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Retrospettive

pubblicato il 17 settembre 2017

Audi RS 4, la famiglia sportiva

Prestazioni estreme sotto forma di SW (ma anche berlina). Ecco la storia di un’idea vincente

Audi RS 4, la famiglia sportiva
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Tutto, almeno in casa Audi, ha origine con la mitica RS2 del 1994. Un’auto mai eguagliata dalle sue eredi, secondo molti appassionati, non tanto dal punto di vista delle prestazioni - che col tempo sono letteralmente esplose - ma da quello del fascino. Del resto lei, la RS2, vien fuori dalla collaborazione con Porsche, che trasforma una tranquillissima a rassicurante Audi 80 Avant in una sportiva di razza. Ed è proprio lo zampino di Porsche a renderla così amata. Ma davvero la RS 4, nelle varie generazioni che si sono succedute, non merita lo stesso affetto? Al cuor non si comanda, questo è certo, ma è altrettanto certo che nel corso degli anni il modello più estremo della famiglia A4 si è tolto di dosso il suo difetto principale: lo scarso coinvolgimento alla guida. Non che la RS 4 sia un’auto da traverso (né mai lo sarà, peraltro), ma rispetto alle prime declinazioni sa come far divertire. Ma andiamo con ordine e conosciamo la storia dell’alternativa 4x4 alla BMW M3 e alla Mercedes AMG (prima la 190 poi la Classe C), ora che abbiamo ammirato l'ultima RS 4 al Salone di Francoforte

Il sottile piacere di stupire

Ormai il “giochetto” non funziona più, se non nei confronti di chi conosce poco la materia, ma una quindicina di anni fa, circa, una delle più grosse soddisfazioni per chi guidava una berlina o una SW in versione “racing” (anche di categoria superiore, ovvio) era quella di tenere la scia - se non proprio di lasciare sul posto - le sportive vere. Ed è proprio questa una delle chiavi del successo delle “radicalizzazioni” di berline e station wagon, dopo, ovviamente, quella di coniugare la voglia di guidare con le esigenze della famiglia. Famiglia che è a posto 365 giorni all’anno, a maggior ragione con la trazione integrale della RS 4.

La prima è del 2000

Il codice modello della prima RS 4 è B5, la base è quella della prima Audi A4 e il suo arrivo è di poco precedente al debutto della seconda generazione del modello. Sì perché in quegli anni Audi aspetta la fine della carriera di un’auto per lanciare la sua versione più estrema. Accade così con la 80 (la RS2 è del 1994, anno di debutto della A4), succede lo stesso, appunto, con la RS 4, che viene presentata nel 2000, 12 mesi prima della seconda A4. La RS 4 B5, come la RS2, è disponibile solo station wagon, ma confonderla con una A4 normale è davvero difficile. Più del paraurti anteriore con enormi griglie, più degli scarichi XXL, sono i passaruota maggiorati a far capire che quella non è una familiare come le altre. E i fatti lo confermano: il 2.7 V6 biturbo della S4 viene spremuto ulteriormente e, dai 265 CV e 400 Nm di coppia originari, si balza a quota 381 CV e 440 Nm. Esaltante è soprattutto il fatto che questo V6 sia in grado di girare fino a 7.000 giri, nonostante la sovralimentazione. Queste le prestazioni: 0-100 km/h in 4,9 secondi e 250 km/h di velocità massima, autolimitata.

Nel 2006 arrivano il V8, la berlina e la cabriolet

Da turbo ad aspirato, da V6 a V8 e da 2,7 a 4,2 litri di cilindrata (con tanto di iniezione diretta): in Audi stravolgono il motore della RS 4 e, non contenti, decidono anche di proporla con carrozzeria a 4 porte e scoperta. Siamo nel 2006, non proprio alla fine della carriera della seconda A4, ma quasi, però quello che conta di più sono i dati relativi alle prestazioni: 4,8 secondi per scattare da 0 a 100 km/h e 16,6 secondi per fare lo 0-200 km/h. Numeri importanti, resi possibili dai 420 CV del motore, le cui doti migliori però sono nella capacità di spingere a qualsiasi regime e nel sound, da brividi, fino a quasi 8.000 giri. Tuttavia, questa RS 4 come quella che la precede, vengono accusate dagli appassionati della guida di essere fin troppo “fredde”. Veloci, velocissime, questo nessuno lo discute, ma in molti prendono come riferimento la BMW M3, il coinvolgimento che è capace di offrire al guidatore, e rimangono delusi. In Audi ribadiscono che prima di tutto, per loro, viene la sicurezza, ma nelle segrete stanze stanno pensando a qualcosa che possa soddisfare chi li critica, senza deludere (né, soprattutto, spaventare) chi ne apprezza la filosofia prudente.

Dal 2012 cambia qualcosa nello spirito

Eccolo qui il cambiamento di carattere. No, la RS 4 non rinuncia a essere rassicurante, ma se le si chiede di regalare qualche brivido in più non si tira indietro. Il merito è del differenziale posteriore sportivo - optional - che nella guida più estrema e disinserendo (parzialmente o del tutto) i controlli elettronici permette al retrotreno di allargare la traiettoria. Non troppo, non in modo brusco, ma quel tanto che basta per stampare il sorriso sulla faccia di chi guida. Il motore è ancora il V8 aspirato della versione precedente, portato però a 450 CV, mentre il cambio manuale non è più disponibile e si può avere solo il doppia frizione S tronic a 7 rapporti. Anche per lei, però, è già scattata la pensione. 

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Tag: Retrospettive , Audi , auto europee , auto storiche


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