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pubblicato il 20 settembre 2017

Pubblica amministrazione, solo auto elettriche dal 2020

Una proposta di legge potrebbe "elettrizzare" la flotta statale, come minimo al 70%

Pubblica amministrazione, solo auto elettriche dal 2020

Su 100 auto nuove necessarie ai suoi compiti istituzionali, dal 1° gennaio 2020 la pubblica amministrazione potrebbe essere obbligata ad acquistarne almeno 70 elettriche. Completamente a batteria, non ibride. Lo prevede una proposta di legge, che deve essere ancora approvata dal Parlamento e che ora è sotto la lente della commissione Affari costituzionali alla Camera. Rimarranno fuori dal lotto le ambulanze, le vetture usate dai Carabinieri e dai reparti dell'area tecnico operativa del ministero della Difesa. Il relatore è Gian Luigi Gigli (Democrazia solidale-Centro democratico): "Anche l'Italia deve uscire dal suo guscio. Sarebbe un segnale molto forte verso i privati e l'industria: ci sono aspetti di natura economica che sta analizzando la commissione". Insomma, manca la copertura economica: i costi sarebbero troppo alti per lo Stato. L'idea iniziale di Gigli era di imporre tutto il parco auto nuovo della pubblica amministrazione a corrente, poi sono arrivati numerosi emendamenti e si è giunti al compromesso del 70%: "Ho preferito accettare alcune richieste di modifica - spiega il deputato - piuttosto che rischiare di vedere la proposta naufragare". Anche perché la soglia del 70% di veicoli elettrici si è resa necessaria per "evitare una procedura d'infrazione da parte dell'Unione Europea".

Partenza difficile

Chiaramente, restano sul tavolo problemi pesanti (come sempre quando si parla di veicoli a emissioni zero): costi elevati, mancanza di infrastrutture (specie al Sud). Siamo solo a 4.000 punti di ricarica, realizzati per il 50% da privati. La proposta di legge stabilisce per questo un fondo dedicato di 2 milioni di euro presso il ministero dei Trasporti: obiettivo, aumentare le colonnine, che diverrebbero quanto mai necessarie. Resta da valutare anche quante stazioni per il pieno elettrico si riuscirebbero a fare con quei 2 milioni… Comunque, sarebbe una piccola spinta alla diffusione dell'auto elettrica in Italia: oggi non fa presa stando ai dati più recenti. Infatti, le vetture a batteria immatricolate lo scorso anno nel nostro Paese sono state appena 1.373, ossia lo 0,1% del totale del venduto (anche se c'è qualche previsione ottimistica). Proprio lo Stato potrebbe essere la chiave per "dare la scossa" all'Italia.

I conti non tornano

Va detto pure che il ministero dei Trasporti nel 2012 ha promosso uno specifico piano nazionale per la ricarica di auto elettriche (Pnire) che si pone come obiettivo per il 2020 la realizzazione fino a un massimo di 20.000 stazioni di ricarica (per un parco di auto elettriche tra i 45.000 e 130.000). E per questo nel 2012 sono stati stanziati 50 milioni di euro. Ma, denuncia la Corte dei conti, quel denaro non è stato ancora toccato. Pare siano stati spesi solo 6.300 euro, il costo per la pubblicazione del bando indetto dal ministero per il finanziamento di progetti rivolti alle città con più alta congestione di traffico. I giudici contabili avevano raccomandato la "massima accelerazione del piano" per via di un "notevole ritardo".

Autore: Redazione

Tag: Curiosità , auto elettrica


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