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Prototipi e Concept

pubblicato il 20 novembre 2017

Dossier Concept Dimenticate

NSU Trapeze, un po' Lancia Stratos, un po' Mazda RX-7

Disegnata niente meno che da Marcello Gandini, ha un motore rotativo Wankel da 115 CV

NSU Trapeze, un po' Lancia Stratos, un po' Mazda RX-7
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Se ci vedete qualcosa della Lancia Stratos, avete buon occhio, perché a disegnarla è la stessa, raffinatissima mano: quella di Marcello Gandini per la Carrozzeria Bertone. Ma se l’italiana è diventata un’icona dei rally e del mondo dell’auto in generale, la tedesca resta un’incompiuta, perché non va mai oltre lo stadio di concept. Ed è un peccato, perché il design è molto forte e la scheda tecnica non è da meno. Sì perché il motore non solo è montato in posizione posteriore centrale, ma grazie al suo ingombro ridotto permette ai progettisti di ricavare due piccoli sedili posteriori. La compattezza del propulsore è legata alla sua architettura: si tratta di un rotatitivo Wankel da 115 CV. La stessa tecnologia che, dopo pochi anni, Mazda avrebbe utilizzato per la coupé sportiva RX-7

Personalità forte

Lunga 4,08 metri, larga 1,83 e alta 1,1, la Trapeze ha proporzioni molto sportive e sbalzi abbastanza ridotti, soprattutto quello posteriore. Ma torniamo ai 4 posti, perché lì sta uno degli aspetti più interessanti di questa macchina: come suggerisce il nome, sono disposti a trapezio. In pratica, i due posteriori sono leggermente sfalsati, verso l’esterno, rispetto a quelli anteriori: una soluzione che permette di ridurre la distanza tra le due file e, comunque, di offrire spazio per le gambe di chi siede dietro, perché davanti a sé non ha i sedili anteriori, se non parzialmente.

Lo stesso motore della Ro 80

Vi abbiamo parlato recentemente della berlina di lusso Ro 80: da questa, la Trapeze prende il motore Wankel a doppio rotore, che grazie alle sue dimensioni compatte riesce a “incastrarsi” nello spazio che c’è tra l’asse posteriore e i sedili posteriori; con una cilindrata di 1 litro, produce 115 CV e 158 Nm di coppia. Insomma, la Trapeze non era così lontana dalla realtà, anzi, si trattava di un concept la cui fattibilità era più che probabile. Ed è un peccato che non abbia mai trovato la via della produzione (a causa, tra le altre cose, della crisi dell’azienda che la portò, nel 1969, nelle mani del Gruppo Volkswagen), soprattutto perché quei sei fari anteriori nascosti dietro a una paratia avrebbero fatto sicuramente strage di cuori, proprio come il parabrezza e i finestrini laterali senza soluzione di continuità.

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Tag: Prototipi e Concept , auto europee , auto storiche , car design


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