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pubblicato il 22 marzo 2008

Olio fritto al posto del gasolio

Questo il provocatorio tour di due ragazzi in giro per la Sardegna

Olio fritto al posto del gasolio
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Dalla padella al serbatoio, è proprio il caso di dirlo, perché se è vero che il prezzo del petrolio continua a lievitare è altrettanto vero che in Sardegna c'è chi ha "percorso strade alternative" riempiendo il serbatoio dell'auto con l'olio usato per friggere. Quello che normalmente è considerato un rifiuto è diventato per due trentenni di Iglesias, Matteo Paraccio e Mattia Sanna, un liquido prezioso che gli è servito da carburante per percorrere l'intero perimetro della Sardegna.

I due amici sono partiti dalla loro città natale a bordo di una Fiat Punto 1.7 TD del 1996 lo scorso 15 febbraio e sono tornati il 18. L'idea era quella "di fare un semplice viaggio in giro per la Sardegna - ci ha raccontato Matteo - che potesse dimostrare come l'olio vegetale di scarto che proviene dalle cucine dei ristoranti e delle case private può essere trasformato in Bio-diesel, cioè in un carburante economico e a basso impatto ambientale". Utilizzando una miscela composta all'80% da olio e al 20% da gasolio, i due ragazzi hanno lasciato alle loro spalle Iglesias ed hanno iniziato il loro "eco2tour", con cui avrebbero percorso 1.250 chilometri, passando per Arborea, Bosa, Sassari, Olbia, Nuoro, Tortolì e Cagliari.

Più o meno ad ogni tappa la scena era la stessa. La spia della riserva si illuminava, si cercava carburante e lo si trovava nelle cucine. "Ci siamo riforniti di olio da tutti coloro che friggono, quindi pasticcerie ristoranti e fast-food", ha detto Matteo. L'olio vegetale, che può essere utilizzato come carburante dopo essere stato sottoposto a tecnica di transesterificazione, è stato utilizzato dai due amici "tale e quale, l'unica operazione 'in più' è stata quella di filtrarlo, ma semplicemente per eliminare i residui di cibo".

E mentre il contachilometri misurava l'asfalto dell'isola sarda, la calorosa accoglienza di chi li trovava a passare vicino alle proprie case aumentava ad ogni sosta. "Ci sono vari avvenimenti simpatici che ricorderemo per sempre con grande piacere", ha detto Matteo. "Il giorno che siamo partiti era stato pubblicato in prima pagina un articolo dell'Unione Sarda che parlava del nostro eco2tour, per questo ci hanno riconosciuto in molti". A fare da contorno ai complimenti e alla tanta voglia di conoscere da vicino questa strana comitiva, c'era tanta curiosità ed una pioggia di aperitivi, cene e colazioni.

Alla fine del viaggio sono stati utilizzati in totale 84 litri di olio vegetale di scarto. Ad oggi la Fiat Punto ha percorso 350.000 chilometri e di questi 180.000 sono stati effettuati grazie all'olio esausto. Matteo utilizza ancora l'automobile per andare a lavorare tutti i giorni a Cagliari dove è infermiere e per il futuro parla di un "progetto per trasmettere il messaggio ecologico dell'eco2tour nel cuore dell'UE: da Roma vorremmo arrivare a Brouxelles con un camper alimentato esclusivamente ad olio vegetale".

Non a caso l'ispirazione di quest'iniziativa è arrivata dall'estero. In Irlanda esiste un progetto che prevede l'alimentazione dei mezzi pubblici con olio vegetale, sostanza non inquinante perché in grado di liberare nell'atmosfera la stessa quantità di CO2 che la pianta ha assorbito per crescere. Tuttavia l'argomento è molto più complicato di quello che sembra. I vantaggi economici di un caso "esemplare" come quello dell'eco2tour sono evidenti, ma vanno considerati anche i futuri danni al motore.

L'olio di colza può essere utilizzato nei propulsori, ma ha bisogno di uno speciale trattamento per essere davvero efficiente, in quanto va privato dell'alto tasso di glicerina. Non a caso i due protagonisti di questa storia ci hanno raccontato delle difficoltà che hanno incontrato quando l'aria si faceva più fredda, dal momento che l'olio a basse temperature è più viscoso. C'è poi da sottolineare il fatto che il codice della strada non ammette deroghe all'omologazione degli autoveicoli e prevede pesanti sanzioni per i trasgressori. Oltretutto la legge non consente di utilizzare carburanti sui quali non gravino accise, se non in casi particolarissimi.

Il recente piano italiano sulla defiscalizzazione del biodiesel ha ottenuto il via libera dalla Commissione Europea soltanto ora dopo anni di lungaggini burocratiche. Insomma chi fa il pieno di olio fritto lo fa a suo rischio e pericolo. Vale la pena aggiungere che sui moderni propulsori turbodiesel common rail questo tipo di carburante provoca danni al sistema di iniezione e annulla immediatamente la garanzia del veicolo. La strada da percorrere per il biocarburante è dunque ancora molto lunga e nel fai-da-te si nascondono molte insidie.

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Tag: Curiosità , carburanti alternativi


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