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pubblicato il 9 novembre 2017

Opel, tre anni di tempo per rifondare l'azienda

Il n°1 di PSA, Tavares, illustra il piano di rilancio di Opel, che deve tornare in utile entro il 2020

Opel, tre anni di tempo per rifondare l'azienda

L’1 agosto 2017 Opel/Vauxhall è passata da General Motors a PSA. In questi 100 giorni, francesi e tedeschi hanno messo a punto il piano “PACE”, finalizzato al rilancio di un’azienda che, dal 1999 a oggi, ha bruciato 19 miliardi di dollari e ha visto ridursi la sua quota di mercato in Europa dal 9,22 al 5,72%. Cifre insostenibili, che il Presidente del Direttorio di Groupe PSA, Carlos Tavares, commenta così: “La situazione è drammatica. Le nostre decisioni non saranno facili, non tutte vi piaceranno. I manager temuti oggi saranno gli eroi di domani”. Parole sincere, chiarissime e, dati i numeri mostrati, inconfutabili. Consapevole delle preoccupazioni dei dipendenti Opel/Vauxhall (che da qui in avanti chiameremo solo Opel, per comodità) in giro per il mondo, Tavares ha aggiunto: “Solo la performance proteggerà Opel, la demagogia è veleno”. Performance significa anche riduzione del costo del lavoro, che passa da “innovativi schemi di orario di lavoro” (testuale), piani di uscita volontaria e pensionamenti anticipati.

I quattro pilastri della strategia

Prima di Tavares ha parlato il CEO di Opel/Vauxhall, Michael Lohscheller e, ovviamente, “profitability” (redditività) è la parola che ha utilizzato più spesso nella mezz’ora abbondante di discorso. A proposito, PACE è un “doppio acronimo” per: Profitability-Agility-Collaboration-Enablement e anche per Performance-Accountability-Customer focus-Empowerment. Nel dettaglio, sul calendario è stato segnato il 2020 come anno per il ritorno a un flusso operativo di cassa positivo. Già, ma come raggiungerlo dopo 18 anni consecutivi di tentativi andati a vuoto? Prima di tutto, allineandosi a quelle che saranno le normative future in tema di emissioni di CO2: sembra incredibile, ma Opel, all’1 di agosto di quest’anno, non aveva un piano per rispettarle e, quindi, rischiava di essere fuori mercato. Secondo, migliorando la competitività. Terzo, mettere in campo un’offensiva di vendita (anche in questo caso, con il focus sulla redditività e non sui volumi). Quarto, rinforzando i brand e puntando sulle esportazioni. L’obiettivo dichiarato da Lohscheller è quello di entrare in 20 nuovi mercati entro il 2022, raddoppiando così le esportazioni e facendo di Opel un marchio globale, capace di superare la soglia del 10% delle vendite provenienti dai mercati stranieri"

Semplificazione, elettrificazione e aumento delle sinergie

Come scritto sopra, Opel rischiava di essere messa fuori mercato dal mancato rispetto delle normative sulla CO2 (95 g/km di media, per l’intera gamma, entro il 2020). Ecco perché, entro il 2020, arriveranno 4 modelli elettrificati e, entro il 2024, tutta la gamma venduta in Europa avrà almeno una variante elettrica. Uno dei grossi problemi di Opel è il break-even irraggiungibile: è richiesto cioè un numero eccessivamente elevato di auto vendute per iniziare a guadagnare denaro; la soglia è così alta che non viene raggiunta, appunto, da 18 anni. Con la strategia PACE, il numero di break-even verrà abbassato a 800.000 auto, grazie, tra le altre cose, all’aumento delle sinergie con PSA, che nel 2020 saranno pari a 1,1 miliardi di dollari e, nel 2026, toccheranno quota 1,7 miliardi.

Questa è un’azienda tedesca e tale rimarrà

Tavares ha anche assicurato che a Russelsheim continueranno a lavorare ingegneri tedeschi, perché tedesco deve essere il DNA delle Opel e perché la Germania è il primo mercato per il marchio (andando così a spiegare, brevemente, il quarto pilastro della strategia). Allo stesso modo, anche il management deve continuare a guidare l’azienda, anzi, deve iniziare a farlo davvero: finora, le decisioni venivano prese a Detroit. Da adesso in avanti, verranno prese a Russelsheim. Ovviamente, questa libertà deve sottostare all’obiettivo primario della redditività dell’azienda. Parlando più in generale dell’integrazione tra PSA e Opel, Tavares ha ribadito ulteriormente come l’obiettivo del gruppo da lui guidato non sia quello dei volumi fini a sé stessi e che la redditività conta più delle dimensioni, fermo restando che una soglia critica esiste: si tratta di 3 milioni di unità sul mercato domestico, guarda caso raggiunta proprio con l'acquisizione di Opel.

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Tag: Mercato , Opel , auto europee


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