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Retrospettive

pubblicato il 24 marzo 2008

Mercedes W123

Testa di ponte tra le vecchie e le nuove Mercedes

Mercedes W123
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Per sommi capi, possiamo dividere la storia della Mercedes in due capitoli fondamentali. Nella prima parte, durata fino agli anni Settanta, ritroviamo automobili "classiche", nelle soluzioni tecniche come in quelle estetiche, che non seguivano le mode ma che erano omologate ad un unico principio di comfort e solidità. Nella seconda "vita", invece, ritroviamo modelli dal piglio moderno e innovativo, con un design d'avanguardia e tecnica raffinata.
Esiste uno spartiacque tra queste sue correnti, costituito da un solo, particolare, modello, la W123: sufficientemente Mercedes, per rientrare tra le vetture "classiche" della Casa, sufficientemente moderna per essere definita di rottura. Era il 1976.

La W123 nacque in parte dalla matita di Bruno Sacco, promettente designer nostrano che, nel 1975 assunse la direzione dello stile Mercedes, per sostituire nei listini le vetuste W114 e W115. Per compiere quest'arduo compito, fu realizzata una carrozzeria totalmente nuova. Nell'impostazione generale, la W123 può definirsi ispirata alla grossa Serie S W116 del 1972, attualizzandone i canoni in chiave più discreta e dinamica, con una lunghezza complessiva di quasi 4,80 metri. Il frontale aveva un andamento orizzontale, con la calandra affilata (più sottile rispetto "alla media" delle berline di Casa) e i grandi fari circolari, carenati e a filo con la carrozzeria. La stessa tendenza era ripresa nello specchio di coda, con i noti gruppi ottici Mercedes, caratterizzati da profonde scalfiture che ne miglioravano la visibilità, limitandone l'imbrattamento. I paraurti a lama, privi di rostri ma con una finitura centrale in gomma, chiudevano il tutto.

La vista laterale è forse quella maggiormente rappresentativa del carattere "transitorio" del modello. Ritroviamo le proporzioni della precedente W114 e tutti gli stilemi della grossa e contemporanea Serie S, quindi linee tese e superfici piatte, abbinati però a sottili ma esclusive peculiarità, come il profilo del frontale che strizzava l'occhio alle sportive della Stella e l'inedita inclinazione di parabrezza e lunotto. Insomma, la W123 era perfetta per non scontentare lo zoccolo duro della clientela e per ampliare quel tanto che bastava il target della Casa, ovviamente verso un trend più giovanile e "modaiolo", per quanto questi termini possano essere validi per una tre volumi di metà anni Settanta.

Sotto la pelle troviamo interessanti contenuti tecnici. Innanzitutto una scocca a deformazione progressiva appoggiata su un moderno (per quegli anni...) e razionale McPherson anteriore e un più convenzionale retrotreno a bracci oscillanti. La trazione era ovviamente posteriore, con cambio anteriore, e lo sterzo con comando a circolazione di sfere, docile nell'azionamento ma ben poco preciso rispetto ad una più diretta cremagliera. Catena cinematica classicamente Mercedes, composta da una nutrita serie di propulsori a quattro e sei cilindri in linea tra 2.0 e 2.8 litri a benzina alimentati a carburatore e iniezione e tra 2 e 3 litri diesel a quattro e cinque cilindri. Basse potenze specifiche, ma curve di erogazione assai favorevoli (in relazione alla potenza massima) caratterizzavano l'intera gamma motoristica che abbinava alle varie unità un cambio automatico a tre rapporti o un manuale a quattro per dar vita ad una famiglia di tranquille berline, grandi viaggiatrici in cui il comfort la faceva da padrone.

Proprio la comodità era il principale punto di forza dalla piccola di Stoccarda, che riservava agli occupanti un abitacolo spazioso e arredato con cura. La plancia, rivestita in poliuretano morbido si presentava priva di spigoli e con i comandi incassati. Caratteristica la presenza di bocchette di aerazione circolari (anche queste una citazione delle sportive SL) e di poltrone e divani generosamente dimensionati, rivestiti in tessuto, similpelle o pelle. Qualche caduta di stile era facile ritrovarla negli accostamenti cromatici, soprattutto per chi era più distante dai gusti "germanici".

La W123 esordì all'inizio del 1976, nelle versioni a benzina 200 e 230, quattro cilindri con carburatore monocorpo e potenze di 94 e 109 cv; 250 e 280 sei cilindri in linea mono e bialbero con carburatore doppio corpo (129 e 156 cv) e 280E, con alimentazione ad iniezione e 177 cv. Sul fronte diesel vi erano le 200, 220 e 240D, a quattro cilindri con potenze comprese tra 55 e 65 cv e la cinque cilindri in linea 300D (primo cinque cilindri prodotto in grande serie) che di cavalli ne aveva 88. Le versioni di maggior cilindrata a benzina si distinguevano per i proiettori anteriori con parabole rettangolari anziché tonde e per un profilo cromato posto sotto i gruppi ottici posteriori.

