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Attualità

pubblicato il 6 novembre 2017

Filtro antiparticolato, tra realtà e fake news

Croce e delizia degli automobilisti, diminuisce le emissioni ma è sempre a rischio intasamento. E c’è chi lo toglie, rischiando parecchio

Filtro antiparticolato, tra realtà e fake news
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Per alcuni è una sorta di maledizione e fanno di tutto per non averci nulla a che fare. Per altri invece è la panacea di ogni male. È il filtro antiparticolato, sistema che permette di ridurre le emissioni di PM10 dei motori diesel e, tra non molto, anche sui motori benzina. Un insieme di hardware (il filtro vero e proprio) e software (il programma col compito di controllare lo stato di salute del FAP) nato a inizio millennio e ormai presente su tutte le auto diesel dall’Euro 4 in avanti. Un sistema virtuoso che non è sempre amato, anzi: sono tanti gli automobilisti che lo odiano e (si, succede anche così) lo fanno disinstallare dalle proprie auto. Ma perché? E dove lo fanno? Conviene davvero? Tanti dubbi cui proviamo a dare risposta.

Cos’è

Del filtro antiparticolato vi abbiamo già parlato in questo articolo, illustrando il suo funzionamento e una serie di consigli per mantenerlo sano e pulito. Indicazioni preziose per chiunque guidi un’auto diesel, specialmente se con qualche primavera sulle spalle. Sia che si chiami FAP, sia che il suo nome sia DPF, il filtro antiparticolato ha bisogno di alte temperature per rigenerarsi in maniera automatica il che può non succedere quando si usa l’auto solo per pochi chilometri a bassa velocità. La possibile conseguenza è che il filtro si tappi danneggiandosi e che sia necessario sostituirlo.

Le differenze

Si è parlato di FAP e DPF, ma sono la stessa cosa o ci sono differenze tra i due? Il compito è lo stesso: ridurre le emissioni di PM10, ma attraverso 2 differenti procedure. Il FAP ha bisogno di un additivo (cerina) per funzionare e permette la rigenerazione a 450° C circa. Il DPF invece non utilizza alcun additivo, rigenerandosi a 650° C. Viene da sé il fatto che il vantaggio del FAP sia la minor temperatura da raggiungere per rigenerarsi, mentre il contro è rappresentato dal fatto che il sistema è più complesso e richiede un rabbocco periodico dell’additivo.

C’è chi dice no

Il sistema è complesso, ma ha il grande pregio di abbattere drasticamente le emissioni di particolato riducendo i rischi per la salute dell’uomo (ricordiamo che le polveri sottili sono sospettate di essere una delle cause del cancro). Eppure c’è chi lo vede come fumo negli occhi. Perché il FAP è delicato, perché “tappa” l’auto se non la si usa per tanti chilometri, perché quindi ogni tanto bisogna farlo rigenerare e percorrere tot chilometri a una tal velocità. E chi guida una diesel non sempre la usa per farci tanti chilometri. C’è da dire che i FAP e DPF più moderni soffrono meno di questi problemi, in quanto montati nei pressi del motore e quindi in grado di raggiungere prima la temperatura necessaria della rigenerazione. Il problema però non si risolve completamente e c’è sempre qualcuno che dice no.

Via il FAP, via il dolore

La soluzione percorsa da chi odia il filtro antiparticolato è drastica: lo si disinstalla. Un intervento che, è bene ricordarlo, è totalmente fuorilegge e aumenta notevolmente l’emissione di polveri sottili nell’atmosfera. Eppure c’è chi lo fa, ma non al buio in un garage nascosto. Anzi: sul web è pieno di officine specializzate che si propongono di rimuovere il FAP, promettendo numerosissimi benefici, a partire dall’aumento delle prestazioni dell’auto. Tutto alla luce del sole. Naturalmente se una qualsiasi autorità dovesse accorgersi della mancanza del FAP partirebbe immediatamente una denuncia penale per reato ambientale, sequestro del libretto, multa di 1.098 euro e obbligo di rimontarlo.

Detto sottovoce

Abbiamo provato a parlare del fenomeno rimozione FAP con alcuni tassisti che guidano auto diesel, una categoria potenzialmente sensibile al problema (un taxi viene guidato prevalentemente in città a velocità ridotta). Domanda scomoda alla quale molti ci hanno risposto con un “Io mai, ma ho sentito che alcuni colleghi hanno provato a farlo, ma poi si sono fermati perché avevano paura delle multe”. Il gioco non vale la candela, ma la tentazione c’è ed è forte. L’alternativa sicura è la tecnologia ibrida e molti degli interpellati ci hanno confermato che al prossimo cambio auto passeranno alla doppia motorizzazione per risparmiare e non dover più vedere accendersi la spia del FAP.

Lavoro per specialisti

Nel nostro giro di domande siamo andati anche in alcune officine milanesi per capire se quello della rimozione del filtro anti particolato sia un fenomeno ampio, sentendoci rispondere che alcuni automobilisti chiedono di effettuare il lavoro. “Io dico che non sono in grado di farlo, ma che una ricerca su internet può aiutare” ci ha risposto un meccanico. “Alcuni si ingolosiscono perché pensano di poter avere prestazioni migliori, altri semplicemente hanno paura che a lungo andare il FAP possa rovinare la loro auto”. Naturalmente avere numeri su quante auto diesel circolino senza filtro antiparticolato è impossibile, ma colpisce come tra disinformazione e paure ci siano automobilisti disposti a rischiare multe salate, avventurandosi in modifiche irresponsabili perchè dannose per l’ambiente e per i polmoni di tutti.

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Tag: Attualità , filtro antiparticolato


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