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Attualità

pubblicato il 23 marzo 2008

USA: auto ed elezioni

Un approfondimento sulle proposte elettorali di Clinton, Mcain e Obama

USA: auto ed elezioni

Gli occhi del mondo sono puntati sull'andamento della corsa alla Casa Bianca, il cui esito potrà confermare ovvero influenzare gli attuali equilibri politici, economici, finanziari ed industriali a livello mondiale; l'influenza globale degli Stati Uniti è tale che i timori di una loro recessione hanno bruciato, nelle borse europee, circa 250 miliardi di euro solamente nei primi giorni di gennaio.

Con i timori di una recessione debbono però fare i conti per primi gli stessi americani che, a parte il settore mutui nell'occhio del ciclone, ed il generalizzato regresso degli indici, registrano anche la potenziale crisi del settore automotive che dà segnali non tranquillizzanti. Il 2008 è stato definito un anno "stagnante" dalla General Motors - con conseguenti ed immediate perdite dell'indice Stoxx relativo all'auto del 5,6%. E ancora il sorpasso sul mercato interno operato dalla Toyota ai danni della Ford è un altro segno della crisi che attraversa Detroit. Il tutto condito dal prezzo del barile schizzato oltre i 110 dollari e dai nuovi limiti 2012 dell'UE alle emissioni inquinanti, criticati dai costruttori USA, che impedirebbero l'omologazione di molti modelli yankee in caso di mancato adeguamento.

In questo contesto si innestano le elezioni presidenziali di Novembre e chi vincerà che sia Hillary Clinton, Barrak Obama o il repubblicano John Mcain oltre a fare i conti con quella che da alcuni economisti "viene definita la più grave crisi del dopoguerra" dovrà affrontare alcune scelte decisive in nome dell'ambiente. Leggendo i programmi dei candidati l'attenzione ai trasporti viene ribadita in chiave ambientale, per ridurre la dipendenza energetica dai combustibili fossili e per limitare l'enorme impatto che l'inquinamento prodotto dal settore genera.

Uno dei pilastri del programma di Hillary Clinton é la conversione dell'America all'energia alternativa (powering America's future: new energy, new jobs) con una lotta all'inquinamento basata sull'evoluzione dell'economia da "carbon-based" a "pulita ed energeticamente efficiente" e questo attraverso la costituzione di un "Fondo strategico per l'Energia" del valore di 50 miliardi di dollari, 20 dei quali sotto forma di "green bonds" - titoli verdi - destinati a finanziare attività di ricerca tese a contenere entro il 2030 i consumi in 55 miglia/gallone (circa 13 km/litro) in modo da abbattere drasticamente il consumo di petrolio e derivati che, attualmente, da cui dipende per oltre il 70% il settore trasporti; in primo piano quindi viene posta la bolletta energetica e la dipendenza dal petrolio; l'abbattimento delle emissioni è "solo" importantissima conseguenza.

Obama dal canto suo privilegia l'impatto sociale e si esprime quindi in termini meno diretti inserendo "l'auto industry" nel punto di programma relativo a "Tecnologia, Innovazione e Creazione di nuovi posti di lavoro" e, laddove ci si impegna ad investire sull'industria americana, si dichiara esplicitamente che il settore auto sarà supportato da specifiche detassazioni e da prestiti destinati al finanziamento di ricerche nel campo dell'ottimizzazione dei consumi e del conseguente abbattimento degli inquinanti.

E McCain? In pratica condivide i principi che animano i suoi due principali competitors ma con sfumature ancora diverse; da liberista e convinto assertore della competitività utilizza il termine di "mercato delle emissioni" e critica sia il Protocollo di Kyoto che l'attuale politica ambientale europea ritenendole dispersive e non del tutto funzionali allo scopo; al tempo stesso critica il disimpegno dell'amministrazione uscente, mette all'indice la dipendenza dall'import di petrolio definendola una vulnerabilità strategica e sottolinea con forza la necessità di affrancarsi da tale situazione spingendo su ricerca ed applicazione massiva di energie alternative tanto al settore trasporti quanto ad ogni altra applicazione possibile e lo fa toccando un taso caro, trasversalmente, a tutti gli americani, quello dell'orgoglio nazionale applicato, in questo caso, alla capacità di fare ed applicare innovazione.

Diversamente dalla Clinton, che lancia tutto sommato messaggi rassicuranti al mondo industriale e da Obama, che si esprime in termini contenuti, McCain censura apertamente le lobby nel momento in cui i loro interessi prevaricano quelli nazionali; non cita esplicitamente i petrolieri ma, visto il contesto il riferimento è chiaro. E senza tanti giri di parole, esplicita la volontà di dare massima diffusione tanto all'ibrido quanto ai bio-carburanti. Non vengono risparmiati neppure i costruttori a carico dei quali McCain paventa il taglio dei sussidi per conseguire risparmi con i quali finanziare la ricerca finalizzata all'auto elettrica ed alla tecnologia delle batterie.

Una vera e propria rivoluzione la cui influenza agli effetti del voto sarà interessante verificare.

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Attualità , dall'estero


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