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Retrospettive

pubblicato il 22 marzo 2008

Buon Compleanno Citroen 2 CV

Sessant'anni di anticonformismo

Buon Compleanno Citroen 2 CV
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Forme generose ed occhi "retrò" sono le caratteristiche distintive della Citroen 2 CV che quest'anno festeggia i suoi 60 anni. Questa Petite Citroen, com'è stata battezzata dalla Casa, fin dal suo lancio nel 1948 è riuscita ad acquistare una enorme popolarità testimoniata dal gran numero di soprannomi che le sono stati attribuiti in Francia, come nel resto del mondo. In patria tutti la conoscono come la "Deux-pattes", "Deuche", "Dedeuche" (abbreviazioni di "deux chevaux") o anche come "L'eterna", termine utilizzato sin dall'immediato dopoguerra. Una semplice ricerca su Internet permette di scoprire un'ulteriore serie di buffi appellativi come "Brutto anatroccolo" o "Chicchirichì", perché in fase di avviamento riproduceva il verso del gallo. In Germania e Olanda la 2 CV viene paragonata ad un "Anatra", nelle Fiandre ad una "Capretta" e nel Nord Africa ad un "Cammello" (anche se "d'acciaio").

Nomignoli a parte, della 2 CV non va dimenticato lo spirito avanguardista. La vettura, infatti, ha contribuito a creare, assieme al Maggiolino Volkswagen, l'era delle vetture pratiche, economiche e popolari. Con una linea nata dalla matita di Flaminio Bertoni - padre anche della Traction Avant del 1934 e della DS 19 del 1955 - l'auto è stata battezzata progetto TPV (Toute Petite Voiture) e le sue caratteristiche tecniche vennero fissate nel lontano 1936, quando la Citroen, sopravvissuta ad una crisi finanziaria che l'aveva portata ad un passo dalla chiusura, iniziò la fase di risanamento ad opera di Pierre Michelin e Pierre Boulanger, che affidò la progettazione di quella che sarebbe diventata la 2 CV al team di ingegneri di André Lefebvre. Le direttive erano categoriche: costruire una vettura utilitaria polivalente, in grado di trasportare confortevolmente ed in maniera estremamente economica quattro passeggeri e relativi bagagli.

Nel 1937 nasceva il suo primo prototipo, caratterizzato dalla presenza di un solo faro, dal raffreddamento ad acqua, cambio a tre marce, freni solo anteriori ed avviamento a manovella; spartani, anche se comodi, gli interni; questo prototipo fu seguito, nel biennio successivo, da altri 250 che vennero quasi tutti distrutti per evitare che cadessero nelle mani degli invasori tedeschi. Gli eventi bellici e la fase di ricostruzione del paese fecero slittare la presentazione ufficiale, che avrebbe dovuto aver luogo al Salone di Parigi nell'ottobre 1939, di ben nove anni ed ebbe luogo, sempre a Parigi, nel 1948.

Nel frattempo l'attività di progettazione, ripresa sotto l'occupazione, proseguì portando alla nascita della 2 CV nella versione che tutto il mondo ebbe modo di conoscere al Salone di Parigi del 1948: motore da 375 centimetri cubici, cambio ora a quattro velocità (una rarità per l'epoca), doppi fari, interni più borghesi, e 65 km/h di velocità massima. La vettura non venne immediatamente apprezzata e le vendite stentarono ad avviarsi; una volta capita le richieste crebbero al punto che i tempi di attesa divennero pluriennali.

La "Deux Chevaux" fu una delle auto più longeve del dopoguerra e venne prodotta in 10 diverse versioni che segnarono altrettante tappe fondamentali nell'evoluzione del modello: Type A (1948); Type AZ (1955); Type AZLP (1957); Type AZL (1961, '63 e '66); 2 CV Azam (1964); 2CV 4 (1975), Spot (1976, fu la prima seria limitata e venne prodotta in 2500 esemplari dei quali oggi ne sopravvivono meno di sessanta), France 3 (1983; altra serie limitata, caratterizzata da strisce longitudinali sul cofano anteriore, da onde stilizzate lateralmente e posteriormente dal profilo dell'imbarcazione destinata alla Coppa America e denominata, appunto France 3, al cui consorzio la Citroen versava un contributo per ogni vettura venduta), Dolly (1985, prodotta in cinquemila esemplari) e Perrier (1988, con frigobar, interno verde e loghi Perrier, era dedicata alla nota marca di acque minerali; venne prodotta in mille esemplari solo per Belgio e Lussemburgo); una menzione particolare meritano la 4x4 del 1958 e la Charleston del 1980.

La rarissima 4x4 - prodotta in sole 693 unità dal 1958 al 1966 comunemente conosciuta con il soprannome di Sahara - era equipaggiata con due motori, uno per ciascun asse; il pilota poteva, in caso di necessità, utilizzare quello posteriore azionando una robusta leva, situata a fianco della leva del cambio; questa, diversamente dai modelli che tutti conosciamo, era posizionata su un tunnel centrale contenente i rinvii dei doppi comandi per entrambi i motori. Caratterizzata da notevoli consumi e scarsa fruibilità su strada, questa 2 CV mostrava notevoli doti di mobilità in fuori strada e sui terreni difficili grazie alla sua leggerezza e malgrado l'assenza del riduttore. Delle 693 Sahara prodotte ne sarebbero sopravvissute solamente una trentina; essendo la più rara e la più particolare fra tutte le 2CV, un esemplare di questa vettura, che nel 1958 costava circa 815mila vecchi franchi - il doppio di una 2 CV normale - oggi può valere sino a 12-15mila euro

La produzione della simpatica Charleston era stata pianificata in soli 8.000 esemplari da prodursi nel biennio 1980-81; il successo fu tale che la produzione proseguì in Francia sino al febbraio 1988 ed in Portogallo sino al 27 luglio 1990, giorno nel quale l'ultimo esemplare lasciò la catena di montaggio dello stabilimento di Mangualde; la Charleston venne prodotta nelle combinazioni Amaranto/nero, Giallo/nero e Grigio/nero ).

