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Retrospettive

pubblicato il 15 ottobre 2017

Citroen Dyane, 50 anni di dolci ricordi

L’erede - mai amata fino in fondo - della 2CV compie mezzo secolo. Ecco la sua storia

Citroen Dyane, 50 anni di dolci ricordi
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Ci sono eredità che nessuno vorrebbe raccogliere, testimoni (in un’ipotetica staffetta), che tutti farebbero cadere volentieri. Questo, con buona approssimazione, accade in Citroen nella prima metà degli anni Sessanta, quando i vertici dell’azienda decidono che è ora di mettersi al lavoro sulla macchina che deve sostituire la 2CV. La mitica, 2CV. Un’auto che ha motorizzato i francesi (e non solo) dopo la seconda Guerra Mondiale, un progetto tanto geniale quanto semplice nella realizzazione, economico per i clienti quanto redditizio per le casse della società. Il tutto, impacchettato in una carrozzeria che è un capolavoro di design, uno di quei casi in cui non ci si può nemmeno lavare le mani da un giudizio ricorrendo alla scusa dei gusti personali. No, la 2CV è bella da qualsiasi angolazione la si guardi. Ecco, in tutte queste righe non ho ancora citato la protagonista di questo articolo, la Dyane. Il che sarebbe anche un errore, giornalisticamente parlando, ma quando si parla della 2CV e di poche altre auto al mondo (la 500, la 911, la Mustang, ecc.) “l’errore” è concesso.

Una carriera “al contrario” 

Ad essere messa in un angolo, tra l’altro, la Dyane è abituata. Da sempre. Avete letto poco sopra che la Dyane nasce per rimpiazzare la 2CV. Ecco, non solo questa cosa non si verificherà mai, visto che il vecchio modello non mostra segni di cedimento nelle vendite, ma ad andare in pensione per prima tra le due è proprio la Dyane (passando attraverso Dyane 4 e Dyane 6, ma su questo ci torno più avanti), addirittura sei anni prima: nel 1984, mentre l'arzilla vecchietta tira avanti fino al 1990. Impietoso è anche il confronto relativo al numero di esemplari venduti: meno di un milione e mezzo la Dyane, quasi 4 milioni la 2CV, che sale a circa 6 se si considerano anche le versioni commerciali e speciali realizzate nel corso dei decenni. Eppure i numeri non dicono tutto, la Dyane merita infatti molta più considerazione e “affetto” di quello che potrebbe sembrare dalle cifre appena esposte.

La base è comune, ma la Dyane è molto più moderna

L’esigenza di minimizzare i costi di progettazione e di produzione non nasce certo oggi. Per questo motivo, la Dyane è si può considerare più un pesante restyling della 2CV che un progetto completamente nuovo. Addirittura, qualche giornale francese dell’epoca, con ben poco sciovinismo, la bolla come una “minestra riscaldata”. Ingenerosamente, perché se è vero che “l'anima" della macchina rimane la stessa, è vero anche che la base è ottima e con i ritocchi apportati la francese si trasforma in un’auto moderna. Pensate: il bagagliaio offre 250 litri di capacità. L’ultima generazione di auto di segmento B (Hyundai i20, Kia Rio, Peugeot 208, Seat Ibiza, Volkswagen Polo, per citarne una) ha superato abbondantemente i 300 litri, ma fino a poco tempo fa si attestava attorno a 250/290 litri. Non solo: da 2CV a Dyane, l’utilitaria francese guadagna anche il portellone di serie, che sulla prima invece è optional.

Aumenta la luce

Una modifica che dev’essere costata non poco a Citroen è quella che ha interessato le superfici vetrate. In particolare, per migliorare la visibilità del guidatore è stata aumentata la dimensione del parabrezza. Ma non è tutto, perché la Dyane ha anche i vetri laterali più squadrati e, di consegueza il giro porte. Al di là di quello che ciò implica dal punto di vista del design, la luminosità interna aumenta. A proposito di design, beh, qui è difficile “sostenere” la posizione della Dyane, perché il fascino delle linee tracciate da Flaminio Bertoni per la 2CV è irresistibile. Sulla nuova macchina vengono ripensati i fari, oltre che “incastonati” nei passaruota. Passaruota che a loro volta diventano più spioventi, al pari del cofano motore e della calandra. Rimane, questo sì, l’idea della ruota posteriore carenata, ma sulla Dyane il profilo della carrozzeria ci arriva in modo più “rettilineo”, perché il tetto, per ospitare le nuove portiere con i finestrini squadrati, diventa molto più dritto.

Rimane l’abitacolo spartano

Per le esigenze di risparmio di cui sopra, l’abitacolo viene solo ritoccato ma non stravolto nella sua impostazione di base. Non vengono sostituiti per esempio i sedili tubolari coperti da un robusto telo, al pari dell'impianto elettrico, che rimane a dinamo con tanto di indicatore di carica compreso nella strumentazione. Il vero elemento forte dell’abitacolo è però la leva del cambio posizionata sulla plancia, ripresa dalla 2CV e proposta anche dalla Renault 4. Quanto alla strumentazione, non si va oltre tachimetro e contachilometri. La capote? Finalmente può essere aperta dall'interno, al contrario di quanto succedeva invece nella 2CV.

Due cilindri bastano e avanzano

Ideata e sviluppata per dare la prima automobile ai francesi, la 2CV si affida a un economicissimo motore bicilindrico, che viene poi ripreso - nella sua evoluzione - dalla Dyane. Si tratta di un 425cc di cilindrata che solo a scriverlo fa tenerezza, anche perché i CV sono 21. Però il peso, intorno ai 600 kg, permette alla 2CV e alla Dyane di muoversi, anche se senza fretta: tanto per capirci, il chilometro con partenza da fermo viene coperto in 52 secondi. Roba che un ciclista ben allenato le sta in scia. Ma non è certo per andar forte che si compra una Dyane. La scelta è dettata dal budget, ma anche dalla voglia di andare in giro comodi. In questo senso, l’utilitaria Citroen segue alla lettera la migliore scuola francese: le sospensioni sono morbidissime e appiattiscono qualsiasi strada, il tutto senza che la tenuta sia compromessa (il termine di paragone, ovviamente, sono le auto dell’epoca). Tornando al motore, già nel 1968, un anno solo dopo il debutto della macchina, ne arriva uno più grande da 602cc di cilindrata. La potenza sale a 28 CV (a 35 nel 1970) e il nome passa da Dyane 4 (Dyane da solo viene abbandonato quasi subito) a Dyane 6.

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Tag: Retrospettive , Citroen , auto europee , auto storiche


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