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pubblicato il 11 aprile 2008

Negli USA diminuirà la domanda di petrolio

L'inversione di rotta è prevista in estate

Negli USA diminuirà la domanda di petrolio

I prezzi-pazzi del barile di greggio sono un problema planetario. Lo hanno riconosciuto le più importanti istituzioni economiche come il Fondo Monetario Internazionale, l'OCSE e la Banca Centrale Europea, tra gli altri. In Italia il malcontento è ulteriormente amplificato dalla considerazione che con la crescita del prezzo finale del carburante, aumentano anche le (numerose) imposte che il consumatore paga all'erario, molte delle quali anacronistiche. E' vero che a marzo il governo aveva varato provvedimenti sulla sterilizzazione dell'IVA, ma si tratta pur sempre di palliativi che incidono per 2 centesimi al litro.

Ma è indubbio che la situazione non sia rosea per nessuno. Vale anche per l'America, dove un gallone di benzina (3,78 litri) oggi costa mediamente oltre 3,3 dollari, ma le previsioni parlano di raggiungere i 3,6 dollari entro settembre (oltre 60 centesimi in più rispetto all'anno scorso) e sfondare i 4 dollari da qualche parte all'interno della Federazione entro la fine dell'anno: la situazione economica nazionale non può dunque dirsi florida (secondo altre previsioni, la crescita americana, quest'anno si attesterà all'1,2%, il peggior dato dal 2001).

In questo scenario, è previsto il verificarsi di un fatto epocale. Secondo le stime dell'EIA (Energy Information Administration), infatti, la domanda estiva di carburante da parte dei cittadini americani subirà, per la prima volta in quasi 20 anni, una diminuzione. Si parla, precisamente, di una diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2007. Un dato certamente molto poco significativo in termini pratici ma che, tradotto in termini quantitativi, significherebbe consumare 36.000 barili di petrolio in meno al giorno.

Autore: Alvise-Marco Seno

Tag: Attualità , statistiche , dall'estero


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