatasi nell'urto.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , incidenti , sicurezza stradale


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