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pubblicato il 14 settembre 2017

Dacia Duster, il segreto del suo successo

La seconda generazione del SUV romeno matura, rimanendo sempre a portata di portafogli

Dacia Duster, il segreto del suo successo
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In mezzo a un tripudio di concept dalle forme stratosferiche, mosse da motori elettrici e in grado di guidarsi da sole, gli occhi di gran parte del pubblico del Salone di Francoforte (e anche vostri) sono per lei: la nuova Dacia Duster. Nata quando non si faceva altro che parlare di crisi e i SUV compatti iniziavano ad affacciarsi sui listini di mezzo mondo, la Duster ha conquistato circa 1 milione di cuori in 7 anni e ora, con la seconda generazione, vuole continuare a rimanere sulla breccia. Rimane fedele alla sua filosofia, aggiungendo alla ricetta accorgimenti più moderni che la rendono ancora più matura. Basta quindi al nomignolo "SUV low cost", meglio dire "SUV correct cost", per chi vuole la guida alta da terra, continuando a tenere d'occhio il budget famigliare.

Anche l'occhio vuole la sua parte

La prima generazione della Dacia Duster non stupiva certo per linee azzardate o un look particolarmente accattivante e, con la seconda generazione, il discorso non cambia più di tanto. È vero, ci sono nuove luci a LED all'anteriore, le forme sono un po' più muscolose e, grazie ad accorgimenti come il parabrezza meno verticale e il nuovo disegno dei vetri laterali, tutto d'un tratto la Duster è più moderna. Rimane però un SUV che fa dell'understatement il proprio mantra, perché forme troppo arzigogolate prima o poi potrebbero stufare, mentre la razionalità va sempre di moda. Per chi poi vuole un look più "cool" ci sono nuovi cerchi in lega da 17" e particolari da offroad se si scelgono le versioni a 4 ruote motrici.

Non c'è trucco, non c'è inganno

Come detto prima il suffisso "low cost" non fa più parte del mondo Dacia Duster, non perché il prezzo di listino sia lievitato particolarmente rispetto al passato (l'obiettivo è quello di rimanere in linea con quello attuale), ma perché l'offerta tecnologica cresce, e lo fa in maniera furba. La nuova Duster infatti non rinuncia a coccole come climatizzatore automatico (assente sulla generazione precedente), cruise control (non adattivo), sensori affogati nella carrozzeria, infotainment rinnovato e sistema keyless. Come fa quindi a mantenere un prezzo basso? Semplice: sono tutte tecnologie ormai ammortizzate dal Gruppo Renault (di cui Dacia fa parte) che alla voce "costi" non pesano. È vero poi che la qualità delle plastiche non è al top e si avverte una certa "croccantezza" in alcuni punti, ma non c'è comunque l'impressione di parti che si possano smontare da un momento all'altro. Per i clienti privati che vogliono viaggiare sul SUV conta molto di più risparmiare e, se si tiene famiglia, avere spazio per passeggeri, bagagli (la capacità della versione 2 ruote motrici è di 445 litri) e oggetti vari. Smartphone, tablet, chiavi e chi più ne ha più ne metta possono essere sistemati nei diversi vani sparpagliati in abitacolo, per un totale di 28,6 litri di capienza. E se poi si vuole risparmiare anche quando si fa carburante non manca la Duster a GPL.

Nuova Dacia Duster al Salone di Francoforte

Anche per la Dacia Duster è tempo di rinnovarsi. L'estetica è sempre semplice ma ora è più filante e pulita rispetto a prima.

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Tag: Mercato , Dacia , auto europee , francoforte


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