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Mercato

pubblicato il 17 marzo 2008

Sergio Marchionne, grande manager senza cravatta

L'uomo del rilancio del Gruppo Fiat

Sergio Marchionne, grande manager senza cravatta

In pochi anni dopo il suo insediamento alla guida del Gruppo Fiat con la qualifica di amministratore delegato e di presidente, Sergio Marchionne è riuscito a raggiungere alcuni importanti obiettivi: rilanciare sul mercato Italiano i marchi storici del Gruppo Torinese, Fiat, Alfa, Lancia, Abarth, quest'ultima acquisita dopo la scomparsa del fondatore Carl, un austriaco appassionato di corse emigrato a Torino negli ani 50. Recuperare credibilità e nuovi spazi sui mercati europei; lanciare nuovi modelli importanti come la Bravo, la Nuova 500 e le più recenti Lancia Delta e l'Alfa 147 Mi.To, che saranno sottoposte entro quest'anno all'esame dei clienti. Ridisegnare il nuovo managment; riportare i conti economici in utile; archiviare i ritratti di famiglia dei fondatori artefici della crescita dell'Italia industriale e le storie controverse degli eredi, senza grandi rimpianti e senza facili demonizzazioni o sterili pettegolezzi.

Un vero miracolo. O più realisticamente, una "case history" da utilizzare come materia di studio nelle università dove si studia economia.

Tutto ciò Sergio Marchionne lo ha fatto, proponendosi come il "manager senza cravatta". Come "un francescano" moderno, rivoluzionario, messianico, guru del pragmatismo e del razionale. Una scelta strategica studiata a tavolino, mascherata comunque da un'indole caratteriale ereditata in parte dalla sua terra di origine ancorata alle tradizioni della sana provincia italiana, che sa ancora resistere al canto delle sirene. Ma favorita, mi sia consentita la riflessione, dal suo curriculum internazionale, che gli ha consentito di non diventare facile bersaglio del gossip.

Un uomo giusto al posto giusto, scriveranno i suoi biografi. Un uomo della provvidenza, sentenzierebbero gli azionisti della S.p.A e tutti coloro ai quali stanno a cuore le sorti dell'economia del nostro Paese. Si perché, oggi, come l'altro ieri, vale ancora il detto "se va bene la Fiat, va bene anche la nostra economia". Soprattutto oggi, verrebbe da pensare che il "made in Italy" deve misurarsi con i marchi emergenti alimentati dalla globalizzazione.

Di questo si è parlato in termini confidenziali e "senza cravatta" nel recente incontro promosso dalla UIGA (Unione Italiana Giornalisti dell'Automobile) al Lingotto di Torino in occasione della consegna ufficiale del premio "Auto Europa" assegnato alla Nuova 500. Decimo riconoscimento per le marche del Gruppo sulle 22 edizioni. Un incontro gradevole, informale, gestito da Pier Luigi Bonora presidente dell'Unione, durante il quale sono emerse alcune anticipazioni significative come l'impegno di realizzare una "Nuova Topolino", Perché no? Di raggiungere il traguardo di 2,8 milioni di vetture nel 2010 che potrebbero essere 3,5 comprendendo le joint venture già avviate. Di rimanere tra i costruttori di automobili protagonisti a livello mondiale. Praticamente tra i 5 o 7 destinati a dividersi i numeri dei mercati.

Affermazioni forti, confortate dai risultati ottenuti: oggi il Lingotto rappresenta il 31% del mercato nazionale, l'8% di quello europeo. Ma l'obiettivo fissato per il 2010 è l'11%.

Tra le tante confidenze registrare, la più significativa resta quella che meglio di tutte spiega le ragioni di tale successo: la passione e l'impegno dell'Uomo per il lavoro, alimentato dalla sfida continua, unitamente alla sua capacità di saper coinvolgere direttamente i suoi collaboratori eletti come possibili candidati alla sua successione. Con o senza cravatta.

Autore: Claudio Casaroli

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