La caratteristica tecnica più particolare della 2 CV era la presenza di un telaio, rappresentato da un pianale in acciaio a sospensioni indipendenti interconnesse, sul quale veniva imbullonata una scocca che, non avendo funzione strutturale, poteva essere la più leggera possibile. Robustezza e versatilità della 2 CV furono provate dalle versioni Break, la prima delle quali fu introdotta nel 1964; destinata al trasporto urbano e su piccole distanze, fu un veicolo anticipatore di concetti quali buona capienza, maneggevolezza, leggerezza e basso consumo, oggi più che mai attuali; altra conferma della robustezza della vettura ci pervenne dai vari Campionati nazionali monomarca di autocross, denominati appunto "2CV Cross" nei quali queste vetturette, riunite in coreografici gruppi multicolori, si battevano a suon di salti, sportellate, cappottamenti dai quali i piloti uscivano indenni e le auto, contro ogni logica aspettativa, nel novanta per cento dei casi, rientravano in gara.

La 2 CV "recitò" anche in numerosi film, uno per tutti "Solo per i tuoi occhi" del 1981 nel quale si rese protagonista di uno dei più serrati inseguimenti della storia del cinema condotta da 007 - Roger Moore al cui fianco sedeva una splendida e sballottatissima Carole Bouquet; ma pilotata, nelle scene acrobatiche, dal noto cascatore Remy Julienne. Il lancio del film fu per la Citroen una spettacolare operazione pubblicitaria imperniata sulla esposizione, in molte sale cinematografiche, della 2 CV, dipinta in giallo Mimosa, personalizzata con il logo "007" e caratterizzata dai "fori" dei proiettili che l'avevano "centrata" nel corso dell'inseguimento. Il successo fu tale che l'auto venne poi prodotta in 1000 esemplari, 500 destinati all'Inghilterra e 500 alla Francia, dotati del medesimo logo 007; agli acquirenti, che dovevano attendere almeno tre mesi, veniva anche fornito, come accessorio, un kit di adesivi riproducenti i "fori" delle pallottole.

La 2 CV ha rappresentato un fenomeno di respiro mondiale confermato dall'apertura di stabilimenti in moltissimi paesi, Iran ed Indocina compresi e dal numero degli esemplari prodotti: 3.872.583 2CV e 1.504221 Furgonette; se poi si vogliono includere nel conteggio anche Dyane, Ami e Mehari, sempre figlie del medesimo progetto ma mai amate come l'antenata, si arriva a circa 10 milioni.

Ripercorrendo a ritroso la storia della Citroen 2 CV emerge anche un altro aspetto: il suo legame con l'universo femminile. Il nesso che unisce quest'auto al gentil sesso è evidente se si associa l'emancipazione della donna, iniziata col voto del 1948 ed esplosa negli anni Sessanta, all'idea di libertà che proprio in quel periodo accompagnava il lancio sul mercato della 2 CV. "Non un'automobile, ma un'arte di vivere" era lo slogan "trendy" incollato sullo sportello del bagagliaio che veniva esibito all'epoca a bordo della vettura, una frase che permetteva a chi stava seduto a bordo di esibire al mondo la propria autonomia e diversità. Col passare del tempo la 2 CV, che era nata come vettura utile e pratica, consolidò sempre di più questo ruolo di auto orientata ai giovani e alle donne. Nonostante il suo carattere decisamente spartano - basta pensare che per lo specchietto di cortesia da signora dietro la visiera parasole si dovette aspettare il 1963 - la 2 CV si distingueva per il vantaggio di poter guidare una decappottabile ad un prezzo modico.

Anticonformista per natura, la 2 CV lo fu anche nelle campagne pubblicitarie che esaltavano - in modo implicitamente irridente per le concorrenti - polivalenza, capacità di carico e possibilità di trasformarsi in mini-camper stendendo sul pianale un semplice materassino pneumatico ed un sacco a pelo. Un mondo così composito e trasversale quale quello dei possessori di 2 CV ha dato origine anche ad esemplari unici quali una 2 CV Azam del 1966, decorata con dipinti naif, o la 2 CV Nautique che nelk 1983, dotata di due galleggianti e di due ruote a pale anteriori navigò, nel più puro stile Mississipi, nelle acque di Liegi o ancora un esemplare veramente particolare, una 2 CV che in realtà è una asimmetrica opera di scultura e pittura ispirata al famoso ritratto di Dora Maar, realizzato da Picasso nel 1937.

Citroen 2CV

Citroen 2CV Expo Show, un omaggio a Parigi per festeggiare i 60 anni della 2CV ed il suo spirito d'avanguardia

Autore: Giovanni Notaro, Eleonora Lilli

Tag: Retrospettive , Citroen , auto storiche


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