La dotazione di serie era costituita esclusivamente dal comfort intrinseco del modello, ma era ampliabile a piacimento con aria condizionata, cristalli elettrici, quinta marcia, lava-tergi fari, cruise control, tetto apribile elettrico, rifiniture in materiale pregiato e tutte le altre "diavolerie" elettroniche che lentamente andavano affermandosi in quegli anni. Gli optional e le dotazioni variavano anche di molto a seconda dei mercati, con gli allestimenti generalmente più spartani dedicati ai paesi nordici (dove vi è un concetto più pragmatico di automobile). Scendendo di latitudine le versioni si arricchivano fino a giungere ai modelli full optional per i paesi arabi, dove l'automobile era considerata una protesi del proprietario... Anche per questo, definire una concorrenza specifica per la W123 è difficile, soprattutto in relazione alla vastità delle versioni disponibili. I modello che più le erano affini erano la Serie 5 BMW e, in misura minore, la Peugeot 604. Volendo allargare la cerchia, si potrebbero definire concorrenti anche vetture come la Citroen CX, la Lancia Gamma, la Rover SD1 e l'Audi 100 che, a onor del vero, pur essendo sovrapponibili sulla carta, le caratteristiche tecniche e costruttive le orientavano verso un target ben diverso.

Dopo un solo anno di vita, ecco le prime novità: innanzitutto la serie C, ovvero la coupè che riprendeva le motorizzazioni 230 e 280 ed era caratterizzata dall'assenza del montante centrale. E poi la serie T: la station wagon. Primo modello familiare prodotto in grande serie dalla Mercedes Benz (se escludiamo le W110 Universal costruite in tiratura limitata da officine esterne), la W123 T era disponibile in Italia in versioni 230, 280 e 280E a benzina e 240D e 300D a gasolio. Ancora 12 mesi e la gamma diesel venne aggiornata: accantonato il 220D, i motori 200, 240 e 300 subirono regolazioni che ne modificavano in meglio l'erogazione e il 240 raggiunse 72 CV. Il 1980 segnò invece il primo intervento rilevante alla meccanica dei benzina: i vecchi propulsori, tutti derivati dalle precedenti W114/115, vennero profondamente rinnovati. Il due litri, grazie alla modifica delle misure interne e ad un nuovo diagramma della distribuzione riuscì a superare la soglia dei 100 CV, attestandosi a quota 109; il 2.3 ottenne l'iniezione elettronica e diede vita alle 230E (disponibili in versione berlina, C e T) mentre la 250 grazie ad un nuovo carburatore erogava ora 140 CV. Per tutte divenne disponibile l'impianto antibloccaggio ABS (era il 1980!).

Nel frattempo il decennio era giunto al termine e gli anni Ottanta iniziarono con una grandissima voglia di tecnologia e modernità, che si rifletteva anche sull'Automobile. Era il periodo della spasmodica ricerca aerodinamica, che si concretizzava in prototipi e (pochissimi) modelli di serie caratterizzati da superfici levigate, raccordi morbidi e linee essenziali. Se la W123 voleva continuare a fungere da apripista per "svecchiare" l'immagine del marchio, non poteva permettersi sonni tranquilli. Ecco quindi che nel 1982 la Casa sottopose il proprio modello "base" ad una sensibile cura anti età: tutte le versioni adottarono il servosterzo, i proiettori anteriori rettangolari, fu modificata la console centrale e aggiornate le sellerie. Sul fronte meccanico, le 280 e 280E arrivarono a quota 165 e 185 cv, mentre esordì la motorizzazione 300D Turbodiesel da 125 cv. La turbodiesel fu disponibile in Italia nella sola versione T, mentre in USA divenne oggetto di una abile macchinazione. Le normative antiinquinamento allora in vigore negli States imponevano ai costruttori di dichiarare un consumo "di flotta", ovvero il consumo medio di tutta la gamma commercializzata. Per ridurre il valore del proprio consumo di flotta, la Mercedes approntò per il mercato USA versioni station e berlina 300D e 300D Turbodiesel, nonché la coupè 300CD e 300CD Turbodiesel: allestimenti "virtuali", che nessun riscontro commerciale potevano mai ottenere Oltreoceano e che servivano solo per superare un cavillo burocratico.

Con queste ultime varianti si chiuse sviluppo della W123: nel 1982 era pronta la nuova piccola di Casa, la 190 - W201. Tuttavia visto il più basso posizionamento della 190, la W123 sopravvisse ancora qualche anno: la berlina andò in pensione nel 1984, sostituita dalla moderna Serie E - W124 (derivata dalla W201), mentre le T e le C abbandonarono il mercato rispettivamente nel 1985 e nel 1986, sostituite dalle omologhe W124 dopo oltre 2 milioni e trecento mila esemplari. Fu, questo, un passaggio epocale per la Mercedes: proprio con la 190 iniziò una lenta rivoluzione dell'immagine di Casa. Una rivoluzione che ancora è in atto e che ha scostato la Casa di Stoccarda dai concetti più radicalmente teutonici di automobilismo, avvicinandola alle correnti e alle mode del mercato e i cui frutti non sempre sono stati positivi...

Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , Mercedes-Benz


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