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pubblicato il 11 agosto 2017

Car sharing: Torino lo estende fuori città, ma bandisce le diesel

Nel bando per l'auto condivisa sono coinvolti altri 18 Comuni, ma non sarà consentito l’utilizzo vetture a gasolio

Car sharing: Torino lo estende fuori città, ma bandisce le diesel

Rivoluzione car sharing a Torino: da novembre 2017, l’auto condivisa sarà estesa fuori città, alla provincia e alla cintura, andando a coinvolgere altri 18 Comuni. Sta tutto scritto nel bando con cui Torino va a caccia di privati che gestiscano il servizio per i prossimi tre anni, col solito meccanismo utilizzato da tutti i sindaci (e che riscuote un certo successo in Italia): la società di car sharing versa una sorta di canone periodico all’amministrazione. Infatti, il primo biennio nel capoluogo piemontese l’auto condivisa ha fatto boom, con vari operatori: su tutti car2go che conta su 450 veicoli (le smart bianche) e 40.000 iscritti, mentre Enjoy ha 400 vetture (le Fiat 500 rosse) e 60.000 iscritti (vedi il confronto qui). Le società intenzionate a gestire un servizio di car sharing avranno tempo fino alle 12 del 29 settembre per manifestare il proprio interesse. Sarà un servizio “free floating”: senza stazioni fisse di prelievo e deposito del mezzo.

Quali Comuni

I Comuni coinvolti nel bando sono: Baldissero, Beinasco, Candiolo, Ciriè, Collegno, Druento, Grugliasco, La Loggia, Leinì, Nichelino, None, Pino Torinese, Piossasco, Rivalta, Rivoli, San Mauro, Santena e Vinovo. Enti che hanno espresso il loro interessamento; ovviamente, gli operatori non sono obbligati a servire tutte le località, tant’è che già ora non coprono tutta la periferia di Torino, considerata poco redditizia. Tuttavia, l’incentivo c’è: se estenderanno il servizio ad almeno 5 Comuni, avranno diritto a uno sconto del 5% sul canone; per 10 Comuni, taglio del 10% sull’esborso. Ogni società metterà a disposizione almeno 300 vetture, con età massima di 5 anni e di categoria Euro 6. I Comuni chiaramente faranno parcheggiare gratis su suolo pubblico e consentiranno l’accesso in determinate ZTL.

Altre novità anti-vandalismo

Ma perché alcune zone non sono coperte dal car sharing? Semplice: troppo spesso le auto sono oggetto di atti di vandalismo. La soluzione sta nel bando: una formula complicatissima. Comunque, in estrema sintesi, Torino sarà divisa in due zone. La prima sarà una “area operativa minima”, che è poi quella di oggi. Qui, il servizio sarà misto: “free floating” più 60 punti di sosta riservati (con 148 posti auto, dove devi per forza riportare la vettura). Nei mesi scorsi Enjoy ha già acquisito i 144 stalli di IoGuido, il car sharing non più in funzione. La seconda zona sarà di “quadranti dell’area estesa”. Qui, gli operatori potranno optare per il “free floating” o per i parcheggi fissi, purché rispettino determinati parametri minimi stabiliti dal Comune. “È una specifica richiesta degli operatori - spiega l’assessore alla Viabilità Maria Lapietra -. In centro hanno necessità di evitare che gli iscritti perdano troppo tempo in cerca di parcheggio. Altrove hanno interesse ad avere aree che possano essere sorvegliate per mitigare gli atti di vandalismo”. Il Comune incasserà 800 euro l’anno per ciascun veicolo in servizio. Con sconti: i mezzi elettrici pagheranno la metà; gli ibridi avranno una riduzione di 100 euro. Tutti i mezzi saranno mappati, così il Comune avrà i dati sui flussi di traffico e integrare il car sharing nelle piattaforme di infomobilità.

Anche qui diesel ko

Interessante quanto infine dice il bando sulle auto diesel: non sarà consentito l’utilizzo di vetture alimentate a gasolio. Una sorta di seguito a quanto sta accadendo nel mondo dopo l’esplosione del Dieselgate: vedi qui gli incentivi delle Case per la rottamazione dei diesel in Europa, nonché gli annunci di Francia e Gran Bretagna che hanno dichiarato guerra alle auto a motore termico. Anche l'Italia ci sta pensando.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , car sharing , torino


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