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pubblicato il 10 novembre 2017

Brexit, c’è la data: le Case auto ora chiedono chiarezza

Il 29 marzo 2019 alle ore 23.00 il Regno Unito sarà fuori dall’Unione Europea. Intanto BMW, Jaguar-Land Rover, McLaren e le altre incontrano la May

Brexit, c’è la data: le Case auto ora chiedono chiarezza

Meno di 2 anni: tanto manca alla Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. La data fatidica è fissata per il 29 marzo 2019 alle ore 23.00. A dirlo è stata Theresa May, premier inglese, in intervento sul Daily Telegraph. Nessun passo indietro quindi, ma la ferma intenzione di procedere spedita per realizzare la volontà della maggior parte del paese, espressa nel referendum del 23 giugno 2016. La May non tollererà alcun tentativo di bloccare il processo di uscita, promettendo che il Regno Unito avrà “la miglior Brexit possibile”. Intanto da Bruxelles scatta l’ultimatum: entro 2 settimane dovranno esserci progressi nei negoziati per poter così iniziare i discorsi riguardanti gli accordi di mercato tra UK e UE. Un tema che preoccupa, e non poco, le Case auto operanti nel Regno Unito.

Fare chiarezza

Come sottolineato in un memorandum firmato dall’SMMT (Society of Motor Manufacturers and Traders, l’associazione delle case auto inglesi) l’industria auto nel Regno Unito, con 71,6 miliardi di sterline di fatturato e 18,9 miliardi di ricavi, 169.000 dipendenti delle varie Case e 814.000 nell’indotto, è uno dei pilastri dell'economia. Una fetta importante di mercato che vale il 12% delle esportazioni totali e vede operare più di 30 brand impegnati ad assemblare circa 70 differenti modelli, per un totale di 1,7 milioni di unità, il 56% delle quali destinate all’esportazione nell’Unione Europea. Facile quindi capire come l’SMMT tema una Brexit violenta, con la chiusura delle frontiere e un conseguente tracollo del mercato interno. Così l’intero settore automobilistico britannico ha chiesto a gran voce a Theresa May di fare chiarezza sul futuro dei rapporti commerciali con l’Unione Europea.

Un primo incontro

Secondo quanto riportato dalla stampa, la premier britannica ha incontrato i dirigenti di alcune Case automobilistiche operanti in Gran Bretagna (come Gruppo BMW, Toyota, Jaguar-Land Rover, Bentley, Nissan e McLaren) per iniziare a capire come evitare un tracollo del mercato e mantenere la competitività all’interno dell’Unione Europea. Secondo Didier Leroy, vicepresidente esecutivo di Toyota, bisogna togliere la nebbia che circonda i negoziati e stringere accordi vantaggiosi per l’industria dell’auto. Il rischio è che, se tra Gran Bretagna e Unione Europa ci dovesse essere un “muro contro muro”, esportazioni e importazioni di auto costerebbero almeno il 10% in più, con relativo aumento del prezzo di listino. "È fondamentale per la futura salute del settore che vengano mantenute tutte le condizioni che ci hanno reso competitivi a livello globale” ha commentato Mike Hawes, direttore esecutivo dell’SMMT. “Ciò significa libero scambio e niente dazi doganali […]. La Brexit è la sfida più grande dei nostri tempi e non vediamo l'ora di continuare il nostro impegno con il governo per garantire la futura competitività del nostro settore".

Il rischio

Essere pessimisti ora come ora sarebbe prematuro, così come confidare ciecamente in una "happy end". Tutto è ancora da fare e le due parti in causa, Gran Bretagna ed Unione Europea, inizialmente saranno sicuramente ferme nelle loro posizioni. Se la Brexit dovesse essere traumatica, opzione che non farebbe comodo a nessuno, si registrerebbe un fuggi fuggi generale dall'Isola, con conseguente tracollo dell'economia della Gran Bretagna. Anche le Case auto non se la vedrebbero certo rosea, costrette a sospendere la produzione e allestire in fretta e furia nuove linee produttive in altri paesi dell'Unione. Quello che è certo è che i prossimi saranno mesi caldi, con trattative lunghe e complicate, dall'esito quantomai incerto.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , produzione


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